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Riforma disabilità, dopo i buchi della sperimentazione bresciana, le associazioni chiedono un posto in cabina di regia

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La realizzazione della cosiddetta Riforma della disabilità, in fase di sperimentazione dal primo gennaio 2025 già con vari problemi sui territori coinvolti, continua a non procedere in maniera adeguata per i diretti interessati e con diversi aspetti negativi da risolvere già denunciati a ilfattoquotidiano.it, tra i tanti, dalla Cgil. Che qualcosa non stia andando per il verso giusto lo testimonia, ad esempio, “il caso della provincia di Brescia, una delle prime 9 province scelte a livello sperimentale, dove sono emerse criticità e soprattutto ritardi sulle certificazioni di invalidità”, come segnala a ilfattoquotidiano.it Alessandro Manfredi, presidente Lega per i diritti delle persone con disabilità (Ledha). Per evidenziare i disagi e offrire un supporto partecipando a tavoli istituzionali congiunti creati ad hoc, alcune associazioni hanno chiesto – e ottenuto il primo dicembre – un confronto diretto con le istituzioni.

“La riforma della disabilità deve aiutare le persone, non creare nuove barriere” – È il focus del messaggio che Ledha e Federazione tra le associazioni nazionali delle persone con disabilità (Fand) hanno manifestato alla ministra per le Disabilità, Alessandra Locatelli (Lega) e all’assessore lombardo alla Famiglia, solidarietà sociale, disabilità e pari opportunità Elena Lucchini (Lega). Secondo le organizzazioni la riforma per cambiare passo di marcia nella qualità dei servizi erogati ha bisogno di “tempestivi miglioramenti in particolare sul Progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato.

Durante la riunione è stato affrontato il percorso di trasformazione del modello di welfare sulla disabilità, sempre più orientato alla personalizzazione degli interventi attraverso il Progetto di vita. Un’indicazione già presente nella legge regionale lombarda e, a livello nazionale, nella Riforma delle disabilità che a partire dal primo aprile 2026 verrà estesa ad altre sei province lombarde, mentre l’entrata in vigore della riforma su tutto il territorio italiano è fissata per il primo gennaio 2027. “Proprio in vista dell’allargamento della sperimentazione come Ledha e Fand abbiamo chiesto al ministero per le Disabilità e a Regione Lombardia di poter partecipare alla cabina di regia”, spiega Manfredi. All’incontro hanno partecipato anche rappresentanti degli assessorati regionali al Welfare, Istruzione, Lavoro, dirigenti ministeriali, rappresentanti regionali e nazionali dell’Inps, ente che con la riforma ha assunto un ruolo fondamentale come soggetto unico per l’accertamento sanitario con l’introduzione del nuovo certificato medico per il riconoscimento dell’invalidità civile, non più commissioni medico-legali diversificate, ma un solo referente nazionale con uniformità di giudizio e procedure standard per tutti.

“Mancano medici certificatori e questo provoca attese di mesi solo per la valutazione di base” – “Regione Lombardia e il ministero per le Disabilità hanno accolto la nostra richiesta di entrare a far parte della cabina di regia, un dato positivo. A oggi però non abbiamo ancora ricevuto un atto formale che ratifichi questo impegno”, dice Manfredi a ilfattoquotidiano.it. Sulla messa a terra della riforma, “esprimiamo una profonda preoccupazione rispetto ai ritardi sulle certificazioni di invalidità, che comporta un rallentamento sulle sperimentazioni dei Progetti di vita indipendente. A oggi”, aggiunge il numero uno di Ledha, “in provincia di Brescia i progetti attivati sono una quarantina su una platea totale di circa 1.500 persone che hanno espresso interesse all’avvio di un percorso di vita indipendente”. Accanto alle opportunità, sono emerse diverse criticità che rischiano di gravare sulle persone con disabilità e che dovranno essere risolte il prima possibile.

“Evidenziamo”, afferma Ledha che è attiva in Lombardia, “il tema dei tempi di attesa molto prolungati per l’accertamento dell’invalidità, dovuti alla carenza di personale dedicato. Un grave disagio riscontrato chiaramente nei primi mesi di sperimentazione nel territorio bresciano”. Manfredi sottolinea “come sia stato lo stesso direttore generale dell’Inps, durante la riunione, a evidenziare che il problema principale per la certificazione dell’invalidità è stato il numero insufficiente di personale, in particolare di medici certificatori”. La carenza di questi professionisti sanitari ha un impatto concreto su tutta la sperimentazione, “perché i tempi si allungano”, sottolinea Manfredi, “e questo significa che le persone interessate ad avviare un Progetto di vita indipendente devono aspettare a lungo, anche mesi, semplicemente per riuscire a ottenere la Valutazione di base, che rappresenta solo il primo passo di questo iter”. Non proprio un bel viatico per la riforma tanto decantata dalla ministra Locatelli che l’ha già rinviata di un anno provocando le proteste delle associazioni.

“L’estensione della sperimentazione non ci lascia tranquilli” – Disagi emersi a livello nazionale, non solo lombardo. “Il percorso per l’attuazione dei Progetti di vita indipendente per le persone con disabilità era già previsto dalla legge 328 del 2000, ma non è mai stato sostanzialmente applicato in tutta Italia”, spiega il presidente Ledha. “In Lombardia c’è stata un’accelerazione a muoversi in questa direzione anche attraverso la legge regionale che mette al centro il Progetto di vita delle persone con disabilità. Questo non avviene nelle altre regioni, che sono invece legate alla sperimentazione prevista dal Decreto legislativo 62 incentrata sulla certificazione di invalidità. Ci sono alcune regioni in cui il percorso sta avanzando e altre in cui ci sono ritardi”, aggiunge Manfredi, “quello che auspichiamo è che le criticità già evidenziate vengano superate in tutto il territorio nazionale per garantire finalmente a tutte le persone con disabilità il diritto alla vita indipendente come previsto dalla Convenzione Onu”.

Va detto che anche in Lombardia ci sono lacune da colmare e risorse da incrementare per la Vita indipendente per tutti gli aventi diritto. Ma cosa accadrà quando nella primavera dell’anno prossimo verranno inserite a livello sperimentale altre 40 province, con il coinvolgimento di altre decine di migliaia di persone con disabilità? “L’estensione della sperimentazione avverrà a marzo-aprile 2026 e potremmo valutarla in termini positivi se effettivamente ci fossero tutte le risorse necessarie, anche in termini di personale, e penso soprattutto agli uffici provinciali dell’Inps, per svolgere tutti i procedimenti richiesti”, risponde il presidente di Ledha.

L'articolo Riforma disabilità, dopo i buchi della sperimentazione bresciana, le associazioni chiedono un posto in cabina di regia proviene da Il Fatto Quotidiano.




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