Sisto: “Sulla giustizia basta riforme, solo piccoli interventi”. E scarica Bartolozzi: “Col suo successore dialogo più facile”
Niente più “grandi riforme spericolate” ma solo “piccoli interventi chirurgici“, da concordare con la magistratura nell’ambito di un “new deal“, un nuovo corso nei rapporti tra politica e toghe. Nel primo incontro pubblico di peso dopo la batosta referendaria, Francesco Paolo Sisto annuncia il ridimensionamento delle ambizioni del governo in tema di giustizia. A un forum organizzato a Roma dal quotidiano Il Dubbio, il viceministro di via Arenula si confronta con Giuseppe Tango, neo-presidente dell’Associazione nazionale magistrati, auspicando una “nuova stagione di sinergie consapevoli” e chiedendo di “riannodare i fili” del dialogo, spezzati da una campagna “agonisticamente importante”. “Il referendum ha sancito una cosa: che quella cara, vecchia mattacchiona della Costituzione si è saputa difendere da un intervento di chirurgia plastica. È una conferma che i principi della Costituzione devono essere mantenuti e rafforzati, non indeboliti”, afferma l’esponente di Forza Italia, invitando il presidente dell’Anm “privilegiare ciò che ci unisce rispetto a ciò che ci divide” e “provare a stabilire insieme le priorità nell’interesse del cittadino”.
La resa: “Inutili riforme spericolate”
A questo scopo, Sisto fa sapere che a breve si terranno “una serie di incontri al ministero” in cui “mettere sul tavolo” le proposte operative. Ma soprattutto precisa – ed è la vera notizia – di aver “concordato” con il suo superiore, il ministro Carlo Nordio, una “linea metodologica” per l’azione del governo sulla giustizia di qui alle prossime elezioni politiche: “C’è un anno di tempo, dobbiamo scegliere accuratamente quello che può essere portato a termine. Anziché grandi riforme, che ovviamente non faremmo in tempo a realizzare, piccoli interventi per settori che possano consentirci il raggiungimento di obiettivi in modo più agevole. È inutile lanciarsi in riforme spericolate che non raggiungono l’obiettivo, perché poi devi fare in fretta e non va bene”. Insomma, sembra di capire, finirà in archivio il progetto di riforma del codice di procedura penale annunciato più volte da Nordio, la cui bozza è già pronta al ministero e prevede, tra le altre cose, l’abolizione di fatto della custodia cautelare in carcere per i colletti bianchi incensurati. Ma rischiano anche i disegni di legge sulla prescrizione e sul sequestro degli smartphone, già approvati in un ramo del Parlamento ma “congelati” fino al voto referendario.
“Importante il cambio di passo al ministero”
Nel dibattito Sisto abbozza un mea culpa anche sulla scelta di blindare la riforma Nordio: “Il referendum ci ha insegnato che il dialogo può e dev’essere un pochino più fattivo. E in questo, lo dico con molta franchezza, non è secondario il cambiamento di passo del ministero”, dice, scaricando l’ex capo di gabinetto Giusi Bartolozzi, costretta a dimettersi dopo un’uscita sguaiata negli ultimi giorni di campagna referendaria. Il viceministro spende ampi elogi per il successore di Bartolozzi, l’ex capo dell’Ufficio legislativo Antonio Mura, che rispetto alla “zarina”, dice, “ha una sorta di naturale, maggiore apertura verso l’interfaccia con le altre istituzioni”: “È un magistrato bravissimo, equilibrato, capace di tenere questo tipo di ragionamento. Ci ho parlato proprio stamattina e la sua disponibilità al dialogo e all’apertura è massima”. Con lui, promette, il gabinetto “sarà protagonista di questo dialogo tra politica, magistratura e avvocatura”.
Gip collegiale, “avanti senza penalizzare gli uffici”
Ma perché il dialogo si realizzi, avverte Sisto, “dobbiamo tutti essere disponibili a fare passi avanti facendone qualcuno indietro”. E in questo senso tiene il punto sul gip collegiale, il collegio di tre giudici delle indagini preliminari al posto di uno per decidere sulla custodia cautelare in carcere, previsto a partire da agosto 2026 in funzione “garantista”. L’Anm chiede di rinviare l’entrata in vigore delle nuove regole, destinate a mettere in seria difficoltà l’organico dei tribunali: i tre giudici che decidono sulla misura cautelare, infatti, diventerebbero automaticamente incompatibili a occuparsi delle fasi successive del processo. Ma il viceministro per ora non apre a passi indietro: “Ragioniamo sul modo, su quello che si può fare, ma siamo fermamente interessati al mantenimento di questo istituto, con l’intento di non creare nessuna difficoltà. Abbiamo assunto oltre duemila magistrati, riempiremo gli organici entro il dicembre 2026. Dobbiamo provare a trovare soluzioni che non penalizzino gli uffici più piccoli”.
D’Orso (M5s): “Il governo abbassa la cresta”
“Fa piacere che il viceministro Sisto abbia preso atto che i cittadini hanno detto no all’arroganza del governo. Ci volevano quasi 15 milioni di italiani per far abbassare la cresta al governo”, commenta all’agenzia di stampa LaPresse la deputata Valentina D’Orso, capogruppo M5s in commissione Giustizia alla Camera. “Vedremo se veramente ha capito che il dialogo costruttivo con le opposizioni è il metodo da adottare e che le priorità della giustizia sono ben altre rispetto a quelle su cui il governo ha investito inutilmente tutte le sue energie in questi tre anni e mezzo. Se finalmente il governo Meloni vuole fare qualcosa di utile alla giustizia, ci dicano in Parlamento in concreto cosa vogliono fare. Noi abbiamo montagne di idee e proposte. Se invece la priorità del governo continua ad essere l’introduzione di norme che garantiscano impunità ai colletti bianchi da una parte e inutile repressione del dissenso e della marginalità dall’altra, facciano pure da soli negli scampoli di legislatura che sono rimasti. Saranno poi i cittadini a dire loro no, come al referendum”.
L'articolo Sisto: “Sulla giustizia basta riforme, solo piccoli interventi”. E scarica Bartolozzi: “Col suo successore dialogo più facile” proviene da Il Fatto Quotidiano.
