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Ноябрь
2021

Il Reddito di cittadinanza contestato a cinque mila persone, in Italia ci sono tre milioni di bisognosi

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UDINE. La lotta alla povertà e all’emarginazione assume un riconoscimento di dimensione europea con il Trattato di Amsterdam dell’ottobre 1997, ma si deve attendere il marzo del 2000 per una sua effettiva operatività. Allora, infatti, il Consiglio di Lisbona lancia un obiettivo decennale agli Stati membri «per lo sradicamento della povertà» entro il 2010. La striminzita crescita economica e l’adozione della strategia dell’Austerità Espansiva, tuttavia, impediscono di raggiungere tale obiettivo nell’anno Europeo della povertà e dell’inclusione, il 2010, per l’appunto. Che fare? Si adotta una ulteriore strategia decennale comunitaria denominata “Europa 2020”. Il suo obiettivo specifico, questa volta, è meno ambizioso poiché consiste nel ridurre (entro il 2020) di 20 milioni la consistenza delle “persone a rischio di povertà” in essere nel 2008 (che erano 103,3 milioni nella Ue a 27 membri).

Nel 2019, nonostante gli sforzi fatti, la riduzione è stata di appena 12 milioni di persone con un calo di 1,8 milioni nell’Eurozona e di 10,2 milioni nei Paesi privi della moneta unica. E la nostra Italia? Anziché ridurre i 15,1 milioni del 2008 raggiunge, sempre nel 2019, i 15,4 milioni (+2%) a causa della decrescita infelice del reddito della propria economia. E nel 2020, causa pandemia, la situazione peggiora.

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Che ha fatto l’Italia nel frattempo? È stata costretta a farsi carico delle reiterate sollecitazioni comunitarie adottando uno strumento specifico di fronteggiamento della povertà e dell’esclusione sociale. Il suo nome è Reddito/Pensione di cittadinanza (Rdc/Pdc), è attivo dall’aprile 2019 e ha sostituito il precedente Reddito di Inclusione durato appena 20 mesi.

Perché la Ue ha spinto in tal senso? Perché il numero degli indigenti è salito, in Italia, da 1,8 milioni di persone (nel 2007) a oltre 5 milioni nel 2018, scesi a 4,6 milioni nel 2019 (grazie all’adozione di tale misura) per balzare a 5,6 milioni nel 2020 a motivo della pandemia. Abbiamo parlato di indigenti perché l’universo di riferimento del Rdc/Pdc è costituito dalle persone in povertà assoluta che, nel 2019, erano meno di un terzo delle persone a rischio di povertà poste al centro della strategia comunitaria. Indigenti che nel 2020 sono ben il 9,4% dell’intera popolazione italiana, il 9,3% nel Nord e l’11,2% nel Mezzogiorno. Insomma, in Italia, si sono posti al centro dell’intervento i più poveri dei poveri e gli emarginati, tanto per capirci chiaramente.

Lo scopo è reinserire gli indigenti nel mercato del lavoro o, qualora ciò risulti impossibile per i vari motivi specificati nella legge, almeno conseguirne l’inclusione sociale. Cioè rendere possibile a tali persone un minimo di attaccamento alla società civile evitandone il completo abbandono e, per tal via, rafforzare la coesione sociale e la solidarietà interpersonale e collettiva. Nel caso in cui tutti i componenti del nucleo familiare abbiano almeno 67 anni, il Rdc viene chiamato Pdc. Quali le condizioni poste per l’accesso al Rdc/Pdc? Tre sottoscrizioni ed altrettanti impegni:

1) la Dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro;

2) il Patto per il lavoro presso il Centro per l’impiego;

3) il Patto per l’inclusione sociale presso i Comuni nei casi previsti.

Per essere ammessi al beneficio, inoltre, i richiedenti debbono soddisfare tutta una serie di requisiti di cittadinanza e residenza (il più escludente dei quali è la residenza in Italia di almeno 10 anni) e di requisiti economici assai rigorosi riferiti sia al reddito che all’eventuale patrimonio posseduti. Il beneficio, infine, non è a vita, ma viene concesso per un massimo di 18 mesi (rinnovabili) e viene cessato allorché vi siano state variazioni che incidono sui requisiti dichiarati all’atto della presentazione della domanda.

Si tratta di un beneficio rilasciato con facilità e senza controlli e verifiche? Niente affatto! Le domande respinte nei primi 18 mesi sono state circa un terzo e, come da notizie di stampa, sono stati effettuati controlli e verifiche da parte delle forze dell’ordine. Che hanno scoperto quasi 5mila “furbetti” sugli oltre 1,3 milioni di nuclei familiari beneficiari della misura (a settembre 2021) ovvero su quasi 3 milioni di persone facenti parte di tali nuclei.

L’ultimo passo ci porta a tratteggiare l’identikit dei percettori del Rdc/Pdc dimodoché non sia il tratto furbesco di pochissimi di loro a esaurire la nostra attenzione bensì quello umano e sociale che può (deve!) ispirare vicinanza, solidarietà e coesione. Con la povertà e il bisogno dobbiamo farci i conti tutti, infatti, perché l’impoverimento e la povertà estrema non è una colpa individuale, ma una caratteristica sempre più marcata dell’evoluzione economica e mercato-lavoristica degli ultimi 15 anni.

Assai più marcata in Italia a causa della sua decrescita infelice e della sottovalutazione della stessa da parte delle sue classi dirigenti. Oltre ai 5 milioni di bisognosi, infatti, ne abbiamo altri 10 che corrono il rischio di diventare poveri!

Veniamo al nostro veloce mini-identikit del povero assoluto o bisognoso o indigente che dir si voglia.

Uno. È italiano l’85,3% dei percettori del Rdc/Pdc: in valori assoluti significa 2,53 milioni di bisognosi sui 2,97 milioni totali rilevati a settembre 2021.

Due. È residente nel nostro Mezzogiorno in due casi su tre, una quota che corrisponde a poco meno di 2 milioni di persone. Prendere atto di tale localizzazione spiega in gran parte perché la quota di avviabili al lavoro sia circa un terzo e di due terzi quella di bisognosi di semplice inclusione sociale. Il Mezzogiorno, infatti è funestato da troppa “esclusione sociale”. Che significa? Disoccupati, scoraggiati, precari, ecc. dovuti alla scarsità strutturale di lavoro cioè di economia privata ovvero di imprese.

Tre. Nel Nord, invece, troviamo più ricorrente il fenomeno dei “lavoratori poveri” (sotto-occupati, precari, part-time involontario, ecc.). Quattro. La presenza di minori o disabili, è rilevante perché circa un terzo dei nuclei familiari percettori di Rdc/Pdc ha al suo interno minori (la povertà minorile è in crescita) mentre la presenza dei disabili compare nel 17% dei nuclei familiari totali. Cinque. Le famiglie unipersonali sono state particolarmente colpite dalla decrescita infelice poiché sono quasi il 45% di tutti i nuclei familiari beneficiari della misura, ovvero quasi 600mila in valori assoluti. Sei. Le famiglie numerose sono addirittura il 20% del totale qualora si sommino tutte quelle con almeno 4 componenti il nucleo e patiscono forti difficoltà.

Non pare anche a voi che quello abbozzato non sia un mero universo di malvagi “furbetti” ma, invece, un esercito di persone bisognose? E che, quasi quasi, ispira comprensione e solidarietà? O, almeno, che non induce a sparare sulla croce rossa del Rdc/Pdc?




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