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Pavia ricorda il Valerio Daprà, il carabiniere ucciso in Veneto

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Pavia. Sabato 17 gennaio il vescovo di Pavia Corrado Sanguineti ha officiato una messa in ricordo di Valerio Daprà, il carabiniere ucciso a 56 anni durante uno sgombero a Castel d’Azzano, in provincia di Verona. Insieme ad altri due colleghi, è rimasto vittima di un esplosione provocata volontariamente da uno degli occupanti: una strage che è stata provocata saturando la casa con il gas la cui esplosione ha determinato il crollo della struttura, l’uccisione dei tre militari e il ferimento di più di 15 persone. Una ferita ancora aperta, il cui dolore si irradia ancora oggi in città.
Alla funzione in ricordo di Daprà (la prima cerimonia ufficiale che si celebra a Pavia) hanno partecipato il sindaco di Pavia Michele Lissia, la deputata Paola Chiesa, altri rappresentanti istituzionali e il padre del carabiniere, Germano Daprà. Da tempo, la famiglia del carabiniere chiede che sia fatta chiarezza sui contorni della strage che è costata la vita ai tre militari.

Chi era Valerio Daprà
La famiglia Daprà ha profonde radici in città. Originari di Vicobarone, una frazione di Ziano Piacentino, si erano trasferiti prima nel Bresciano per il lavoro del padre, impegnato alla Robo di Stradella, poi a Pavia quando il padre era stato assunto alle Poste, dove ha lavorato una vita intera nella sede centrale. Valerio Daprà è infatti cresciuto in viale Indipendenza, e quando il lavoro glielo concedeva tornava in città per rivedere gli affetti.

Un nucleo unito, conosciuto e stimato da molti, legato a quella normalità fatta di amicizie e luoghi cari: la trattoria Del Naviglio, la Casa sul Fiume, ristoranti dove ancora oggi tutti li ricordano con affetto e dove il dolore si è fatto collettivo. Quando i Daprà si ritrovavano spesso andavano a cena o pranzo insieme proprio in questi locali, molto conosciuti in città. «Era stato qui un mese fa», aveva raccontato Germano Daprò, parlando del figlio Valerio. «Passava ogni volta che poteva, anche solo per un saluto, per una cena in famiglia. Era rimasto legato a Pavia, agli amici di sempre. Anche suo fratello, carabiniere pure lui e già in pensione, viene spesso a trovarmi. Siamo sempre stati molto uniti». Valerio aveva perso la madre due anni fa, un dolore profondo affrontato con quel coraggio silenzioso che lo aveva accompagnato per tutta la vita.

Una vita in divisa
Appena compiuti diciott’anni, con il diploma di terza media in tasca, Daprà si era arruolato nell’Arma dei Carabinieri, scegliendo la via più dura, quella dei paracadutisti del Tuscania. Aveva girato il mondo in missione, dalla Somalia all’Iraq, portando con sé il senso del dovere e una serietà che tutti gli riconoscevano. Negli ultimi anni era in servizio al battaglione speciale di Padova. E in Veneto aveva messo le radici anche con la sua famiglia: Daprà ha lasciato compagna e un figlio di 26 anni, che ora attendono di poterlo salutare per l’ultima volta.




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