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Rapì una neonata in clinica a Cosenza, Rosa Vespa è in grado di intendere e volere

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Rosa Vespa, la donna che nel gennaio del 2025 rapì per poche ore una neonata in una clinica di Cosenza, è perfettamente capace di intendere e volere. Lo hanno stabilito i periti nominati dal Gup. La donna agì dopo avere simulato una gravidanza.

La perizia

Il Gup aveva nominato  tre periti: Michele Di Nunzio (psichiatra, psicoterapeuta, specialista in Criminologia Clinica e Psichiatria Forense, docente alla “Lumsa” di Roma), Gabriella Bolzoni (psicologa e criminologa) e Roberta Costantini (psicoterapeuta e psicologa giuridica). La parte civile, rappresentata dagli avvocati Paolo Pisani e Chiara Penna, aveva nominato  Simonetta Costanzo e Flaminia Bolzan.

Rosa Vespa aveva simulato la gravidanza fino alla sottrazione della piccola, ritrovata dopo pochissime ore dai poliziotti di Cosenza.

L’esito: “Nessuna componente psicotica”

Rosa Vespa, si legge nella perizia, avrebbe assunto una serie di “cautele” come, ad esempio, l’aver regolarmente evitato i normali accertamenti ginecologici che alla sua età sarebbero stati indispensabili e non solo “obbligatori”. L’analisi dei periti prosegue e segna un punto netto quando i tre ritengono che la paziente “non presenti una struttura psicotica”. Di conseguenza, «la gravidanza non ha rappresentato un delirio strutturato, né una simulazione, ma una soluzione di conversione-somatica a un vuoto narcisistico-depressivo”.

Il rapimento della piccola Sofia, dunque, sarebbe stato compiuto – da quanto emerge dalla relazione – in maniera “consapevole” e non segnato da un’azione psicotica. Ed ancora, la gravidanza, sebbene immaginaria, ha avuto un epilogo. Rosa Vespa si è resa protagonista di una narrazione che l’ha portata a dichiarare un parto che evidentemente non c’è stato. Una scelta, scrivono i professionisti, non “riconducibile a un raptus né a uno stato di scompenso psicotico acuto (…) si ritiene fosse capace di comprendere il significato e le conseguenze delle proprie azioni”.

Una tesi che era quella di Paolo De Pasquali, il famoso criminologo consulente del Pm, che in fase preliminare aveva escluso qualsiasi disturbo psicotico. “Non era la follia a muoverla- aveva scritto De Pasquali.

La risposta ai quesiti

Rosa Vespa (…) nel giorno in cui veniva commesso il fatto di reato per cui è imputata non presentava condizioni psichiche tali da determinare una infermità di mente“, scrivono i periti. “in assenza di infermità di mente non è necessario esprimersi in merito alla eventuale pericolosità sociale psichiatrica”. Per l’ultimo quesito, “«Le circostanze all’interno delle quali si è mossa Rosa Vespa fino a porre in essere il fatto-reato l’hanno vista sempre aderente al piano del reale rispetto al quale si è saputa misurare con la dovuta circospezione, una adeguata scaltrezza, una avveduta prudenza”.

Indagata anche la clinica

I legali di parte civile hanno anche sporto una denuncia contro la clinica Sacro Cuore, di proprietà del gruppo IGreco, per presunte omissioni nella sicurezza. Su questo punto proseguono le indagini della Procura della Repubblica.

 

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