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Lavoro metalmeccanico nelle PMI: stabilità diffusa ma il nodo delle competenze resta centrale

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Roma – Una fotografia articolata, fatta di stabilità occupazionale, radicamento professionale e nuove fragilità economiche, ma anche di crescenti difficoltà sul fronte delle competenze. È questo il quadro che emerge dalla ricerca promossa dall’EBM – Ente Bilaterale Metalmeccanici, realizzata in collaborazione con REF, presentata nel corso del convegno Il lavoro metalmeccanico nelle PMI, ospitato presso il CNEL. Un’indagine ampia e strutturata, che ha coinvolto 4.700 lavoratori e 1.420 imprese metalmeccaniche, restituendo una lettura aggiornata delle condizioni di lavoro, delle prospettive produttive e delle principali criticità che attraversano uno dei settori cardine della manifattura italiana.

Calderone: «Il tema dei temi è quello delle competenze»

Al centro del confronto istituzionale, l’intervento della Ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone, che ha definito la ricerca EBM «una base solida per impostare politiche del lavoro efficaci», sottolineando come il settore metalmeccanico nelle PMI rappresenti un banco di prova decisivo per le politiche attive e per la formazione professionale. «Il tema dei temi è quello delle competenze», ha affermato Calderone, richiamando l’urgenza di rafforzare i percorsi di formazione continua e di accompagnare imprese e lavoratori nella transizione digitale e tecnologica. Una sfida che, secondo la Ministra, richiede il coinvolgimento coordinato di istituzioni, parti sociali e sistema produttivo.

Dal punto di vista dei lavoratori, la ricerca restituisce un quadro di elevata stabilità occupazionale. Oltre il 90% degli intervistati giudica la propria posizione lavorativa “molto” o “abbastanza” stabile, mentre il 55% dichiara di non aver mai temuto di perdere il lavoro negli ultimi dodici mesi. Un dato che trova conferma anche nelle prospettive di medio periodo: il 77% dei lavoratori non prevede di cambiare occupazione nei prossimi tre anni. Un indicatore che segnala un forte radicamento professionale nel settore metalmeccanico delle PMI, nonostante le trasformazioni in atto. Accanto alla stabilità occupazionale, emergono però criticità legate al reddito e alla sostenibilità economica delle famiglie, soprattutto nel Mezzogiorno. Qui, quasi il 40% delle famiglie segnala difficoltà nel coprire le spese mensili e il 44% dichiara di non riuscire mai a risparmiare, contro una quota che al Nord si attesta intorno al 30%. Significativo anche il dato sull’indebitamento: il 52% dei lavoratori ha in corso prestiti o finanziamenti diversi dal mutuo, percentuale che sale al 63% nel Mezzogiorno, evidenziando una pressione economica più forte sui bilanci familiari e un potere d’acquisto messo alla prova dall’aumento del costo della vita.

Imprese: prudenza sul futuro

Sul versante delle imprese, prevale una moderata fiducia. Il 61% delle aziende prevede una fase di stabilità produttiva nei prossimi due anni, mentre il 21% ipotizza un aumento degli addetti. Complessivamente, il 71% delle imprese stima livelli occupazionali stabili nel prossimo biennio. Una prudenza che riflette un contesto economico incerto, ma anche la volontà di preservare competenze e capitale umano in un settore ad alta specializzazione.

Il vero punto critico che attraversa il sistema produttivo riguarda però il reperimento di manodopera qualificata. Il 54% delle imprese dichiara di aver avuto spesso difficoltà nel trovare personale specializzato, percentuale che sale al 91% considerando anche chi risponde “qualche volta”.

Tra le cause principali emergono:

  • la scarsa disponibilità di candidati (52%),
  • la forte concorrenza tra aziende per le stesse figure professionali (31%),
  • l’inadeguatezza delle competenze rispetto ai fabbisogni produttivi (26%).

Un mismatch che conferma la necessità di rafforzare il collegamento tra sistema formativo, imprese e politiche attive del lavoro.

Welfare aziendale e contrattazione come leve strategiche

In risposta alle pressioni sul costo del lavoro – ritenuto molto rilevante per la competitività dal 54% delle imprese – cresce il ricorso al welfare aziendale. Il 67% delle aziende ha introdotto nuove misure negli ultimi due anni e il 51% indica proprio il welfare come leva prioritaria per sostenere il potere d’acquisto dei lavoratori, seguito dall’aumento dei minimi contrattuali (45%). Una tendenza che conferma il ruolo della bilateralità e della contrattazione collettiva come strumenti di equilibrio tra competitività delle imprese e qualità del lavoro.

Sindacati e CNEL: dialogo sociale per uscire dalla “trappola della bassa produttività”

Alla tavola rotonda hanno partecipato anche i principali segretari generali delle sigle sindacali del settore: Ferdinando Uliano (FIM-CISL), Michele De Palma (FIOM-CGIL) e Luca Maria Colonna (UILM-UIL), che hanno ribadito la necessità di investire su formazione, diritti e stabilità del lavoro per governare le transizioni in atto. Il Presidente del CNEL, Renato Brunetta, ha infine sottolineato il valore delle relazioni industriali e degli enti bilaterali nel contrastare quella che ha definito la “trappola della bassa produttività”, indicando nella bilateralità uno strumento chiave per accompagnare innovazione, coesione sociale e crescita strutturale delle PMI.

L'articolo Lavoro metalmeccanico nelle PMI: stabilità diffusa ma il nodo delle competenze resta centrale proviene da Giornalettismo.




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