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Venezuela: atterrati in Italia Alberto Trentini e Mario Burlò, l’abbraccio con i familiari e il saluto di Meloni

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Si è conclusa con un lieto fine la vicenda del cooperante Alberto Trentini e dell’imprenditore Mario Burlò, arrestati pretestuosamente e incarcerati senza accuse formali per oltre un anno in Venezuela. Stamattina, intorno alle 8:45, è atterrato all’aeroporto di Ciampino l’aereo che ha riportato in Italia i nostri connazionali.

Presenti Meloni e Tajani

Ad accogliere Trentini e Burlò, liberati ieri mattina dalle autorità venezuelane, c’erano anche la premier Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Appena scesi dall’aeromobile i due hanno ricevuto l’abbraccio dei propri cari, la madre di Trentini, Armanda e i figli di Burlò, Gianna e Corrado.

In seguito, sono stati accolti anche dalla premier e dal ministro. «Bentornati», ha affermato Meloni ai due. Ai ringraziamenti di Trentini, l’inquilina di palazzo Chigi ha risposto con un «ma stai scherzando».

«Abbracciato mamma? È stata tanto in pensiero, lo sai vero?», ha continuato in tono giocoso la premier rivolgendosi a Trentini, congedandosi infine con un «non vi voglio disturbare perché avete del tempo da recuperare tutti quanti. Arrivederci».

La madre di Alberto Trentini (S) abbraccia il figlio, mentre Gianna e Corrado riabbracciano il padre, Mario Burlò (D), Roma, 13 gennaio 2026. Ansa/FILIPPO ATTILI/US PALAZZO CHIGI

Trentini: “Siamo felici, ma prezzo altissimo”

La famiglia Trentini ha quindi stilato una dichiarazione, letta ai giornalisti presenti dall’avvocato Alessandra Ballerini: «Siamo felicissimi oggi, ma la nostra felicità ha un prezzo altissimo». «Non si possono cancellare le sofferenze di questi interminabili 14 mesi. Grazie a tutte le persone che ci sono state vicine in tanti modi diversi».

Infine un appello: «Ora vi chiediamo di rispettare il nostro desiderio di restare raccolti. Un pensiero va alle persone ancora detenute e alle loro famiglie».

Le parole di Burlò

Intervistato dal TG2 Italia-Europa, Mario Burlò ha spiegato come ha superato i difficili mesi di carcere: «Ho superato la detenzione pensando ai ragazzi e agli amici che mi stavano vicino che sapevano, conoscendomi, che erano accuse folli e infondate», ha esordito l’imprenditore torinese.

«Sono stato sequestrato come purtroppo moltissimi stranieri che ancora sono lì, 94 stranieri di 34 nazionalità differenti in un modo disumano». «Violenze fisiche io onestamente non ne ho subite – continua Burlò – ma psicologiche sì: non parlare con i propri figli per un anno, la prima chiamata dopo 11 mesi e mezzo. È difficile per tutti, ai genitori che mi stanno ascoltando chiedo solo di dare un forte abbraccio ai propri figli, è la gioia più grande».

Presente all’aeroporto di Ciampino anche l’avvocato di Burlò, che ha riferito le parole e le sensazioni espresse dall’imprenditore: «Era molto provato, è stata dura, ma ce l’abbiamo fatta». «Un enorme ringraziamento al console Jacopo Martino con cui in contatto e a tutta la rete diplomatica a Caracas davvero molto vicina alla famiglia, e il Ministero degli Esteri», ha concluso l’avvocato.

Tajani: “Speriamo in rapporti più proficui con Caracas”

Intervenendo al TG2, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha voluto innanzitutto manifestare la sua gioia per la liberazione dei nostri connazionali: «Vedere il sorriso dei figli di Burlò, l’abbraccio dalla mamma di Trentini al figlio, sono scene che ti toccano perché ci sono gli aspetti umani oltre all’aspetto politico, al lavoro che abbiamo fatto, ma rivedere due persone che possono essere vicine finalmente alle loro famiglie e stanotte dormire a casa, è qualcosa che ci riempie il cuore».

Il ministro ha quindi espresso l’augurio di una più stretta collaborazione con le autorità di Caracas, guidate dalla Presidente ad interim Delcy Rodriguez: «Noi continuiamo a lavorare con grande attenzione, speriamo e siamo convinti che la nuova amministrazione possa permettere di avere un rapporto più proficuo tra Caracas e Roma».

L’Italia, come sottolineato dal ministro, continuerà a lavorare per liberare i restanti prigionieri rinchiusi nelle carceri di Caracas: «Come sapete ci sono 42 detenuti, dei quali 24 sono politici, però hanno passaporto italiano e venezuelano, anche loro devono rientrare».




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