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La nazionale, il “ritiro senza tifosi”, quel “se mi chiede di andare…”: tra Conte e De Laurentiis prove di addio (o di nuovo amore?)

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Un amore finito o piccole provocazioni tra innamorati? Che quella tra Antonio Conte e Aurelio De Laurentiis sia stata una storia degna di un film ci sono pochi dubbi: d’altronde sono due passionali Aurelio e Antonio, due che il quieto vivere lo considerano una bestemmia. Lo sapevano dall’inizio entrambi e così è andata: uno scudetto incredibile dopo le macerie dell’anno orribile di Garcia, l’odore di divorzio già subito dopo il trionfo con i tifosi che nella festa si appellavano a Lady Conte urlandogli “Fallo rimanere” ottenendo un “Farò di tutto” come risposta. Ed è rimasto Conte, tenendo la barra dritta pure quando il Napoli pareva un lazzaretto e più che scrivere delle gesta azzurre in campo veniva facile buttar giù trattati di anatomia in particolare su muscoli e tendini, ed oggi è lì ad onorare la frase di chi lo conosce bene, ovvero Gigi Buffon: “Male che va arriva secondo”.

Intorno la dialettica dei due. Adl che dice “Conte mi ha chiesto un ritiro senza tifosi, ma non possiamo, sarebbe uno sgarbo ai 70mila che ogni anno vengono in Trentino e ai 250mila dell’Abruzzo” e il mister che dal canto suo pare ammiccare alla nazionale (“Se fossi il nuovo presidente federale penserei a me”). Prove di addio? Può starci. Conte ha un contratto fino al 2027 ma la ritualità prevede l’incontro di fine anno con Adl per fare il punto e concordare il da farsi: lo scorso anno quando andarono al ristorante tutti, praticamente tutti, davano per certo l’addio e così non fu. L’ha ricordato proprio Conte a corollario del discorso sulla nazionale: “Mi davano tutti alla Juve e poi sono rimasto qui”. E Aurelio ha pure detto che non farebbe storie qualora il mister chiedesse di essere liberato per la Nazionale.

Insomma gli elementi che portano a pensare a un addio ci sarebbero: entrambi come detto sono da fuoco e fiamme, e in due anni le fiamme bruciano in fretta. I rapporti di Adl coi suoi allenatori più importanti si sono deteriorati anche prima, vedi Spalletti e Ancellotti, e lo stesso Conte ha parlato della sua difficoltà a rimanere a lungo nella stessa squadra. E dunque Adl che butta lì una frase che potrebbe apparire maliziosa in pasto ai tifosi e Conte che ammicca all’azzurro Italia potrebbero essere viste come prove d’addio. Tuttavia… Già, i due sono comunicatori esperti, strateghi che col linguaggio sanno fare e sfare e non sorprenderebbe se la dialettica invece che al logorio di un rapporto possa essere ascritta a provocazioni tra innamorati. Adl sa che trovare un allenatore del calibro di Antonio è impresa impossibile, tanto più in una città che ama tantissimo il mister e lo considera un napoletano a tutti gli effetti: Spalletti viveva in albergo, Sarri nei pressi di Castel Volturno, Conte in pieno centro, gira Napoli e ne apprezza calore e colore. Notoriamente molto credente Antonio è solito andare a messa a una certa ora in una data chiesa: si racconta che questa abitudine, in una città dove sacro e profano si mescolano meravigliosamente, abbia spinto parecchi napoletani a imitare il mister.

E al netto del colore c’è la ragione: la nazionale resta un azzardo e se tra due anni cimentarsi nell’impresa di riportare l’azzurro a un mondiale dopo un’eternità può essere stuzzicante c’è prima da confrontarsi con gli Europei… e se a Conte si chiede sempre di vincere o quantomeno di arrivarci vicino, il rischio Italia è quasi inaccettabile. Insomma, da un lato storia e personalità di entrambi potrebbero far pensare a un addio, ma quello tra Conte e Adl è anche un rapporto irrituale: Aurelio ha lasciato campo libero al suo mister come non aveva mai fatto nella storia, spendendo tanto sul mercato e apparendo pochissimo, lui notoriamente prima donna e Antonio si è assunto un ruolo di condottiero caricandosi addosso non solo l’aspetto sportivo. Al fondo di questa dialettica tra titani, resta una verità sospesa: Antonio e Aurelio sono due solitudini che si sono trovate nel caos, riconoscendosi simili. Dirsi addio oggi sarebbe razionale, restare domani sarebbe eroico. Tra le navate della chiesa dove Antonio prega e le stanze del potere dove Aurelio progetta, corre un filo sottile che unisce ambizione e inquietudine. Forse hanno ragione i rintocchi dei vicoli: a Napoli nulla è mai davvero finito finché non lo decide il cuore, o finché l’ultimo fuoco d’artificio non ha illuminato il Golfo. Appuntamento al ristorante, dunque, per l’ultimo atto. O, chissà, per il primo tempo di una nuova, imprevedibile storia.

L'articolo La nazionale, il “ritiro senza tifosi”, quel “se mi chiede di andare…”: tra Conte e De Laurentiis prove di addio (o di nuovo amore?) proviene da Il Fatto Quotidiano.




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