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“Ci siamo trasferiti in Finlandia per i nostri figli: a scuola studiano finanza e imparano a cucinare. In Italia non c’è rispetto delle regole”

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A 50 anni, Antonio Piccardi guarda la campagna innevata di Sipoo, tra Porvoo e Helsinki, e pensa che quella scelta fatta 14 anni fa la rifarebbe “un milione di volte”. Non è partito per inseguire uno stipendio più alto o una carriera internazionale. È partito per i figli. “Il momento preciso? Quando è nata mia figlia Carolina a Firenze”, racconta a ilfattoquotidiano.it. “Valter era nato a Roma nel 2009, poi ci siamo trasferiti in Toscana per lavoro. Quando è arrivata Carolina abbiamo capito che, se volevamo cambiare Paese, quello era il momento giusto. Erano piccoli, non avevano ancora legami forti. Sarebbe stato meno traumatico per tutti”. Oggi Antonio vive in Finlandia con la moglie, finlandese, e i due figli. È un libero professionista, consulente commerciale soprattutto in ambito turistico, ma lavora anche per aziende italiane. Il centro della sua storia però non è il lavoro: è la famiglia. Le prime due settimane in Finlandia sono state emblematiche. “Sono entrato in banca e in 10 minuti avevo aperto il conto. Poi mi sono arrivati carta di credito e documenti a casa per posta. Venivo da Roma: mi sembrava di essere arrivato su Marte”.

Non è solo una questione di efficienza. È una questione di rispetto. Antonio racconta un episodio che per lui è diventato simbolico: “Una volta avevo pagato 20 euro in più di assicurazione. Mi è arrivata una mail: si erano accorti dell’errore e mi hanno riaccreditato i soldi. In Italia non sarebbe mai successo”. Il vero punto, però, sono i figli. “In Finlandia l’istruzione è gratuita fino all’università. Si paga solo l’asilo, e solo in parte: chi ha un reddito più basso non paga nulla, chi guadagna di più contribuisce”. E a scuola, i ragazzi studiano materie peculiari: “Alle medie si studia ‘gestione della casa’. I ragazzi imparano a cucinare, lavare, cucire, stirare, ecc. Si studia poi ‘salute’, non solo fisica ma anche mentale. Si impara come e perché pagare le tasse, come si apre un’azienda, come si investono i soldi. Infine, gli ultimi 2 anni di medie, è obbligatorio fare una settimana di prova in un luogo di lavoro in collaborazione con la scuola”. E non è tutto. “Il dentista e il medico sono gratuiti fino ai 18 anni. I controlli sono programmati: monitorano la crescita, l’alimentazione, lo sport. È tutto organizzato. Questo fa la differenza”.

Lo Stato sostiene economicamente le famiglie con un contributo mensile fino ai 17 anni, modulato sul reddito. “Per i miei due figli ricevevamo circa 200 euro al mese. Chi guadagna meno riceve di più. È proporzionato”. Ma ciò che colpisce di più Antonio è la mentalità. “C’è un rispetto profondo per la diversità. Se un bambino prende in giro un compagno per l’aspetto fisico o per le origini, viene subito coinvolto l’insegnante o lo psicologo. Viene inserito in un percorso educativo”. Il confronto con l’Italia è quindi inevitabile. “In Finlandia i bambini devono giocare. Man mano che crescono aumenta il carico di studio. In Italia li riempiono di compiti fin da piccoli, anche durante le vacanze”. E poi c’è il lavoro. “In Italia spesso contano le conoscenze. Qui se c’è un concorso è aperto a tutti. Se meriti, entri. Non importa chi conosci”. Antonio però non idealizza: “Non è che in Finlandia siano tutti perfetti. Però discriminazione e violenza giovanile sono rare. Io seguo i telegiornali italiani: ogni giorno succede qualcosa”.

Anche lo sport viene vissuto in maniera differente. Valter, oggi 17enne, corre in moto. Ha iniziato in Finlandia, gareggia in Italia e l’anno scorso ha vinto il campionato italiano Supermoto categoria S3 juniores. Ora è passato in S1. È stato ammesso a un liceo sportivo finlandese che accetta solo 100 studenti su oltre mille candidati. “Devono avere la media del 10, superare colloqui e prove fisiche durissime. Se entri, hai personal trainer, nutrizionista, psicologo sportivo. Puoi allenarti all’estero e studiare da remoto. È tutto pubblico, non stiamo parlando di scuole private”. Lo Stato gli garantisce 75 euro al mese per il pranzo e l’abbonamento gratuito ai mezzi pubblici. Per Antonio è la dimostrazione di un sistema che investe sui giovani. “Qui lo sport è una ragione di vita. Ci sono strutture anche a meno 20 gradi, ma i campi sono riscaldati, ci sono palazzetti. Ed è alla portata di tutti”.

La Finlandia però non è un paradiso. “Dell’Italia mi manca il sole. Da ottobre ad aprile qui ce n’è poco. Mi mancano gli amici, le chiacchiere al bar senza dover pianificare una settimana prima l’uscita”. La vita sociale è più programmata, meno spontanea. Ma lo stress è inferiore. “L’autobus passa all’orario previsto. Se hai un appuntamento alle 9, alle 9 entri. Noi viviamo in campagna, senza nonni. L’organizzazione è fondamentale. Qui tutto funziona e lo stress diminuisce”. Quando torna in Italia, dopo una settimana sente il bisogno di rientrare. “In Italia non c’è rispetto delle regole. Qui c’è senso civico. All’inizio mi sembrava un posto finto, poi è diventata normalità”. Antonio non rimpiange nulla. “Se tornassi indietro rifarei tutto. Guardo i miei figli e penso: meno male che siamo andati via”. Il consiglio ai genitori italiani è chiaro: “La scelta più dura è decidere di partire. Ma una volta che arrivi all’estero, è tutto incredibilmente semplice. Io invito sempre chi è indeciso a fare quel passo”. Perché, dice, la differenza si vede negli occhi dei ragazzi. “Hanno una mentalità aperta, fiducia nel futuro. Vivono in un ambiente dove il rispetto è la base di tutto”. E per Antonio, alla fine, è questo che conta.

Sei una italiana o un italiano che ha deciso di andare all’estero per lavoro o per cercare una migliore qualità di vita? Se vuoi segnalaci la tua storia a fattocervelli@gmail.com

L'articolo “Ci siamo trasferiti in Finlandia per i nostri figli: a scuola studiano finanza e imparano a cucinare. In Italia non c’è rispetto delle regole” proviene da Il Fatto Quotidiano.




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