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Январь
2026

Australian Open, Sinner tra novità e vecchi problemi: serve benissimo ma soffre se …

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Al termine del match di semifinale tra Novak Djokovic e Jannik Sinner all’Australian Open 2026 si possono ricavare alcune prime considerazioni, alcune delle quali sono costanti ed altre sorprendono e rendono semmai ancora più clamoroso l’esito finale dell’incontro.

L’efficacia del servizio

Due dati che balzano all’occhio riguardano la battuta del numero due del circuito. Sinner ha concluso con il 75% di prime palle in campo, servendo un numero di ace un tempo inimmaginabile e oggi comunque notevolissimo nonché suo record personale: 26. Per quanto riguarda il punto direttamente con il servizio, Jannik nel torneo ha in effetti battuto per due volte il record, avendone messi a segno 18 con Duckworth e 19 con Darderi (e tra i due incontri ci sono i 17 in 4 set con Spizzirri). La media contro questi rivali si attesta tra i cinque e i sei ace a set.

È indicativo come l’ace rate del campione altoatesino, ovvero il rapporto tra ace e servizi complessivi, nei sei incontri australiani di quest’anno raggiunga il 16,1%, quando nei sette match necessari per vincere il titolo lo scorso anno Sinner si attestò al 9,3%. La differenza è enorme e in conferenza stampa lui stesso lo riconosce, pur nella sconfitta, come un dato positivo. Lo scorso anno superò i dieci punti solo a Wimbledon, torneo dove la superficie offre un aiuto in più a chi mette la palla in gioco. Per cui, aspettando ulteriori conferme nei tornei a venire, sembra che uno dei percorsi verso la ricerca di una maggiore aggressività sia perlomeno a buon punto.

Il dato, ottimo, sulle prime palle in campo, corrobora questa impressione, nche se nei cinque match precedenti solo una volta ha superato il 70%, con Luciano Darderi (con 19 ace). Jannik ha alzato il tiro proprio nell’incontro più insidioso.

Il quinto set è quasi un tabù

Una caratteristica invece ricorrente dei match del numero due del ranking è data dalle difficoltà che deve fronteggiare quando la partita si allunga, e di conseguenza negli incontri al quinto set. Le due cose spesso vanno di pari passo: Sinner ha un record nei match al quinto set davvero incolore: 6-11, che togliendo il periodo precedente allo US Open 2023, da quando cioè ha cambiato passo e ha avviato l’accelerazione che lo ha portato sul tetto della classifica e ai suoi 4 allori major, diventa 1-4, con l’unica vittoria con Daniil Medvedev a Melbourne 2024.

Per il resto abbiamo le due sconfitte parigine con Carlos Alcaraz, la seconda con i matchpoint, quella con Medvedev a Londra 2024 (ma Jannik soffrì di problemi fisici) e quella di venerdì con Djokovic. Sia oggi che nella prima con Alcaraz Jannik conduceva per due set a uno, nella seconda con l’attuale numero uno del mondo il vantaggio era di due set a zero.

Non entrando in considerazioni sulla ferocia agonistica del nostro portacolori, che mancò un match point anche a New York 2023 nei quarti contro Alcaraz e che con Djokovic ha capitalizzato solo due palle-break su diciotto ottenute (per Nole c’è un tre su otto) e ha messo a segno 72 vincenti contro 46 commettendo 42 errori non forzati (lo stesso numero per il rivale), dopo una certa durata dell’incontro Sinner è più vulnerabile del suo avversario. I numeri cominciano a essere importanti.

Le difficoltà di Jannik Sinner nei pressi delle 4h

Sinner ha vinto venerdì 30 gennaio più punti dell’avversario, 152 a 140 ma il set finale è andato al serbo per 26 a 19. La serie di incontri persi con durata superiore alle tre ore e cinquanta minuti, come si vede dal post su X di Giorgio Spalluto, si allunga a nove, il più lontano nel tempo essendo quello di Melbourne 2021, quando fu Denis Shapovalov a dare un dispiacere all’allora numero 32 del circuito.

Djokovic, fortunato e immenso

Sulla distanza dei cinque set Djokovic scrive 41-11 (l’ultima vittoria prima di quella con Sinner risale agli ottavi di Parigi 2024 con Francisco Cerundolo, di poco preceduta da quella con Lorenzo Musetti nel turno precedente). Mentre Carlos Alcaraz, come sappiamo, si consola per la sconfitta con Matteo Berrettini a Melbourne 2022 con quindici vittorie al quinto set. Se allarghiamo il campo visivo al record di Alexander Zverev troviamo un buon 23-15, certo con 0-2 nelle finali Slam, mentre Daniil Medvedev riporta un negativo 10-13, che in percentuale è comunque sempre migliore di quello di Jannik.

Nel match di Melbourne Djokovic si è inoltre imposto negli scambi più lunghi. In questo sicuramente ha inciso la felice (per il campione serbo) combinazione della rinuncia di Mensik e del ritiro di Musetti uno dopo l’altro, che gli ha permesso di affrontare la presumibile maratona con il campione altoatesino nelle condizioni ideali, ma di nuovo la tenuta del quattro volte campione Slam suscita perplessità. Jannik Sinner in questo Australian Open 2026 era sicuramente reduce dagli spossanti malesseri contro Spizzirri, ma prima della partita con Djokovic la lunghezza media dei cinque incontri precedenti è stata di due ore e quindici minuti. Una durata non certo proibitiva per un top player con le sue ambizioni.

Australian Open, dove deve migliorare Sinner?

Una volta di più l’area di miglioramento principale, in attesa del primo vero incontro con Carlos Alcaraz che testi la crescita tecnica del nostro campione alla prova del numero uno del mondo, permane quella della resistenza alla durata. Questo senza nulla togliere all’incredibile valore dell’impresa odierna dell’asso serbo. Nell’anno del genetliaco numero 39 Jimmy Connors raggiungeva le semifinali a New York perdendo nettamente con il numero cinque del ranking Jim Courier e Roger Federer cedeva in Australia, sempre in semifinale, da numero tre del computer. Chi c’era oltre la rete? E chi se non Novak Djokovic, sempre inseguitore, sempre irraggiungibile.




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