Per il 2026 sogno la rivoluzione più potente: quella dei cuori, della ragione, della politica con la P maiuscola
Tra la fine dell’anno e l’inizio di quello nuovo più che fare analisi di un 2025, per tantissimi versi orribile, mi auguro un 2026 migliore. Il miglioramento della qualità della vita terrena non dipende però solo dagli altri, men che mai da fattori ultra terreni, ma anche dal nostro impegno quotidiano per fermare o quanto meno rallentare un declino umano che ci spinge sempre più verso la barbarie.
In primo luogo, tocca ripensare e riprendere un cammino di umanità, riscoprire il senso di esseri umani, ossia persone dotate di cuore e di intelletto, e quindi di razionalità, per riflettere bene su dove stiamo andando. Siamo nell’era delle nuove guerre, della folle corsa al riarmo, della violenza sempre più brutale, della sopraffazione dei forti nei confronti dei più deboli. Bisogna rendersi conto che questa progressiva e costante corsa verso guerre sempre più devastanti oltre che provocare tante morti, come sempre accade nelle guerre e come la storia dovrebbe insegnare, oggi determinano, più che nel passato, per la tipologia di armi utilizzate, devastazioni ambientali e territoriali senza precedenti e il rischio concreto della fine stessa del genere umano e di ogni vita sul pianeta.
Dobbiamo affrontare in ognuno di noi, nel profondo dell’anima, il tema dei valori che debbono essere prevalenti nel conflitto, che fa parte della vita, tra bene e male. Il conflitto di valori è necessario ed ineludibile perché serve per scegliere. E non è vero che siamo impotenti, che non cambia mai nulla, anche qui sovviene la storia a rammentarci quanto i popoli, anche qui nel bene o nel male, possono scrivere la storia. La storia alla fine siamo noi, come singoli e come collettività.
Nel 2026 vorrei che le persone che non intendono omologarsi ad un destino voluto da chi sceglie guerre, violenza, odio, denaro e potere, lottino, magari sempre più unite, per cambiare quel destino che altri vogliono scrivere solo per interessi brutti e cattivi e non per il bene comune. Mi auguro quindi un 2026 non di rassegnazione, ma di impegno; non di lamentele fine a se stesse, ma di lotta; non di conformismo ai poteri ma di rottura del sistema; di pace e non di guerra; di amore e non di odio.
Per provare a cambiare ciò che è fuori di noi però dobbiamo scegliere chi ognuno di noi vuole essere, perché la società e il potere sono anche il prodotto moltiplicato e amplificato dell’identità di ogni singolo individuo. Quindi bisogna anche riscoprire il vero senso della libertà, nella sua accezione più profonda e libertaria e, quindi, finanche il gusto pieno della vita che deve essere fatta di scelte di autodeterminazione individuale e collettiva.
Nel 2026 dobbiamo per poter vivere più liberi e con minori disuguaglianze, rompere tante catene ed abbattere molti muri, prima dentro di noi e poi all’esterno. Quindi non posso alla fine che augurare un anno di scelte buone nel conflitto tra bene e male, un anno quindi romantico e rivoluzionario, soprattutto di pace e giustizia sociale, e quindi di fratellanza e giustizia economica ed ambientale. E soprattutto con tanta serenità e salute senza le quali anche la rivoluzione diventa quasi impossibile.
La rivoluzione che sogno è senza armi ovviamente, sogno la rivoluzione più potente, quella dei cuori, della ragione, dell’umanità ritrovata, del diritto e quindi della politica con la P maiuscola. Sembra così impossibile in questi tempi così bui. Ma ciò che è umano, non dimentichiamolo mai, è sempre possibile, ma sono necessarie volontà e coraggio, che non si comprano al mercato liberista del consumismo universale. Buon anno.
L'articolo Per il 2026 sogno la rivoluzione più potente: quella dei cuori, della ragione, della politica con la P maiuscola proviene da Il Fatto Quotidiano.
