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Февраль
2025

La Germania ha un nuovo governo, a quando una nuova politica industriale?

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Come previsto, i democristiani (CDU-CSU) hanno vinto le elezioni politiche tedesche, ma con poco più del 28% dei voti, seguiti dall’Alternativa per la Germania (AfD), che con il 20,8% si è piazzata al secondo posto. I socialdemocratici (SPD), con il 16,4%, sono scesi ai minimi livelli storici e sono stati relegati al terzo posto, seguiti dai Verdi con l’11,6% (anche loro in perdita) e dalla Linke con l’8,8% (un balzo di sei punti rispetto ai pronostici).
I liberali dell’FDP e il partito di Sahra Wagenknecht (BSW) hanno ottenuto meno del 5% (rispettivamente 4,3% e 4,9%) e non avranno seggi nel nuovo Bundestag. Significativa è l’affluenza alle urne, che è stata quasi dell’83%, il 7% in più rispetto al 2021. Dato il complicato sistema a due voti per elettore, ci saranno solo due opzioni per un governo di maggioranza: 1) CDU-CSU e AfD (categoricamente respinta dai primi) o 2) CDU-CSU e SPD (la combinazione più probabile). La buona notizia è dunque che i Verdi quasi sicuramente non entreranno nel nuovo governo. Questo permetterà di abbandonare gli aspetti più radicali del Green Deal che, assieme alle sanzioni, ha portato alla crescente deindustrializzazione del paese. I settori automobilistico e siderurgico, insieme all’industria chimica, sono già stati duramente colpiti, con conseguenze devastanti per le decine di migliaia di aziende dell’indotto.
Ma mentre gli elettori hanno punito i Verdi e il Green Deal, gli “esperti”, incapaci di pensare fuori degli schemi della geopolitica, stanno promuovendo la produzione di armi come presunta via d’uscita dalla depressione industriale. Un esempio tipico è il sondaggio della società di consulenza manageriale Ernst & Young (EY), secondo cui un aumento significativo della spesa per la difesa darebbe impulso all’economia tedesca e creerebbe decine di migliaia di posti di lavoro, migliorando al contempo la sicurezza nazionale.
EY sostiene che perseguire l’obiettivo della NATO dal 2% al 3% del PIL consentirebbe all’economia europea di crescere di 0,66 punti percentuali. Inoltre, si potrebbero creare 660.000 nuovi posti di lavoro in tutta Europa, di cui 50.000 in Germania. Questa cifra non è certo impressionante, paragonata ai 300.000 posti di lavoro che perderanno solo il settore automobilistico tedesco e i suoi fornitori nei prossimi anni.
Secondo lo stesso rapporto, la London School of Economics è giunta a una conclusione simile. Purtroppo, Friedrich Merz, il probabile futuro Cancelliere, ha compiuto un simile errore di ragionamento durante la campagna elettorale. In realtà, concentrarsi su investimenti non produttivi, come carri armati e missili, non farà che aggravare la crisi economica, come dimostra la storia del ventesimo secolo.




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