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Short track, Pietro Sighel e l’occasione di riscatto individuale ai Mondiali

Tre settimane dopo il sipario calato sulle Olimpiadi di Milano Cortina, lo short track mondiale torna in pista per l’ultimo grande atto della stagione. Da venerdì 13 a domenica 15 marzo il ghiaccio di Maurice-Richard Arena a Montreal ospiterà i Campionati Mondiali 2026, appuntamento che riunirà ancora una volta i protagonisti della pista corta internazionale.

Per l’Italia sarà una rassegna particolare. Non ci sarà infatti Arianna Fontana, la campionessa più vincente della storia azzurra ai Giochi invernali, che ha scelto di prendersi una pausa dopo l’ennesima avventura olimpica, lasciando in sospeso ogni decisione sul futuro. La sua assenza ridisegna inevitabilmente le gerarchie del gruppo azzurro e sposta i riflettori su Pietro Sighel, chiamato a raccogliere il testimone e, soprattutto, a inseguire un riscatto personale.

Per il trentino classe 1999 l’Olimpiade è stata infatti un concentrato di emozioni contrastanti. Da una parte la gioia delle gare di squadra: l’oro nella staffetta mista e il bronzo con il quartetto maschile, risultati che hanno confermato il peso specifico di Sighel all’interno del movimento italiano. Dall’altra, però, le distanze individuali hanno lasciato un sapore amaro, tra episodi sfortunati, contatti in pista e decisioni arbitrali che hanno spesso fatto discutere, tenendolo lontano dal giro delle medaglie.

Come se non bastasse, durante i Giochi il suo nome è finito anche al centro di una polemica mediatica legata proprio al rapporto con Fontana. Alcune frasi pronunciate dopo la staffetta mista — interpretate come una presa di distanza dalla fuoriclasse lombarda — hanno alimentato il dibattito pubblico e acceso i riflettori su una dinamica interna alla squadra. Sighel ha poi chiarito la propria posizione, spiegando che le sue parole erano state travisate e ringraziando sui social chi gli aveva dimostrato sostegno, anche oltre i titoli sensazionalistici.

Ora, però, la pista torna a essere l’unico vero giudice. I Mondiali di Montreal rappresentano per Sighel molto più di una semplice chiusura di stagione: sono l’occasione per rimettere al centro il cronometro, le traiettorie e quella velocità pura che negli ultimi anni lo ha portato stabilmente tra i migliori interpreti dello short track internazionale.




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