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Missili contro una petroliera Usa nello Stretto di Hormuz: l’Iran rivendica l’attacco ma Washington smentisce

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Due missili contro una nave da guerra statunitense al largo di Jask, all’ingresso orientale dello Stretto di Hormuz, secondo quanto riferito dall’agenzia iraniana Fars e rilanciato dai media statali. È la versione diffusa all’alba, che parla di un’unità colpita dopo aver ignorato l’ordine di invertire la rotta. Da Washington arriva una smentita secca, riportata da Axios: nessuna nave è stata colpita. Il contrasto tra le due narrazioni si apre mentre le forze americane avviano una missione navale in uno dei chokepoint più strategici del pianeta.

Le informazioni restano non verificabili sul campo. Non ci sono conferme indipendenti né segnali operativi diffusi dalla marina statunitense nelle ore immediatamente successive.

Blocco e contro-blocco

L’episodio si inserisce in una giornata ad alta tensione. Teheran aveva avvertito poche ore prima che qualsiasi presenza militare straniera nello stretto sarebbe stata considerata ostile. “In particolare l’aggressivo esercito degli Stati Uniti sarà attaccato se intenderà avvicinarsi ed entrare nello Stretto di Hormuz”, ha dichiarato Ali Abdollahi, capo del comando unificato iraniano.

Sul terreno, lo stretto resta di fatto sotto il controllo dei pasdaran. Il traffico commerciale è quasi paralizzato da settimane. Centinaia di navi sono ferme o deviate. Prima della guerra, da questo passaggio transitava circa un quinto del petrolio mondiale.

La risposta americana

Gli Stati Uniti hanno avviato l’operazione “Project Freedom”, annunciata dal presidente Donald Trump come missione di scorta per liberare le navi bloccate. L’idea è audace: 15.000 militari, cacciatorpediniere, droni e oltre 100 velivoli tra basi terrestri e portaerei. “Abbiamo detto a questi Paesi che guideremo le loro navi fuori in sicurezza da queste vie d’acqua ristrette”, ha scritto il tycoon su Truth Social. Il piano, almeno nella fase iniziale, prevede presenza militare “nelle vicinanze” più che scorte dirette, con capacità di intervento rapido in caso di attacco.

Il comando americano insiste sulla natura difensiva dell’operazione, ma lascia aperta la possibilità di una risposta militare. “Il nostro supporto a questa missione difensiva è essenziale per la sicurezza regionale e per l’economia globale”, ha dichiarato l’ammiraglio Brad Cooper alla Reuters.

Rischio escalation

In mare, la situazione resta instabile. Nelle ultime settimane l’Iran ha colpito più volte navi in transito o nelle vicinanze dello stretto. Le mine non completamente neutralizzate, inoltre, rendono alcune rotte impraticabili. Un incidente segnalato nelle ore precedenti da UK Maritime Trade Operations parla anche di una petroliera colpita da proiettili di origine sconosciuta, ma l’equipaggio è illeso.

Sul piano strategico, lo scontro si gioca su due livelli: controllo del traffico energetico globale e pressione negoziale. Washington mantiene il blocco dei porti iraniani. Teheran risponde chiudendo lo stretto. Il prezzo del petrolio è salito di oltre il 50% dall’inizio della crisi.

Diplomazia al limite

Nonostante la tensione, i canali diplomatici restano aperti. Gli inviati americani continuano a scambiare proposte con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. Ma il margine si restringe e gli Usa non si dicono soddisfatti. “Ci sono colloqui. Ci sono offerte. Le loro non ci piacciono. Le nostre non piacciono a loro. Non conosciamo ancora la situazione del [leader supremo]. E stanno portando messaggi a mano nelle grotte o ovunque lui o chiunque altro si nasconda. Questo rallenta il processo”, rivela un alto funzionario statunitense ad Axios.

“O stiamo per vedere presto i contorni reali di un accordo raggiungibile, oppure (Trump ndr.) li farà saltare in aria completamente”. E aggiunge: “Il presidente vuole agire. Non vuole restare con le mani in mano. Vuole fare pressione. Vuole un accordo”

Nel Golfo, intanto, le navi restano ferme. E ogni movimento, reale o presunto, rischia di trasformarsi nel punto di non ritorno. 

L'articolo Missili contro una petroliera Usa nello Stretto di Hormuz: l’Iran rivendica l’attacco ma Washington smentisce sembra essere il primo su Secolo d'Italia.




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