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La scuola al centro del patto fra generazioni: così si riaccende la speranza sul futuro

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Se esiste una risorsa davvero preziosa per l’Italia è il capitale umano che cresce ogni giorno nelle nostre scuole. Una risorsa fatta di curiosità, talento, passione e impegno: sono le migliaia di studentesse e di studenti che imparano, si mettono alla prova, si confrontano con i docenti, vivono il mondo. Un mondo che però cambia a una velocità senza precedenti. La Giornata mondiale dell’educazione, istituita dalle Nazioni Unite e celebrata oggi, è l’occasione per fare il punto della situazione e domandarci se stiamo investendo abbastanza nella principale risorsa del Paese.

I dati contenuti nel Rapporto Annuale 2025 dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile raccontano un quadro ambivalente. L’abbandono scolastico è in calo: dal 10,5% del 2023 al 9,8% nel 2024, fino all’8,3% nel 2025 secondo le stime Invalsi. Il target nazionale (del 9%) sembrerebbe raggiunto, ma uno sguardo più approfondito rivela come restino sacche di dispersione gravissime, soprattutto nel Mezzogiorno e nelle grandi aree urbane del Nord. Peggiora soprattutto il cosiddetto “abbandono implicito”: oggi l’8,7% degli studenti all’ultimo anno delle superiori non raggiunge livelli adeguati in italiano, matematica e inglese, un dato superiore a quello pre-pandemia.   

I nodi critici: ascensore sociale bloccato?

Il rischio è dunque che il capitale umano del Paese rimanga inespresso: i dati Istat ci dicono che la deprivazione colpisce l’11,7% degli under 16 e la probabilità che un giovane cada in un percorso di esclusione è ancora molto legata al contesto di origine e al livello di istruzione dei genitori. È una sorta di “ereditarietà dello svantaggio” che limita il talento individuale prima ancora che possa sbocciare. In questo scenario, particolare attenzione meritano le politiche per gli studenti con disabilità oggi ancora troppo fragili e discontinue. Occorre quindi domandarci: la scuola è ancora in grado di assolvere alla sua funzione di principale ascensore sociale del Paese?

Ci sono alcune note positive. Crescono i diplomati e aumenta la partecipazione alla formazione continua. Resta lontano, però, l’obiettivo del 45% di laureati tra i 25-34 anni entro il 2030, a meno che il ritmo di crescita nei prossimi anni non cambi radicalmente (ora è al 31,6%, contro il 66% dell’Irlanda).

Il ruolo della scuola è oggi più importante che mai. La nostra società è investita da cambiamenti così vasti da essere definiti “megatrend”, ossia tendenze con un impatto sistemico sulla nostra vita. L’arrivo dell’intelligenza artificiale è un esempio. La transizione demografica, il riscaldamento globale, la polarizzazione internazionale e il proliferare delle fake news sono tutti aspetti che stanno cambiando lo scenario di vita dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze. Tra questi, il rischio più insidioso è la crisi di immaginazione, ossia l’incapacità di immaginare futuri nuovi e alternativi, la paura che non si possa disegnare liberamente il proprio futuro, perché schiacciati dalle cose che accadono.

Secondo una recente indagine commissionata all’Istituto Piepoli dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, nell’ambito dell’iniziativa Ecosistema Futuro, solo il 22% degli italiani guarda con ottimismo al futuro del Paese. Un Paese senza fiducia nel futuro è un Paese che non cresce e in cui la qualità della vita non migliora. Non è un caso che decine di migliaia di giovani adulti decidono di lasciarlo ogni anno.

Riaccendere la speranza

Quello stesso sondaggio ci dice che tre persone su quattro chiedono una “scuola di futuri”, per governare l’innovazione tecnologica, interpretare criticamente le informazioni, stimolare la cooperazione, e formare cittadine e cittadini consapevoli. Gli italiani vogliono una scuola che rafforzi il “pensiero critico” (ossia la capacità di analizzare e interpretare le informazioni, e agire nel mondo con discernimento) e il “pensiero complesso” (ossia la capacità di comprendere fenomeni multidimensionali). Si tratta di integrare nei nostri programmi formativi e nei nostri orizzonti percorsi di “alfabetizzazione ai futuri”, competenza promossa dall’Unesco e già competenza centrale della sostenibilità.

È urgente che l’Italia dia seguito agli impegni presi con la firma dell’Agenda 2030 (Goal 4: Assicurare un’istruzione di qualità, equa ed inclusiva, e promuovere opportunità di apprendimento permanente per tutti) e del Patto sul Futuro delle Nazioni Unite nel 2024. È giunto il momento di realizzare un vero e proprio patto intergenerazionale che rimetta i giovani e la scuola al centro, anche avendo il coraggio di redistribuire risorse. Un patto che investa sulle competenze necessarie per agire nella società contemporanea, aiutando ragazze e ragazzi a immaginare futuri possibili e desiderabili, fornendo loro gli strumenti per costruirli, in una società più equa e in equilibrio con il pianeta.

*Luca Miggiano, Responsabile Ecosistema Futuro, ASviS

Silvia Moriconi, Area educazione, ASviS

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