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Yohanes Chiappinelli: “In Etiopia non avevo niente, l’Italia mi ha dato un futuro. Il record della maratona lavorando in silenzio”

Una storia bellissima, per un futuro tutto da scrivere. I riflettori dell’atletica italiana sono puntati su Yohanes Chiappinelli, reduce dalla splendida prestazione della maratona di Valencia, dove ha registrato il nuovo record italiano tagliando il traguardo in 2:05:24.

L’atleta è intervenuto ai microfoni di Run2u, trasmissione in onda sul canale YouTube di OA Sport a cura di Sabrina Sgalaberna e Danny Frisoni, raccontando le sue sensazioni.

L’azzurro ha inizialmente ripercorso la sua attività a livello giovanile, dove è stato impegnato in un’altra specialità: “E’ andata così. Inizialmente mi divertivo a fare cross, era una delle mie specialità preferite in cui ho raccolto successi a livello giovanile; in pista mi dilettavo nei 3000 siepi, dove ho raggiunto bei traguardi come la medaglia d’oro continentale Under 20 ed Under 23, poi sono stato bronzo agli Europei nel 2018 a livello assoluto, fu il mio miglior traguardo. Da lì pensavo di poter fare delle belle cose, invece purtroppo non riuscivo a migliorare, faticavo nelle ultime gare che avevo affrontato prima delle Olimpiadi. Non stavo più facendo quel salto di qualità per competere a livello mondiale“.

Un periodo molto buio quello raccontato dal nativo di Addis Abeba, in cui ha anche rotto con il suo ex allenatore: “Nell’ultimo periodo di siepi ero allenato da Maurizio Cito: la mancata qualificazione nei 3000 siepi alle Olimpiadi ha compromesso il nostro rapporto. Avevo bisogno di nuovi stimoli, non riuscivo a migliorare più di tanto. Da lì ho volto prendere una nuova strada; così ho cambiato allenatore e ho iniziato la collaborazione con Giuseppe Giambrone al Tuscany Camp. Poi sono arrivate le prime gare su strada, la 10 km, la mezza maratona e quindi la maratona”.  

Chiappinelli ha poi rivissuto la grande impresa di Valencia, dove ha registrato il nuovo primato italiano superando il compagno di squadra Iliass Aouani: “In pochi si aspettavano un exploit del genere, gli occhi erano puntati su Iliass, ma io avevo lavorato sodo, anche se in silenzio, soprattutto nel periodo estivo fino alla maratona. Dentro di me sapevo che potevo fare una grande gara: lo avevo detto ad amici e compagni di allenamento che Valencia doveva essere la mia maratona, dovevo consacrami in qualche modo. Così è stato, ha avuto ragione il mio allenatore: io a luglio volevo andare a Sestriere a fare un’altura, lui mi ha convinto di rimanere al Camp, ci siamo focalizzati sui lavori veloci per mettere più brillantezza possibile; ho fatto anche qualche uscita sui 5000 che mi ha permesso di lavorare al meglio per la maratona. Poi ho fatto anche un periodo costruttivo a Livigno, un mese di altura, per poi rientrare al Tuscany Camp. Sono seguite un paio di mezze maratona tra cui la mezza ad Udine dove ho fatto 1h00:58, poi da lì ho proseguito facendo i Campionati italiani 10 km su strada, anche lì con una buona condizione. Vedevo che allenamento dopo allenamento crescevo sempre di più, avevo trovato equilibrio mentale, fisico, alimentare, di recupero. Questo mi ha concesso di arrivare nelle migliori condizioni a Valencia“.

L’azzurro si è detto molto soddisfatto del tempo ottenuto in Spagna: “Più di così non mi aspettavo, anzi pensavo di fare un due e cinque alto o un due e sei. Invece le mie condizioni mi hanno permesso di fare meglio. Spero di essere io a correre sotto le due ore e cinque, ma vedremo anche un Crippa che si cimenterà nella maratona a Londra. Io ci proverò, così come gli altri azzurri“.

Yohanes non ha partecipato alle Olimpiadi di Parigi 2024, dove non è riuscito a qualificarsi a causa di una gara difficile ad Amburgo: “Da una parte dovevo confermarmi, ma quella Maratona non è uscita bene, non l’ho finita perché venivo da un infortunio e l’ho preparata solo in un mese e mezzo. Per questo non sono riuscito a non portarla a termine, da qui la mancata partecipazione a Parigi. 

Lo stop, non a caso, ha provocato anche una piccola crisi all’atleta che, ad un certo punto, ha anche pensato di smettere: “È successo a gennaio e febbraio dell’anno scorso, prima della gara preolimpica. Mi era balenata l’idea di smettere, venivo da un infortunio che mi tormentava. Quando ho ripreso ad allenarmi vedevo che non ero quello di una volta, faticavo tantissimo. Non riuscivo a spiegarmi perché. Grazie al mio allenatore ne sono uscito. Poi ho preparato questa maratona di Amburgo da una base che era meno di zero. Sapevo che in due mesi dovevo fare il possibile. L’ho fatto anche soffrendo i primi giorni, andavo in piscina, nuotavo per ore di fila, poi correvo, poi andavo in palestra, facevo ellittica. Ho fatto di tutto per rimettermi in forma. Dopo ne sono uscito, per fortuna. E’ normale avere momenti di crisi“.

Ad aiutare la disciplina del maratoneta anche dei pregressi studi musicali: “Bisogna lavorare sodo, la mia passione musicale mi ha aiutato anche nello sport. Nella musica bisogna tenere un ritmo, è quello che faccio anche durante la maratona, il più costante possibile. Lo facevo quando suonavo il clarinetto e studiavo in camera i pezzi“.  

Chiappinelli ha inoltre parlato del suo passato, in Etiopia: “Ricordo poco, vivevo in un piccolo villaggio, era una vita semplice. Non avevo niente, ero povero. Pur non avendo niente la mia vita era dignitosa, non avevo di cui lamentarmi. Ma dentro di me speravo di andare via. Lo avevo detto anche ai miei parenti da piccolino che un giorno sarei andato lontano. La mia famiglia italiana mi ha dato un futuro, sarò sempre grato per quello che stanno facendo per me. La lingua etiope purtroppo l’ho dimenticata del tutto. Infatti quando sono tornato non è stato semplice, anche perché loro non parlano inglese. La mia origine probabilmente mi ha aiutato ad essere la persona che sono; partendo da una base in cui non avevo niente, la voglia di emergere era superiore dei ragazzi italiani nati in Italia. La forza di volontà, il fatto di sopportare più la fatica mi ha portato qui.

Non è mancata anche una domanda sulla sua vita a Siena e sul celebre Palio: “Sono del Rione del Bruco: siamo messi un po’ male, l’ultimo palio lo abbiamo vinto nel 2008. Ogni tanto lo vado a vedere, anche se non mi fa impazzire considerata la troppa calca”. In ultimo il corridore ha ripercorso la sua storia da atleta, dalle giovanili in Toscana (“Vincevo tante gare“), fino all’ingresso nel Gruppo Sportivo dei Carabinieri nel 2016 (“Lì sono diventato un atleta professionista, è stato un punto di partenza per fare meglio“), fino a passare dal bronzo agli Europei di Berlino nei 3000 siepi all’arrivo di Valencia: “Il momento più bello della mia vita e della mia carriera sportiva. La prima cosa che ho fatto al traguardo? Tirare un urlo di liberazione, si vede anche dalle immagini”. 

L’INTERVISTA A YOHANES CHIAPPINELLI A RUN2U




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