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“Quando sono in aeroporto, quando sono per strada, quando faccio la spesa, io sono invisibile. Condizionamenti? Non ne accetto da nessuno. Discografiche, stampa, colleghi…”: parla Mika

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Mika si è raccontato a Paolo Giordano sul Corriere della Sera, e lo ha fatto dalla sua casa di Hastings, nell’East Sussex. Il cantautore torna con un disco in inglese, Hyperlove, a distanza di 7 anni dall’ultimo nella stessa lingua e di uno in francese uscito nel 2023: “L’idea di scrivere ogni tot anni in un modo prevedibile, nella lingua più commerciale, non fa parte del mio ragionamento. Tutto quello che faccio segue soltanto l’istinto. È così dall’inizio della mia vita di musicista e cantautore. Anche andare all’università e poi lasciarla in un giorno per entrare in conservatorio: istinto. Negli ultimi dieci anni ho fatto tanta tv, tanta televisione. Ho fatto una colonna sonora, molti tour. Mi sono riconnesso con il francese chiudendo una parte della mia vita in una maniera cosciente e poetica. L’ho quasi bruciata quella parte. Bruciare serve a tornare all’essenziale. Poi mi sono rimesso al pianoforte, alla ricerca della sensazione con cui ho cominciato a fare musica. L’euforia. Creando paesaggi musicali”.

A proposito della cover dell’album, dove il volto di Mika è per metà quello che conosciamo e per l’altra metà una evoluzione di linee, il cantautore spiega: “C’è un’artista femminile della stessa scena di Hockney, si chiama Maggi Hambling. Ha dipinto il quadro di una ragazza con i capelli rossi, che era la sua fidanzata. Molto classico, come un Manet o un Renoir. Ma quando guardi giù, in fondo al quadro, i piedi sono grotesque. Sembrano delle rocce. E lì c’è una carica sensuale bruciante, disturbante. Interessante. Anche se la ragazza è nuda, i piedi sono la sua parte più intima“. E Giordano gli chiede quindi di parlare dei suoi, di piedi: “Ho dei piedi che fanno molto male. Infatti per l’intervista ero cinque minuti in ritardo perché stavo mettendo la crema. Sono piedi da ballerino, che si aprono. Sono stati il mio punto di tensione fin dal primo tour. Se vuoi capire una persona, guarda le mani e i piedi”.

Mika parla del rapporto con la solitudine (“C’è tanto tempo da solo. Tantissimo. Ma è quasi necessario. Sono sempre stato così. Però quando scrivo non mi sento da solo”), dei tour che sono caratterizzati da una “disciplina solitaria”, e descrive della popolarità: “Quando sono in aeroporto, quando sono per strada, quando faccio la spesa, io sono invisibile. Per una decisione. Impensabile di essere la stessa persona che sei sul palco. Impensabile anche di essere la stessa persona quando stai scrivendo e quando stai vivendo la vita normale”.

“L’eccellenza” è quello che lo fa muovere artisticamente e la certezza è quella di non “accettare condizionamenti da nessuno. Dall’industria discografica, dalla stampa, dai colleghi, nemmeno dalla famiglia. La famiglia che ti dice no, non fare anche questo, preservati, sei stanco, non spostare un’altra volta quell’intervento medico…”. Sono molte le domande sul disco e non manca quella sul fatto che Hyperlove non è ‘hyper-prodotto’: “Ho coprodotto questo album con Nick Littlemore di Empire of the Sun. Nick ha deciso che tutto doveva venire da strumenti analogici, nemmeno un suono dai plug-in del computer. Un giorno ho scoperto quanto aveva speso sull’affitto di strumenti vintage. Erano così tanti soldi che ero pronto a urlare. Poi ho visto che mi aveva addebitato solo la metà del costo. Il resto l’aveva pagato lui”, le parole di Mika.

L'articolo “Quando sono in aeroporto, quando sono per strada, quando faccio la spesa, io sono invisibile. Condizionamenti? Non ne accetto da nessuno. Discografiche, stampa, colleghi…”: parla Mika proviene da Il Fatto Quotidiano.




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