Referendum, quasi 200mila firme contro la riforma Nordio. Conte: “Legge dannosa e pro-casta, continuiamo così”
Per il ministro Carlo Nordio è un’iniziativa “superflua“, di cui “non si vedeva la ragione“. Migliaia di cittadini però la pensano diversamente: la raccolta firme popolare per il referendum sulla riforma costituzionale della magistratura, lanciata da un gruppo di 15 giuristi, ha quasi raggiunto le 200mila sottoscrizioni in soli 12 giorni a cavallo delle feste di Natale. L’obiettivo delle 500mila firme è quindi ormai completo al 40% (qui il link per firmare con Spid o Carta d’identità elettronica). Una cavalcata che rende sempre più complicato il piano del governo di accelerare i tempi del voto, convocando le urne senza aspettare il 30 gennaio, quando scadranno i tre mesi dalla pubblicazione della legge in Gazzetta ufficiale: cioè il termine entro cui i soggetti legittimati dalla Carta – 500mila elettori, cinque Consigli regionali o un quinto dei membri di ciascuna Camera – possono chiedere il referendum confermativo. I parlamentari di maggioranza e di opposizione hanno già depositato le loro richieste, accolte dalla Cassazione il 18 novembre scorso: su questa base, l’esecutivo vorrebbe fissare la data della consultazione – che va decisa con un anticipo tra i cinquanta e i settanta giorni – per l’inizio o la metà di marzo, violando la prassi seguita in tutti e quattro i referendum costituzionali della storia repubblicana.
Il blitz era previsto per l’ultimo Consiglio dei ministri del 2025, il 29 dicembre, ma è stato rimandato all’ultimo momento: venerdì, in un’intervista al Corriere della sera, Nordio ha ammesso che il dietrofront è stato motivato proprio “dalla novità della raccolta firme di privati cittadini”. Il ministro della Giustizia, allo stesso tempo, ha però bollato l’iniziativa come “superflua”, perché, afferma, “il quesito non si può cambiare: è un sì o un no alla riforma, senza possibilità di modifiche. E poiché era stato chiesto proprio da noi, e la Cassazione l’aveva dichiarato ammissibile, non se ne vedeva la ragione”. A rispondergli, in serata, è il presidente del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte: “Di fronte a una raccolta firme e a una partecipazione importante che sotto le feste, in pochissimi giorni, si avvicina a quasi 200mila sottoscrizioni contro la riforma della giustizia pro-casta, il ministro Nordio oggi ha detto che l’iniziativa dei cittadini è “superflua”. Ministro, nessuna iniziativa di partecipazione dal basso è “superflua” o inutile. Specie quando è su provvedimenti dannosi, che non migliorano in alcun modo la giustizia ma servono solo a proteggere politici e governi dalle inchieste. Continuate a firmare, partecipare, informarvi e soprattutto votate quando sarà il momento”. Condanna per le parole di Nordio anche dalla responsabile Giustizia del Pd Debora Serracchiani: “L’esercizio democratico della raccolta delle firme è per il ministro poco più che un fastidio e la fissazione della data del referendum sembra ormai un fatto più personale che politico e tale da giustificare anche il mancato rispetto delle regole”, afferma all’Ansa.
A esporsi in modo polemico contro la raccolta firme è stata anche l’Unione delle Camere penali, il “sindacato” degli avvocati penalisti, schierato per il Sì: “Il referendum confermativo esiste già: è stato richiesto ed è stato approvato. Promuovere una nuova raccolta di firme non serve quindi a ottenerlo, ma a rinviarlo, ad allontanare nel tempo l’appuntamento elettorale. Chi sostiene questa iniziativa sa di essere oggi nettamente sfavorito nei sondaggi e sembra confidare che il tempo possa colmare un divario che gli argomenti di merito non riescono a superare”. Ma i giuristi promotori dell’iniziativa tirano dritto e ribadiscono di voler ricorrere al Tar se il governo dovesse forzare per anticipare la data del voto: “Le quasi duecentomila firme raccolte meritano rispetto istituzionale”, dice all’Ansa il portavoce del gruppo, l’avvocato Carlo Gugliemi. “Qualsiasi decreto di fissazione del referendum che dovesse venire emesso prima che la Cassazione si sarà espressa sulla raccolta firme sarebbe un atto in violazione della Costituzione, e come tale lo impugneremo in ogni sede a tutela del diritto ad una partecipazione attiva e consapevole di tutte e di ciascuno”.
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