Ucciso a Pavia: «Il tuo sorriso vivrà in eterno». L’abbraccio del calcio siciliano a Gabriele Vaccaro
PAVIA. Solare, sorridente. Nello striscione appeso sugli spalti i tifosi dell’Asd Castrumfavara, durante la sfida al Gela, hanno ricordato così il giovane Gabriele Vaccaro, ucciso a 25 anni da una coltellata al collo, in un parcheggio in centro a Pavia mentre con le pizze ancora calde stava tornando alla macchina per rientrare a casa, dopo la serata con gli amici. E allo stadio i tifoni sono esplosi in un lungo, lunghissimo applauso.
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Davanti all’ospedale di Pavia fin da domenica pomeriggio si è radunata una piccola folla di amici, suoi e del figlio, quasi tutti originari di Favara, il paese siciliano dove abita la famiglia della vittima, ma che ora lavorano al nord, a Pavia, Varese o Bergamo, emigrati anni fa per un lavoro e che sono pronti a ritrovarsi, di fronte alle necessità e alle tragedie.
«Siamo una comunità unita anche qui, appena abbiamo saputo siamo venuti, mi ha chiamato mia sorella stamattina», dice un uomo sulla cinquantina, gli occhi rossi per il pianto. «Non si può morire a 25 anni in questo modo», ripete. Il papà della vittima viene abbracciato da tutti, non riesce a dire nulla. È sotto choc, non si dà pace. «Gabriele era venuto in provincia di Pavia per lavorare, aveva solo 25 anni, non avrebbe fatto del male a una mosca, perché è successo tutto questo?», dice l’amico che lo sorregge. Gli interrogativi accrescono il dolore, già insopportabile.
«Si era trasferito perché in provincia lavoravano già altri suoi amici nello stesso settore. Un ragazzo d’oro e senza grilli per la testa, sarebbe tornato a casa a luglio per fare finalmente le ferie»
IL RITRATTO
Gabriele Favara, diplomato all’istituto alberghiero, si era trasferito a settembre in provincia di Pavia con in mano un contratto al centro logistico delle Poste di Stradella. Un lavoro che offriva prospettive rispetto al precariato o alla disoccupazione a cui la Sicilia sembrava destinarlo.
Gli amici che già lavoravano per la stessa azienda lo avevano convinto a fare domanda e a trasferirsi: finora aveva svolto lavori saltuari e per lui era un occasione, anche se il contratto era a termine. «Il contratto sarebbe scaduto a luglio – dice un amico –, poi sarebbe andato giù per le ferie, finora non ne aveva fatte. I suoi genitori lo aspettavano, anche suo padre mi aveva detto che non vedeva l’ora perché non era riuscito a prendersi una vacanza».
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Lo attendevano anche la sorella gemella e gli altri due fratelli Gerlando e Totò, che come lui, terzino sinistro, avevano giocato a calcio nell’Asd CastrumFavara: la squadra ieri sui social ha lasciato il suo cordoglio: «Lo ricordiamo non solo per le sue abilità sportive, ma per la sua educazione».
E così lo ricordano gli amici di famiglia: «Un ragazzo d’oro, senza grilli per la testa, educato e con tanti sogni ancora da realizzare. È stato mio figlio che lo aveva aiutato a fare domanda per le Poste, tanti ragazzi già ci lavoravano», dice l’uomo. Ieri mattina davanti al pronto soccorso del San Matteo c’era anche il direttore del centro, anche lui originario di Favara, che aveva dato un contratto al giovane.
Cordoglio al Vallone
Lavora per le Poste anche Christian Giallombardo, ferito all’addome dalla stessa arma usata dagli aggressori e ora ricoverato in ospedale, al San Matteo, in prognosi riservata. Il ragazzo risulta abitare in via Edoardo Camera, al Vallone, dove domenica mattina la scientifica è rimasta al lavoro per ore. Qui, a quanto pare, veniva ospitato da alcuni mesi anche Gabriele (risulta anche un precedente domicilio a Broni), forse in attesa di capire se il contratto a termine poteva trasformarsi in qualcosa di più duraturo. «Ci contava – dice ancora l’amico di famiglia –. I genitori peraltro erano contenti perché il direttore è siciliano pure lui, poteva essere una buona prospettiva di carriera. Adesso è finito tutto, in modo assurdo e senza un perché».
