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ATP Indian Wells, Shelton: “A Dallas ho giocato meglio quando ero spalle al muro”

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Ci siamo. Il tanto atteso ‘Sunshine Double’ ha ufficialmente preso vita. In quel di Indian Wells, si sta svolgendo il tradizionale Media Day, ed è toccato al padrone di casa Ben Shelton – neovincitore del Dallas Open – presentarsi ai microfoni, a pochi giorni dal suo debutto in main draw:

D. Ottimo lavoro a Dallas. Dopo aver vinto il torneo hai parlato un po’ della fiducia in te stesso e mi chiedevo se fosse una cosa complicata, se derivasse da te o dalla squadra che ti circonda.
Ben Shelton: “No, penso che sia importante in entrambi i modi. Prima di tutto devi credere in te stesso, questo è fondamentale, ma devi anche avere una squadra che alimenti quel fuoco e creda veramente in te. Per quanto mi riguarda, ho sempre avuto entrambe le cose e penso che sia una parte molto importante, perché ci saranno momenti in cui, come atleta professionista, qualunque cosa tu faccia, la fiducia in te stesso calerà un po’ o la sicurezza calerà un po’ e dovrai avere delle persone che ti sostengono.

E non significa che non siano onesti con te riguardo alla tua situazione, alle cose che devi fare o a ciò che potresti dover cambiare, ma che credono sempre che tu possa raggiungere gli obiettivi che ti sei prefissato. Quindi penso che una fiducia o una sicurezza illusoria non sia sempre una cosa negativa, e credo che molti grandi personaggi e persone di successo trasformino quella che sembra una fiducia illusoria in successo”.

D. Abbiamo visto quel video davvero fantastico in cui incontri Arthur Fils. Com’è avere degli amici nel circuito con cui puoi incontrarti e magari passare del tempo fuori dal campo mentre sei impegnato in un torneo?
Ben Shelton: “Sì, penso che sia sicuramente importante. Il tour di tennis è lungo e, sai, vediamo molte di queste persone più spesso di quanto vediamo le nostre famiglie. [Anche se] mio padre è il mio allenatore, quindi immagino di vederlo più di chiunque altro (sorride).

Passi molto tempo con questi ragazzi ed è bello vedere uno come Arthur, che è uno dei miei amici più cari, oltre che un grande talento e una grande aggiunta a questo tour, tornare qui dopo tanto tempo. È stato bello vedere che, dopo l’infortunio, ha trovato il successo al suo terzo o quarto torneo dopo il rientro.
Quindi penso che sia fantastico poter frequentare ragazzi come lui. Ovviamente siamo molto competitivi, ma siamo anche amici intimi. Anche le nostre famiglie sono vicine
“.

D. Hai superato tre o quattro partite piuttosto combattute a Dallas, tutte giocate su tre set. Quindi, in termini di fiducia, per te è più importante superare partite come quelle o battere gli avversari in modo netto per sentirti al massimo livello?
Ben Shelton: “Dipende. Voglio dire, superare le partite difficili e dare il meglio nei momenti cruciali ti dà molta fiducia come competitore. Ho giocato il mio miglior tennis quando ero con le spalle al muro, quindi questo mi dà molta fiducia.

Ovviamente quando stracci gli avversari ti senti davvero bene con il tuo livello, ma, sai, quei giorni in cui tutto va bene e riesci a strappare il servizio agli avversari senza subire break e a vincere facilmente i set non capitano molto spesso. Molti giorni è molto più difficile, ci sono molte più avversità in campo, ci sono molte più cose che devi affrontare nel corso di una partita per trovare un modo per vincere, quindi penso che alla fine dei conti una vittoria è una vittoria. Onestamente, è più piacevole quando vinci come ho fatto io a Dallas, ma penso che ci siano sicuramente due modi di vedere la cosa”.

D. Voi ragazzi viaggiate in tutto il mondo, scoppiano guerre. Ne parlate negli spogliatoi? Ti senti al sicuro quando viaggi?
Ben Shelton: “No, è dura, questo è certo. Durante l’ultimo torneo avevo amici che giocavano in Messico, dove ci sono molti conflitti, amici che giocano ancora in Medio Oriente, persone che sono bloccate lì. È brutale pensare a certe cose. Ne parliamo continuamente, ovviamente pregando per tutte le persone, le famiglie colpite e le persone che sono bloccate in situazioni difficili in questo momento. Sì, non è certo facile, ed è qualcosa che è nella mente di tutti noi”.

D. All’Austin Open, hanno introdotto questa “Rage Room” dove le persone potevano semplicemente entrare, senza telecamere, senza niente. Sono curioso di sapere cosa ne pensi di una cosa del genere e se la utilizzeresti davvero se fossi in un torneo?
Ben Shelton: “Beh, sì, probabilmente. Probabilmente la userei. Devo vedere… Non ne ho sentito parlare né ho visto nulla al riguardo, ma sì, probabilmente la userei. Sì, ho un po’ di rabbia, questo è certo (sorride)”.




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