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Fermato Giuseppe Calabrò, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Cristina Mazzotti. “Può fuggire”

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È stato fermato stanotte dagli agenti della Squadra Mobile di Milano Giuseppe Calabrò – a piede libero in attesa di altri gradi di giudizio -, condannato in primo grado all’ergastolo il 4 febbraio scorso per l’omicidio aggravato di Cristina Mazzotti, il primo caso di rapimento dell’Anonima sequestri. Il nome di Calabrò è emerso infatti anche nel procedimento della DDA Milano, sempre della Squadra Mobile di Milano, sulle infiltrazioni della criminalità organizzata calabrese nel tifo organizzato di Inter e Milan. C’è anche questo alla base del fermo di questa notte.

Calabrò era libero dopo la condanna all’ergastolo della Corte d’Assise di Como in attesa dei successivi gradi di giudizio, ma è stato fermato su disposizione dei pm Paolo Storari, Pasquale Addesso e Stefano Ammendola proprio perché, dall’indagine “Doppia Curva” è emerso che “vantava e vanta, nella sua attualità, una fama criminale che lo porta a interloquire, su un piano di sovraordinazione, con esponenti di primo piano della criminalità calabrese, al Nord come in Calabria”, si legge nelle 153 pagine del provvedimento. “Ciò comporta come naturale conseguenza che l’imputato può godere di una serie di appoggi di carattere logistico e patrimoniale, attivabili in qualsiasi momento e in grado di garantirgli la latitanza e l’impunità per il gravissimo reato commesso. È pertanto concreto e attuale il pericolo di fuga”. Calabrò aveva prenotato per oggi – sabato 7 febbraio – alle 8.35 un volo Milano-Reggio Calabria.

L’ergastolo per l’omicidio di Cristina Mazzotti

Mercoledì la Corte d’assise di Como lo aveva condannato all’ergastolo insieme a Demetrio Latella per l’omicidio aggravato di Cristina Mazzotti, 18 anni, di cui si persero le tracce nel 1975 a Eupilio, in provincia di Como. La vittima fu rapita l’1 luglio del 1975, segregata in una buca in Castelletto Ticino “senza sufficiente aereazione, senza possibilità di deambulazione, somministrandole massicce dosi di tranquillanti ed eccitanti, così cagionandone volontariamente la morte avvenuta a Galliate (Novara)”. In particolare Calabrò – detto “U dutturicchiu” – prese parte alla spedizione che intorno all’1 e 30 di quel giorno bloccò la Mini Minor con a bordo Mazzotti e due amici. Lui personalmente le avrebbe puntato una pistola per minaccia prima di consegnarla, incappucciata, alla “staffetta” di complici che l’hanno portata nel “luogo di prigionia”.

Il giorno successivo al padre, un industriale dei cereali, fu chiesto il riscatto. Il padre riuscì a raccogliere un miliardo e 50 milioni a fronte del riscatto chiesto dai rapitori che era di 5 miliardi. L’1 settembre, però, la giovane venne trovata morta in una discarica. Era il primo caso di rapimento dell’Anonima sequestri. Mercoledì è stato invece assolto dall’imputazione riqualificata Antonio Talia “perché non ha commesso il fatto”. La corte aveva anche dichiarato il “non doversi procedere” nei confronti degli imputati Calabrò e Latella per il reato di sequestro di persona a scopo di estorsione “perché il reato è estinto per intervenuta prescrizione”. La pm della Direzione distrettuale antimafia di Milano, Cecilia Vassena, che a quasi mezzo secolo di distanza dai fatti aveva riaperto l’inchiesta sulla scomparsa della giovane, aveva chiesto di condannare tutti e tre gli imputati all’ergastolo

L'articolo Fermato Giuseppe Calabrò, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Cristina Mazzotti. “Può fuggire” proviene da Il Fatto Quotidiano.




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