Armi, dai traslochi ai giocattoli come evitare guai con la legge
IVREA. «Alcuni anni fa un mio cliente stava ripulendo un suo campo con il decespugliatore. Rinvenne una pistola Beretta modello 34 molto arrugginita. La prese e la portò alle forze dell’ordine che la ritirarono ma gli chiesero il porto d’armi. Visto che non ce l’aveva lo denunciarono per porto di arma comune senza licenza. Poiché la legge prevede l’obbligo di consegnare alle autorità di polizia le armi rinvenute, non avrebbero dovuto denunciarlo. È l’unico caso in cui è consentito portare un’arma senza titolo. Ed infatti la procura, a seguito di memoria difensiva, ha poi chiesto l’archiviazione».
In un territorio di circa 160mila abitanti con più di 7mila porti d’armi (dato del commissariato del 2022) è bene conoscere tutte le regole connesse alla loro custodia. L’avvocato Alessandro Raucci è esperto in materia, tanto che recentemente è stato relatore in un incontro con gli altri legali del foro di Ivrea.
Particolare è il caso delle armi bianche e delle armi antiche: spesso si crede che siano di libera vendita perché si trovano nei mercatini o su internet. Ma non è così.
«Vale per tutta Europa– spiega ancora Raucci – salvo che in Italia dove sono considerate armi a tutti gli effetti. Come nel caso del simpatico novantenne denunciato dal vicino per un litigio, che subì un controllo armi. Quando si viene querelati, infatti, le armi sono ritirate cautelativamente. Ingenuamente consegnò anche una carabina da sala a retrocarica, calibro 6 flobert, modello Warnant, fabbricata a Liegi, in Belgio che non era denunciata. La scientifica di Torino andò giù per le spicce e stabilì che, non essendoci elementi per ritenerla antica, essa era arma comune: il vecchietto è stato denunciato per detenzione di arma comune appunto (da 8 mesi a 6 anni e 4 mesi di reclusione). Tuttavia tale tipologia di armi, dalla letteratura in materia, risultava essere stata brevettata a Liegi negli anni’80 dell’800 e dunque poteva essere antica (reato oblazionabile con meno di 200 euro di spesa ed estinzione del reato). All’ufficio brevetti di Liegi mi hanno risposto subito e con pochi euro mi hanno inviato copia del relativo brevetto datato 1885. Il tribunale ha quindi accolto la richiesta di oblazione».
E se la normativa può apparire spesso confusa per gli italiani, figurarsi per gli stranieri. «Un camionista bulgaro – prosegue Raucci – è stato fermato per un controllo e nella portiera del camion è spuntata una bomboletta di gas Cs (lacrimogeno). In Italia è vietato. In Bulgaria è libero. Lui nemmeno parlava italiano ed è stato arrestato e denunciato per porto di arma da guerra. Poi è stato liberato dal Gip e quindi processato. Il procedimento si è incentrato sulla tipologia di arma del gas Cs. È arma? È da guerra al pari dei gas asfissianti? È arma comune non da sparo? La realtà è che la legge non lo dice in maniera chiara. Il procedimento si è concluso con condanna per detenzione e porto di arma comune e pena sospesa».
Infine, alcuni consigli in pillole. «Chi eredita armi di qualsiasi tipo – precisa ancora Raucci – e ne viene in possesso deve darne comunicazione entro 72 ore ai Carabinieri o alla Questura competenti, altrimenti commette un reato. Durante un trasloco è necessario dare immediata comunicazione all’autorità di polizia del trasferimento. Ma se non si ha il porto d’armi è necessario ottenere un’autorizzazione e non è possibile trasportare più di 6 armi alla volta. Se ne possono trasportare di più solo con autorizzazione di polizia. Anche qui vi sono sanzioni penali».
Molte persone in tribunale a Ivrea vengono denunciate per aver portato un coltello che spunta fuori ai controlli al metal detector, nella maggior parte dei casi senza cattive intenzioni ma per semplice dimenticanza. «Il coltello, a differenza del pugnale – sottolinea Raucci –, non è un’arma, ma uno strumento atto ad offendere (ovvero una arma impropria). Per essere coltello deve avere punta e un solo filo. Se ha punta e due fili taglienti è arma propria. Ma anche il coltello (come gli altri strumenti atti ad offendere) non può essere portato fuori di casa, se non vi è un giustificato motivo».
Persino per le armi giocattolo sono previsti dei limiti nel porto. «Se somigliano ad un’arma vera – racconta Raucci –, infatti, ne è possibile il porto solo se vi è un giustificato motivo (partecipare ad una gara, ad una ricostruzione storica, eccetera). Le armi ad aria compressa sono di libera vendita se non superano i 7,5 joule di potenza. Sono armi comuni da sparo (obbligo di denuncia, porto d’armi, ecc.) se superano tale potenza». —
