Forza Italia, il nuovo programma delle reti Mediaset. E se al posto di Tajani andasse Gerry Scotti? | il commento
Marina e Pier Silvio Berlusconi ieri hanno convocato Antonio Tajani, ministro degli Esteri, negli studi Mediaset e con l’ausilio del mitologico Gianni Letta gli hanno ordinato cosa fare e cosa no in Forza Italia. Benché la notizia della proprietà del partito nelle mani della principale azienda televisiva commerciale italiana sia nota da più di trenmt’anni, continua con profitto la notizia medesima a illustrare bene il profilo sudamericano della nostra democrazia.
I Berlusconi, fratello e sorella (immaginiamo che gli altri tre rampolli siano stati avvertiti) non hanno ritenuto di valutare gli affari di Forza Italia in un albergo, in una casa privata o, peggio, nella sede nazionale del partito. Avrebbero trovato eccentrico che si discutesse di politica, di programmi e di nomi sui quali intendersi o dividersi in un luogo deputato a farlo, che so l’aula dei gruppi parlamentari a Montecitorio o al Senato.
I Berlusconi hanno voluto esibire la proprietà assoluta e indiscutibile sul partito, e dunque il loro ministro degli Esteri, che per una coincidenza è lo stesso dell’Italia, è solo un sub appaltatore facente funzioni del capo ditta. I Berluscones hanno anche voluto che partecipasse alla riunione anche l’amministratore delegato di Fininvest Danilo Pellegrino, proprio a dimostrare quel che è quel partito: il braccio televisivo nel Parlamento.
Mancava il direttore dei programmi ed è stata una svista che a noi dispiace perché si sarebbe potuto discutere se – visto come stanno le cose – al posto di Tajani non ci starebbe meglio un Gerry Scotti che tra l’altro già conosce il Parlamento, per essere stato eletto qualche decennio fa, e in più conduce con successo “La ruota della fortuna” e l’indimenticabile “Chi vuol essere milionario?“. Del resto chi sono gli elettori se non dei “cari telespettatori”?
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