Stellantis, Cassino riparte a singhiozzo dopo l’anno nero. E l’azienda taglia in Polonia: 740 esuberi
L’anno nero della fabbrica di Cassino vive la sua coda lunga anche in questo inizio di 2026. Il sito frusinate di Stellantis avrebbe dovuto rientrare al lavoro in maniera completa, dopo un primo rinvio, il 16 gennaio. Ma così non sarà. E almeno fino al 27 gennaio lo stabilimento non girerà mai a pieno ritmo confermando una ripartenza lenta che continua a coinvolgere molte fabbriche del gruppo franco-italiano in Europa. Basti pensare a come sta accadendo in Polonia: nella storica sede di Tychy, la “Mirafiori dell’Est”, Stellantis ha annunciato 320 esuberi strutturali che, sospettano i sindacati, diventeranno 740 con i contratti a termine in scadenza.
Il 2026, insomma, non ha finora conosciuto una nuova spinta e le difficoltà dello scorso anno, con la produzione crollata in Italia ai livelli del 1954, non sembrano superate. Domani, 15 gennaio, Cassino riavvierà l’impianto di lastratura che lavorerà regolarmente il giorno seguente. Il 19 gennaio, invece, si fermerà l’intera fabbrica. Il giorno dopo lavorerà la sola lastratura e inizierà il riavvio dell’impianto di verniciatura. Il 22 lavoreranno entrambe le linee, ferme il 23 perché è il giorno del santo patrono di Cassino. Il 26 gennaio la fabbrica si fermerà nuovamente. Solo il 27 gennaio – finalmente – torneranno al lavoro tutti e tre i reparti, compreso il montaggio.
Continua quindi l’agonia dopo i 105 giorni di fermo produttivo del 2025, anno in cui l’impianto ha prodotto appena 19.364 auto registrando un pesante -27,9% rispetto al 2024: si tratta del dato peggiore nella storia del sito. Basti pensare che nel 2017, primo anno con le produzioni Alfa Romeo Giulietta, Giulia e Stelvio, si raggiunsero le 135.263 unità. Le difficoltà sono legate soprattutto al rinvio delle produzioni delle nuove Alfa Romeo Stelvio e Giulia, inizialmente previste negli scorsi mesi.
Un’altra Alfa, la Junior, è tra le concause dei prolemi in Polonia, insieme a Fiat 600 e Jeep Avenger. La scarsa domanda, insieme ai costi dell’energia elettrica, hanno portato Stellantis ad avviare una procedura di licenziamento collettivo, che entrerà nel vivo prima della fine di aprile. La riduzione iniziale sarà di 320 posti (su 2.378 dipendenti) ma i sindacati fanno notare che l’impatto potrebbe arrivare a 740 operai e impiegati alla luce dei contratti in scadenza nel primo trimestre del 2026 che con ogni probabilità non verranno rinnovati. Come già avvenuto in Italia, Stellantis gestirà gli esuberi con la formula dell’esodo volontario incentivando le uscite.
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