Mantova, il monito dell’infettivologo: «Non abbassiamo la guardia, il contagio è in famiglia»
MANTOVA. «Adesso i rischi principali sono in famiglia. I contagi al lavoro ultimamente sono diminuiti e in reparto abbiamo prevalentemente ricoverati da piccoli focolai familiari, perché purtroppo è lì che tutti abbassano la guardia». Il dottor Salvatore Casari, primario del reparto di Malattie Infettive al Poma, è schietto come sempre e punta il dito sulle cattive abitudini e sul calo del livello di attenzione tra le mura domestiche e con gli amici. «La metà dei positivi che abbiamo in cura è da contatti familiari e l’altra metà non lo sa. Tra questi ultimi ci possono essere anche dei contagi sul luogo di lavoro. Attualmente ho ventitré letti Covid sempre pieni, tranne uno che abbiamo tolto in questi giorni per darlo alla zona “pulita”. Anche nelle Medicine Covid da qualche giorno c’è qualche ricovero in meno».
Dottore, tra pochi giorni sarà trascorso un anno dal primo ricovero Covid al Carlo Poma. Un anno trascorso in altalena tra alti e bassi. Quando raggiungeremo una certa stabilità?
«Penso che la stabilità si avrà quando ci sarà una sufficiente distribuzione e diffusione del vaccino. Abbiamo visto che con le riaperture c'è sempre una ripresa delle consuetudini sociali e quindi il virus circola in modo esteso. Adesso ci sono anche le varianti che complicano le cose, essendo più contagiose».
Parla dell’immunità di gregge?
«Per quella servirà ancora molto tempo. Sto dicendo che se si farà la vaccinazione delle categorie più fragili ci saranno meno complicanze negli ospedali. Non so quando raggiungeremo questo equilibrio perché dipende dalla campagna vaccinale. Però voglio sbilanciarmi, quindi dirò questo autunno nella migliore delle ipotesi, o entro fine anno. Riuscire a tenere la malattia sotto controllo sarebbe già molto».
Capitolo varianti: alcuni virologi sostengono che tra poche settimane ci sarà una terza ondata e che la mutazione prenderà il posto del virus tradizionale.
«La preoccupazione c’è, anche perché basta guardare quello che sta succedendo ad esempio nel Bresciano dove c’è già una prevalenza della variante inglese. E Brescia è dietro l’angolo. A Mantova non facciamo il sequenziamento del virus perché non abbiamo la tecnologia e ci appoggiamo a Pavia. Le indicazioni sono di fare il sequenziamento quando un paziente proviene da zone dove è stata isolata la variante e al momento sono Inghilterra, Brasile e Sudafrica. Ma stiamo riproducendo lo stesso errore nell'anno scorso quando cercavamo il virus solo su coloro che erano stati in Cina. Faccio uno più uno: se Brescia ha un tasso di varianti inglesi così elevato è praticamente scontato che ce lo abbiamo anche noi. Spero che arrivino al più presto i tamponi che sappiano individuare le varianti, una prospettiva che sembra fattibile tra qualche settimana».
La variante è più contagiosa, ma è anche più grave dal punto di vista clinico?
«È sicuramente più trasmissibile, ma al momento nella nostra esperienza se abbiamo incontrato la variante non abbiamo incontrato più casi gravi».
I vaccini sono efficaci contro queste mutazioni?
«Contro la variante inglese non ci dovrebbero essere problemi di risposta del vaccino, sulle altre si discute. Magari nella brasiliana e nella sudafricana non funziona al 100% ma in modo parziale».
La mascherina chirurgica difende dalle varianti?
«La mascherina fa quello che deve fare indipendente dalle varianti e va usata sempre. La chirurgica ha una valenza in ambito sociale ed è sufficiente, ma in ambito sanitario no perché la carica virale è più alta».
Le misure restrittive finora adottate sono state funzionali al contenimento del virus?
«Sono tra quelli che avrebbero preferito una chiusura totale per meno settimane ma anticipata. Insomma, chiudere prima e di più, alla fine avremmo chiuso meno. Capisco però anche le esigenze di alcune categorie e la difficoltà della politica a prendere decisioni».
Ci dia qualche parola di speranza: quando finirà?
«Non lo so, ho fiducia nel futuro e in quello che si sta facendo. Spero in tempi ragionevoli di arrivare a un’infezione sotto controllo che eviti il via vai negli ospedali e che possa farci gestire anche le altre malattie. Per questo azzardo entro fine anno».
