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I buoni propositi del 2026? I consigli di Daniel Lumera per non farli fallire come sempre: “Non lottare contro i mulini a vento”

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A fine anno molti di noi fanno la stessa promessa: “Da gennaio cambio tutto”. Poi la vita riparte, identica. Si accumulano ruoli, persone, aspettative, ricordi che pesano più del lavoro stesso. E mentre ci affanniamo a inseguire obiettivi sempre nuovi, dimentichiamo che il primo passo per un anno diverso non è aggiungere, ma togliere: lasciare andare ciò che non parla più di noi. Daniel Lumera – biologo naturalista, autore bestseller, esperto a livello internazionale nell’area del benessere e della qualità della vita – lavora da tempo su questo nodo centrale dell’esistenza: capire cosa tratteniamo per paura e cosa invece meriterebbe di essere lasciato andare con gratitudine. Un invito a ritrovare la propria direzione liberandosi da pesi invisibili – mentali, emotivi, relazionali – che impediscono alla nostra natura di emergere. Con lui proviamo a capire come si prepara davvero un nuovo inizio.

Lasciare andare persone e pesi mentali

Dottor Lumera, molte persone arrivano a fine anno stanche di relazioni che non fanno più bene, ma non trovano il coraggio di chiuderle o trasformarle. Che criteri suggerisce per capire chi o cosa non è più in risonanza con noi e quando è davvero il momento di lasciar andare?
“Per prima cosa suggerisco di mettersi in una condizione di ascolto profonda, senza essere frettolosi; poi, di porsi la domanda se quella situazione ci stia consumando o logorando. Successivamente, chiediamoci se stiamo rinunciando per paura, se poi ci pentiremo oppure se davvero sia giunto il momento di chiudere un ciclo. Bisogna essere pazienti nelle decisioni, perché queste devono essere figlie di una chiarezza interiore e non del disagio, della frustrazione, della fuga, della rabbia e dell’incomprensione. Il lasciar andare deve portare leggerezza nella nostra vita, senza tuttavia togliere responsabilità. Se, dunque, dopo questi interrogativi si conferma non essere una fuga dalle proprie responsabilità, allora è la strada giusta e ci libereremo da tanta sofferenza. Invece, se la scelta causa non solo rimpianti ma ferite e confusione interiore, allora si tratta di una rinuncia o di una fuga. Consideriamo, infine, se la scelta di lasciar andare o di continuare riguardi solo noi o implichi valori più grandi. Perché, se il nostro impegno incide sul cambiamento positivo e sul beneficio degli altri esseri, allora probabilmente vale la pena resistere”.

Nuovi obiettivi senza sovraccarico

Lei parla spesso della necessità di creare uno “spazio interiore” per far emergere la propria vocazione. Come si costruisce un proposito di inizio anno che sia realistico?
“Tantissime persone vivono una condizione di disagio, ansia o depressione e cercano di estinguere il sintomo in sé, non comprendendo che c’è un disagio più profondo, esistenziale, cioè che la vita che stanno vivendo non è una vita che appartiene loro. Perciò invito a seguire uno schema molto semplice: iniziare a lavorare ogni giorno per costruire uno spazio nella nostra vita dove quattro elementi possano coincidere. Il primo riguarda ciò che amiamo fare, che ci dà gioia: la nostra passione. Il secondo ciò che ci viene bene fare, naturalmente: il nostro talento. Il terzo ciò che contribuisce al benessere del pianeta, degli altri esseri e della comunità: il senso di missione; infine, ciò per cui ci pagano: la nostra professione. Quando in un proposito passione, talento, missione, professione coincidono, questo si conferma potente, profondo, realistico, importante. Ho approfondito questi concetti nel libro Scegli la tua vita, sulla base di ricerche scientifiche: per questo affermo che il tema del proposito per il nuovo anno sia un fattore chiave per salute, benessere e qualità della vita”.

Liberarsi dal controllo e dall’ansia del risultato

Lei invita a mollare la presa: lasciare che la vita si muova senza forzarla. In pratica, come si impara a non trattenere e a riconoscere quando la lotta è peggiore della perdita?
“È un concetto molto semplice e altrettanto forte: per la maggior parte di noi, la nostra è una vita che forza le situazioni, che non accetta la natura delle cose, come il chiudersi di una relazione, il fallimento di un progetto, la fine di un sogno. Ci aggrappiamo al dolore e all’amore trasformandolo in possesso e ossessione. Mentre il lasciare andare è un invito all’accettazione più profonda delle cose per come sono, rispettandone la natura ciclica. Però, attenzione, non si tratta di rassegnazione passiva. Al contrario, sto invitando a non lottare contro i mulini a vento, ossia a capire quando la forzatura crea una situazione profonda di disagio interiore, frustrazione, fallimento, impotenza, colpa e rabbia. È un invito al discernimento, che non siamo più abituati a esercitare, perché seguiamo modelli di felicità, successo e realizzazione che non ci corrispondono. Quindi la maggior parte di noi non vive davvero la vita o le relazioni, piuttosto vive l’idea che ha della vita e delle relazioni, così come le ha idealizzate. Il mio è un invito a uscire da questa idealizzazione, dai meccanismi mentali immaginativi e di osservare la vita nella sua impermanenza, così com’è”.

Piccoli riti quotidiani per un anno più leggero

Per chi vuole iniziare il 2026 più libero da rimuginii, fallimenti e aspettative, può indicare almeno tre pratiche quotidiane per trasformare questo lavoro interiore in una routine efficace?
“L’essere umano ha bisogno di ritualità. Abbiamo ancora oggi una ritualità fortemente connessa agli elementi, che le ricerche scientifiche rivelano aiutare moltissimo la mente a lasciare andare, a liberarsi dai pensieri ruminanti, dai dolori, dal passato, da ciò a cui siamo rimasti attaccati e che crea sofferenza nella nostra vita. Quindi, la prima cosa che suggerisco, molto semplice, è riscoprire la ritualità proprio attraverso gli elementi. Prima della fine dell’anno scrivere su un foglio di carta tutto quello che vogliamo lasciare andare, purificare e liberare; quindi, andiamo a bruciare il foglio, lasciando andare tutto quanto abbiamo scritto mentre contempliamo la fiamma.
Lo stesso riguardo alla terra: immaginiamo di racchiudere dentro un sasso o un cibo tutto ciò che vogliamo lasciare andare, e di sotterrarlo, donandolo alla terra. Con l’acqua, analogamente, prendiamo delle foglie e, se si ha la possibilità, lasciamole scorrere via in un fiume, in un flusso d’acqua che rappresenta la vita. E nell’aria possiamo disperdere la cenere del nostro foglietto bruciato, oppure affidare le foglie al vento. A questi semplicissimi rituali aggiungerei il respiro: inspirando, andiamo ad ascoltare e sentire bene una situazione ed espirando, lasciamo andare e scarichiamo ogni tensione, ogni dolore, ogni emozione, ogni pensiero a cui siamo aggrappati. In questo modo ci riportiamo alla ciclicità della vita e ristabiliamo una connessione con i bioritmi naturali, portando in noi un grande senso di sollievo attraverso una ritualità che è molto semplice ed efficace allo stesso tempo, e che la scienza ha dimostrato avere un’incidenza sulle tensioni del corpo, sull’attività della mente e delle emozioni, e in generale sulla consapevolezza di se stessi”.

L'articolo I buoni propositi del 2026? I consigli di Daniel Lumera per non farli fallire come sempre: “Non lottare contro i mulini a vento” proviene da Il Fatto Quotidiano.




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