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Cresce la mobilitazione contro l’Intelligenza Artificiale senza controllo

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Si chiamano StopAI, PauseAI e ControlAI e sono la nuova ondata di attivismo contro l’attuale sviluppo dell’intelligenza artificiale. Si tratta di organizzazioni che chiedono un ripensamento radicale dell’innovazione tecnologica in corso e invitano a misure più rigorose per governare l’IA.

StopAI si definisce un movimento di attivisti non violenti con lo scopo di vietare permanentemente lo sviluppo di una superintelligenza per prevenire rischi che vanno dalla perdita di lavoro all’estinzione umana. Sul proprio sito espongono la loro preoccupazione su come le grandi aziende stanno, sempre di più, avanzando sistemi di IA pronti a coprire il ruolo dei loro dipendenti.

PauseAI è un altro movimento fondato nei Paesi Bassi e propone una pausa globale dal mondo dell’AI, almeno fino a quando non siano garantite norme di sicurezza controllate e chiare. La sua azione riguarda proteste davanti le grandi aziende del settore e una costante sensibilizzazione pubblica sul tema.

Infine, ControlAI che si concentra sulla diffusione di appelli e dichiarazioni pubbliche, cercando il sostengo di molti firmatari per chiedere ai governi norme vincolanti che prevengono lo sviluppo incontrollato di tecnologie potenzialmente pericolose.

Le preoccupazioni comuni principali riguardano la perdita massiccia di posti di lavoro e l’aumento esponenziale del consumo energetico e il rischio di arrivare a sistemi di intelligenza artificiale fuori controllo. StopAI è stato il protagonista di diverse azioni dimostrative davanti agli uffici di OpenAI e Google DeepMind, comprese iniziative come sciopero della fame per attirare i rischi percepiti. PauseAI, da parte sua, ha organizzato manifestazioni anche fuori dai quartier generali di giganti tecnologici in Europa, dove i partecipanti chiedono maggiore trasparenza sui processi di sicurezza e il rispetto degli impegni presi dalle aziende con le autorità pubbliche.

Secondo una recente indagine del Pew Research Center, oltre la metà degli adulti statunitensi (55%) desidera maggiore controllo su come l’IA influisce sulla vita quotidiana. Questa inquietudine si intreccia anche con la crescente opposizione ai progetti di data center, le grandi infrastrutture che alimentano l’IA e che, secondo i critici, contribuiscono significativamente al consumo energetico e all’impatto territoriale. Uno studio di Data Center Watch ha stimato che tra il 2023 e marzo 2025 progetti di questo tipo siano stati bloccati o ritardati per un valore di circa 64 miliardi di dollari, a causa di resistenze locali e controversie politiche.

Pur riconoscendone il potenziale, come nel caso della previsione di malattie o nel supporto alla ricerca scientifica, molti scienziati di spicco hanno espresso forti preoccupazioni sui rischi legati a tecnologie non controllabili. Tra questi Geoffrey Hinton, premio Nobel per la Fisica ha avvertito pubblicamente del rischio di una incontrollabilità dei sistemi IA più avanzati. Altre figure come quella di Bill Gates esprimono la necessità di uno sviluppo e governance responsabili dell’IA per evitare potenziali danni sociali e tecnologici.

Le preoccupazioni sollevate da questi strumenti stanno iniziando a influenzare anche il dibattito politico e mediatico. Autorevoli commentatori americani si interrogano su quale partito possa trarre vantaggio da questo dissenso crescente, soprattutto su questioni come quella dei costi energetici che influenza facilmente le scelte degli elettori.

Come tutte le sfide anche quella dell’IA non è più soltanto tecnologica, ma profondamente sociale e politica. Mentre aziende e governi puntano sull’IA come motore di crescita e innovazione, cresce anche la richiesta di limiti, regole e responsabilità. Resta, quindi, aperta la questione centrale: trovare un equilibrio tra sviluppo tecnologico e controllo, perché la corsa all’IA non diventi un rischio per il futuro collettivo.

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