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Referendum giustizia, Gratteri mette in dubbio i finanziamenti del Sì: “Fondazioni pagate coi soldi dei ministeri? Non è etico”. Su La7

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Ospite di DiMartedì, su La7, il procuratore capo della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, affronta le recenti polemiche che dalla destra investono il finanziamento della campagna del No al referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati, in programma il 22 e 23 marzo 2026.
Il nodo della discussione riguarda le accuse mosse da alcuni giornali di destra secondo cui i magistrati che sostengono il No non avrebbero trasparenza sui fondi raccolti. Gratteri risponde entrando subito nel merito dei finanziamenti: “Intanto, allo stipendio dei magistrati ogni mese è detratta una quota per l’iscrizione all’Associazione Nazionale dei Magistrati. Poi scusi, stasera io sono qui. Lei, Floris, mi paga? No, non mi paga. Ma perché allora non facciamo una commissione? Ci sono tante commissioni in Italia, facciamone una. Vediamo come si finanzia chi cerca i voti per il No e come si finanzia chi cerca i voti per il Sì”.

Il magistrato solleva un dubbio di opportunità etica sui finanziamenti alla campagna per il Sì: “A me risulta che i magistrati hanno messo una quota di 20 euro a testa. Non so altri. Non so se ci sono, ad esempio, delle fondazioni che fanno propaganda per il referendum“.
“Beh, sarebbe legittimo”, commenta il conduttore Giovanni Floris.
Sì, ma se queste fondazioni ricevono soldi dai ministeri? – ribatte Gratteri – Per lei sarebbe eticamente accettabile? Se ci sono delle fondazioni che prendono soldi dai ministeri, non mi pare etico“.
“Magari sono delle fondazioni culturali”, rilancia Floris.
“Ma sono sempre le tasse della gente”, replica il magistrato.

Nel corso dell’intervista il dialogo si sposta poi sul contenuto del referendum e sulle possibili conseguenze istituzionali della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Gratteri avanza una visione critica, evocando esempi internazionali: “Se vince il Sì, succede che ci avviciniamo a un sistema come quello che c’è, ad esempio, negli Stati Uniti. Lei ha visto negli Stati Uniti in questi giorni cosa sta accadendo? Gli Stati Uniti le sembrano un paese democratico? Lei vivrebbe tranquillo lì? Il pm negli Stati Uniti non è un magistrato di carriera. Sta lì otto anni, dieci anni, e poi pensa di essere assunto in una multinazionale. Lei ha visto il pm in Svizzera? Il pm in Svizzera non è un pm di professione. Non è uno che ha fatto un concorso”.

Gratteri ribadisce poi il rischio di un modello “all’americana”: “Stiamo vedendo Trump come si sta scegliendo i magistrati. Per processare Maduro, non c’è un giudice naturale di una certa Procura ma c’è il giudice federale di New York, che è stato nominato da Trump. Le sembra questo un criterio, un livello di democrazia?”.
Sul motivo per cui, secondo lui, la separazione delle carriere spingerebbe verso modelli simili, Gratteri prosegue: “Come per tutti i paesi dove c’è la separazione delle carriere, si arriverà a quello, perché normalmente il potere non vuole essere controllato. Il manovratore non vuole essere disturbato”.

L'articolo Referendum giustizia, Gratteri mette in dubbio i finanziamenti del Sì: “Fondazioni pagate coi soldi dei ministeri? Non è etico”. Su La7 proviene da Il Fatto Quotidiano.




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