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Cuore “bruciato”, il medico legale della famiglia: “Nessuna lesione al cuore nella fase dell’espianto” a Bolzano

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Dai primi accertamenti effettuati durante l’autopsia non sarebbero emerse lesioni al cuore impiantato a Domenico Caliendo nella fase del prelievo a Bolzano. È quanto riferito dal medico legale Luca Scognamiglio, consulente della famiglia del bimbo di 2 anni e 4 mesi, morto il 21 febbraio scorso, a quasi due mesi dall’intervento al Monaldi. Al piccolo fu impiantato un cuore “bruciato” dal contatto con il ghiaccio secco, impropriamente utilizzato per la conservazione e il trasporto.

“Da un primo esame non sono ‘emerse lesioni al cuore nella fase dell’espianto, in particolare non sembra esserci il taglio sul ventricolo di cui qualche fonte ha parlato’”, ha dichiarato il professionista, facendo il punto sugli accertamenti eseguiti finora. L’ipotesi di un danno era emerso perché nella sala operatoria dell’ospedale San Maurizio – il 23 dicembre – c’erano stati momenti di grande tensione durante l’intervento, eseguito dalla cardiochirurga Gabriella Farina, tanto che il chirurgo di Innsbruck presente al tavolo con una collega e un perfusionista dovette intervenire nel campo operatorio della Farina perché gli organi si stavano gonfiando.

L’autopsia

L’esame sul corpicino del piccolo, morto dopo il trapianto di cuore, è durato circa tre ore. Alle operazioni hanno preso parte complessivamente 25 tra periti e consulenti di parte, riuniti per chiarire le cause del decesso e verificare eventuali criticità nelle fasi precedenti all’intervento. Il collegio tornerà a riunirsi il 28 aprile per un secondo accesso. In quella sede saranno effettuate anche le valutazioni sui campioni anatomopatologici, passaggio ritenuto fondamentale per completare il quadro medico-legale. Ai periti, Biagio Solarino dell’Università di Bari (medico legale), Ugolino Livi dell’ospedale di Udine (cardiochirurgo) e Luca Lorini del Papa Giovanni XXIII di Bergamo (anestesista), sono stati concessi 120 giorni per sviluppare la loro relazione. L’udienza è stata quindi rinviata all’11 settembre 2026.

La ricostruzione sul ghiaccio

L’utilizzo del ghiaccio secco resta l’ipotesi principale, in questo momento, del danno all’organo che fu impiantato al bimbo perché il suo cuore era stato già espiantato dal cardiochirurgo Guido Oppido. Tra i passaggi al vaglio degli inquirenti – il pm Giuseppe Tittaferrante e il procuratore aggiunto Antonio Ricci – c’è la modalità con cui è stato reperito il ghiaccio. Secondo quanto ricostruito, sarebbe stato fornito da un’operatrice socio-sanitaria (OSS) della struttura ospitante. L’équipe napoletana avrebbe chiesto un’integrazione del ghiaccio e il personale locale avrebbe domandato se fosse necessario ghiaccio sterile o non sterile. La risposta riferita dal Monaldi è che tale distinzione sarebbe stata considerata non rilevante ai fini della conservazione. Resta il fatto che nella seconda relazione altoatesina parla di ghiaccio insufficiente, anche se nella prima non c’era nessun riferimento.

A versare il ghiaccio un operatore che a verbale ha dichiarato: “Sono stato io a versare il ghiaccio nel box dove era contenuto il cuore, ma abbiamo solo eseguito le direttive dell’equipe di Napoli”. Dopo l’espianto la chirurga “si è rivolta a me chiedendomi: ‘Mi serve un contenitore di plastica’, intendeva un contenitore per il cuore. Io le ho risposto che non ne avevamo. Poi le ho fatto vedere i barattoli di istologia, dove mettiamo i pezzi anatomici”. Si tratta di contenitori in plastica non sterili. “Ha detto che andava bene, così gliel’ho dato”, ha affermato l’operatore. Poi sarebbe arrivata la richiesta del ghiaccio. “Ad un certo punto – dice l’oss – sono stato avvisato in sala che il ghiaccio era pronto. Sono uscito in presala operatoria, ho preso la scatola di polistirolo col ghiaccio, sono rientrato, l’ho mostrato alla chirurga di Napoli, e le ho detto ‘questo abbiamo’. Le ho chiesto se andasse bene e lei ha detto di sì”, riporta ancora il giornale Alto Adige. L’equipe di Napoli – sempre secondo l’oss – aveva un contenitore per il trasporto dell’organo “come quelli per il campeggio“. Dentro il ghiaccio al suo interno era semi sciolto. “Nella mia esperienza ci sono stati casi – ha detto agli inquirenti – in cui l’intervento chirurgico veniva fermato o si posticipava se non si ha tutta l’attrezzatura pronta o le condizioni ottimali, anche per interventi programmati”.

L'articolo Cuore “bruciato”, il medico legale della famiglia: “Nessuna lesione al cuore nella fase dell’espianto” a Bolzano proviene da Il Fatto Quotidiano.




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