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L’Anpi e l’agghiacciante invito alla sobrietà per le foibe: l’ incredibile appello è un oltraggio alla memoria

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Trent’anni fa Indro Montanelli diceva che l’Italia era il Paese del reducismo: tutti erano reduci da qualcosa e tutti erano presidenti di qualcosa. Con tutto il rispetto che merita la storia dei partigiani italiani, il fatto che oggi ci sia ancora un’associazione che ne porti il nome come fatto presente è già di per sé un’anomalia. Ma ciò che desta stupore è come l’Anpi, lungi dal ricordare storicamente il periodo della Resistenza, si infltri con poca grazia nei dibattiti in cui, invece, dovrebbe esprimere una certa delicatezza. E le parole di oggi sulle foibe, in cui si invita a un ricordo “sobrio“, ricordano paradossalmente più gli appelli di un regime autoritario che di una vera organizzazione liberale.

La sobrietà contro i titini

Se c’è una cosa che è odiosa è giudicare la storia cent’anni, mille anni dopo. Senza entrare in una contestualizzazione. Ma che le foibe siano state una pagina dura, cruenta, crudele, barbara, inutile, con migliaia di morti innocenti decisi dalle truppe titine, è un fatto storico. Basterebbe citare la famiglia del più grande intellettuale del dopoguerra, Pierpaolo Pasolini, comunista, e del fratello antifascista ucciso dai soldati e dalle milizie di Tito, per rinfrescare la memoria storica all’Anpi, divenuta un soggetto politico che discetta sul referendum, sugli immigrati, su tutto ciò che possa essere sostanzialmente contro la destra. Un po’ come se vi fosse un’associazione dei “Mille” garibaldini che 160 anni dopo pretendesse di dettare la linea su argomenti politici generali. E’ una cosa poco seria che può esistere, purtroppo, solo in Italia.

Tenere in vita i fantasmi per esistere

Qualunque siano le posizioni politiche, e non è davvero il caso di rinfangarle, l’Anpi esiste nella misura in cui paventa ancora l’esistenza del fascismo. E del resto tenere in vita i fantasmi diventa l’unico motivo per esistere. Pazienza. La guerra delle parole è stata vinta culturalmente da una parte politica. Ma arrivare a dettare sobrietà in una giornata nazionale decisa e votata dal Parlamento all’unanimità stona con l’idea di libertà assoluta di cui parla l’associazione.

L’ultimo giapponese

Hiroo Onoda, l’ultimo giapponese, stette 29 anni chiuso in trincea, dal 1945 al 1974, pensando che la guerra fosse in corso. Ma era così in buonafede che a Tokyo fu accolto come un eroe dalla folla. L’Anpi sta ancora in trincea. Anche se il fascismo è morto 81 anni fa. E manca di rispetto senza ritegno a migliaia di innocenti mutilati, a donne stuprate, non per le camicie nere ma per il solo fatto di essere italiani. L’unica, vera colpa.

 

 

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