«La strage di Crans Montana cambi i locali: basta feste senza controlli»
Salice Terme. «Passato il momento del cordoglio, è ora di chiedersi come fare perché certi tragici incidenti non avvengano mai più. Se vogliamo che la memoria delle vittime di Crans-Montana non resti affidata soltanto al dolore, dobbiamo stimolare il senso di responsabilità dei gestori e l’innalzamento dell’attenzione istituzionale»: a due settimane dall’incendio che la notte di Capodanno ha causato la morte di 40 persone (per lo più giovanissime) all’interno del locale “Le Constellation”, a prendere la parola su quanto è accaduto è Leo Santinoli, gestore di locali da ballo di Salice Terme nonché delegato dell’area Nord Ovest di Assointrattenimento-Confindustria. L’associazione di categoria si è riunita a livello nazionale pochi giorni fa, e in quell’occasione si è ragionato anche su quali misure adottare per aumentare il rispetto delle norme di sicurezza.
le richieste dei gestori
Se a livello nazionale si sta ragionando sull’istituzione di una task force che monitori le attività abusive che si pubblicizzano online, a livello locale molte grandi città si stanno mobilitando per intensificare i controlli, e nel caso di Pavia sarà la stessa Assointrattenimento a chiedere un tavolo di confronto e coordinamento con la prefettura. «A breve – spiega il proprietario del Club House e del Naki Beach, la cui famiglia è nel settore da decenni (gestisce anche “La Buca”) – scriveremo agli uffici di piazza Guicciardi per chiedere di mettere in atto una strategia condivisa sul tema della sicurezza nei locali. Perché le norme ci sono (specialmente per le discoteche) e sono anche giustamente stringenti, ma per tanti imprenditori che lavorano con serietà, c’è tutto un mondo sommerso di altri locali che non sono discoteche, eppure si comportano (magari saltuariamente) come se lo fossero. Come ci ha insegnato “Le Constellation” è l’abusivismo il problema: chi in cascine, taverne, dehors, pub, oratori, Soms, pizzerie, scuole di ballo, palestre, centri sportivi eccetera organizza manifestazioni in barba alle minime regole di sicurezza va fermato. E lo dobbiamo fare in squadra, con tutte le sentinelle del territorio: non solo le forze dell’ordine, ma anche gli uffici comunali, gli uffici Siae, i sindaci. Solo così potremmo dire di avere imparato tutti qualcosa da questa immensa tragedia».
Intanto, il prossimo 26 gennaio, Santinoli è stato invitato dai rappresentanti di istituto del liceo Peano di Tortona proprio per parlare di sicurezza. Sono i ragazzi stessi che glielo hanno chiesto, rimasti sconvolti da quanto accaduto ai loro coetanei nella località svizzera. «Io credo che se esiste un principio non negoziabile per considerarsi professionisti in questo mestiere sia conoscere, rispettare e far rispettare le norme di sicurezza, i limiti di capienza, i presidi antincendio e le vie di fuga, perché la sicurezza non è burocrazia, ma tutela concreta della vita umana».
il rischio zero non esiste
«Ciò ovviamente non azzera i rischi, ma li riduce sensibilmente, ed è questo “servizio” che il cliente va a pagare oltre al divertimento. Mi ripeto, perché non vorrei essere travisato: non è che in un locale a norma non possa capitare un incidente anche grave, ricordiamoci che il rischio zero non esiste in natura, ma un conto è puntare alla massima riduzione del pericolo, un altro è infischiarsene criminalmente».
Un’altra cosa importante, quindi, è distinguere le due categorie: «Nei fatti in Italia e, a quanto tragicamente pare, anche in Svizzera, non si tutela il professionismo, anzi si lascia campo libero al pressapochismo di attività abusive, nell’ignoranza dei fruitori non in grado di distinguere locali regolari da locali privi di licenza: anche su questo chiederemo distinzioni più nette. Noi che lavoriamo ogni giorno nel rispetto delle regole non vogliamo essere accomunati a chi non lo fa, e questo dev’essere chiaro non solo per chi controlla, ma anche e soprattutto per chi i locali li frequenta, e deve essere messo in condizioni di divertirsi senza preoccupazioni».
