Garlasco, il tempo si assottiglia: Stasi avrebbe avuto solo 16 minuti per uccidere Chiara
Il delitto di Garlasco si gioca anche sui minuti. Anzi, sui secondi. Una nuova verifica ha ridotto ulteriormente la finestra temporale in cui Alberto Stasi avrebbe potuto uccidere la fidanzata Chiara Poggi quel 13 agosto del 2007. Il giornalista Emanuele Canta ha simulato per Mediaset il tragitto in bicicletta che Stasi avrebbe compiuto dalla villetta di via Pascoli alla sua abitazione in via Carducci: 1,7 chilometri percorsi in poco meno di 7 minuti.
Un dato che coincide perfettamente con la perizia del 2009, ma che ora assume un significato diverso. Perché se dai 23 minuti totali stabiliti dalle indagini si sottraggono questi 7 minuti di pedalata, rimane uno spazio di appena 16 minuti in cui Stasi avrebbe dovuto compiere l’omicidio. E a questo intervallo andrebbero tolti anche i secondi necessari per entrare in casa e accendere il computer, operazione avvenuta esattamente alle 9:35.
La finestra che si chiude
Secondo la ricostruzione dei giudici, tutto sarebbe accaduto tra le 9:12 e le 9:35. Due orari precisi: il primo corrisponde al momento in cui venne disattivato l’allarme della villetta dei Poggi, il secondo all’accensione del computer di Stasi nella sua abitazione. Ventitré minuti in cui un ragazzo di vent’anni avrebbe dovuto uccidere la fidanzata, pulirsi, uscire, pedalare per quasi due chilometri, arrivare a casa e accendere il pc.
La simulazione riduce drasticamente questo margine. Se togliamo i 7 minuti di bicicletta e consideriamo anche il tempo per entrare e avviare il computer, la finestra si restringe a pochi minuti. Troppo pochi, secondo la difesa, per compiere un delitto così violento.
I dubbi della difesa
L’avvocato Antonio De Rensis, legale di Stasi, ha colto l’occasione per sollevare altre incongruenze. A Mattino Cinque, ha richiamato l’attenzione su una nuova perizia richiesta dai familiari di Chiara, che ipotizza l’inizio dell’aggressione in cucina. Una circostanza che, secondo lui, «non è compatibile con la sentenza di condanna» e che «smentisce clamorosamente la perizia Testi».
Poi c’è il dettaglio del posacenere. «Nei primi giorni dopo il delitto», ha spiegato De Rensis, «c’è un’intercettazione in cui viene chiesto alla madre di Chiara se lei e Stasi fumassero. Risposta negativa a entrambe le domande». Eppure nel posacenere era presente della cenere, tanto che si pensò di chiedere accertamenti ai Ris. Un elemento mai chiarito, che la difesa considera rilevante.
La condanna definitiva a 16 anni per Stasi è arrivata nel 2015 (dopo due,assoluzioni), ma il caso continua a produrre interrogativi. Ogni nuova verifica, ogni simulazione, sembra restringere ulteriormente lo spazio tra i fatti accertati e la loro compatibilità con la ricostruzione ufficiale. Per questo, il delitto di Garlasco si gioca anche sui minuti e sui secondi.
