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Entra in vigore la tassa europea sull’import di prodotti ad alta intensità di carbonio: come funziona e a chi si applica

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Con il nuovo anno entra pienamente in vigore in Ue la tassa europea sulle importazioni di prodotti ad alta intensità di carbonio da parte di aziende con sedi in Paesi dove la legislazione ambientale è più permissiva. Il Carbon border adjustment mechanism (Cbam) introduce per la prima volta un prezzo del carbonio anche per alcune merci importate da Paesi terzi: cemento, ferro, acciaio, alluminio, fertilizzanti minerali e chimici, energia elettrica e idrogeno. Dopo una fase transitoria durata oltre due anni, il sistema passa dalla semplice rendicontazione delle emissioni a obblighi finanziari veri e propri per gli importatori.

Il Cbam nasce per affrontare uno dei nodi centrali della transizione verde: evitare che le imprese europee, sottoposte a regole climatiche più stringenti, subiscano la concorrenza sleale dei concorrenti extra-Ue che producono in Paesi con standard ambientali più deboli. In assenza di correttivi, il rischio sarebbe quello di delocalizzazione della produzione e aumento complessivo delle emissioni globali. Rischio che i grandi inquinatori europei hanno peraltro a lungo utilizzato come alibi per chiedere il prolungamento dell’assegnazione gratuita dei ‘diritti a inquinare’ previsti dall’Emissions trading system (Ets) il mercato europeo del carbonio

Con il nuovo sistema, chi importa nell’Ue prodotti ad alta intensità di CO2 deve acquistare certificati Cbam, che riflettono il prezzo del carbonio applicato all’interno del mercato europeo attraverso l’Ets. Al momento il valore di una quota è di 87 euro per tonnellata di CO2, contro i 75 del gennaio 2025 e dopo il picco di oltre 100 euro toccato nel 2023. L’obiettivo è che il costo ambientale della produzione viene progressivamente allineato tra merci europee e importate.

È di fatto la prima volta che un grande mercato introduce un prezzo del carbonio alle frontiere, trasformando la politica climatica in un elemento strutturale delle relazioni commerciali. Nella fase di avvio le entrate finiranno agli Stati membri, mentre con il prossimo quadro finanziario pluriennale dal 2028 – secondo le proposte – potrebbero andare per il 25% agli Stati e per il 75% alle risorse proprie, a finanziare cioè il bilancio dell’Ue (per 1,5 miliardi l’anno secondo alcune stime tecniche come quella dell’istituto Bruegel). Secondo la Commissione europea, il Cbam è destinato a diventare uno dei pilastri della strategia climatica dell’Ue. Il suo avvio coincide con l’inizio del graduale superamento delle quote gratuite di emissione per le imprese europee nei settori coperti, un processo che su pressione delle lobby degli inquinatori si estenderà fino al 2034.

Bruxelles ritiene, nella fase di transizione, il rischio di “fuga” delle imprese Ue non è ancora del tutto eliminato. Per questo la Commissione ha anche proposto recentemente un fondo temporaneo di decarbonizzazione, finanziato in parte dai proventi del Cbam, destinato a sostenere gli investimenti verdi delle industrie più esposte. Il meccanismo ha suscitato reazioni contrastanti sul piano internazionale, con l’accusa all’Ue di possibili effetti protezionistici. Secondo la Commissione, invece, il Cbam è compatibile con le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio, in quanto basato su criteri ambientali e non discriminatori.

L'articolo Entra in vigore la tassa europea sull’import di prodotti ad alta intensità di carbonio: come funziona e a chi si applica proviene da Il Fatto Quotidiano.




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