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Groenlandia, «Trump ha ammesso che lo hanno informato male»: il segreto di Pulcinella che la Francia finge di non sapere

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Europa impegnata per la de-escalation sulla Groenlandia, sebbene ci sia chi, come la Francia, continua a voler mostrare prima di tutti i muscoli. Una scelta che appare particolarmente rischiosa, anche alla luce di alcune indiscrezioni di stampa secondo cui Donald Trump avrebbe ammesso con Keir Starmer di essere stato «male informato» sulle ragioni del recente dispiegamento di militari europei in Groenlandia. Quanto riferito da fonti britanniche a Sky News, trova una rispondenza in quanto detto “in chiaro” dal premier britannico e prima di lui da Giorgia Meloni sulla necessità che Usa e Ue si parlino, per fugare il rischio di equivoci.

L’invito al dialogo arrivato da chi ha parlato con Trump (e capito l’equivoco)

Già domenica, incontrando la stampa a Seul, la premier, dopo aver chiarito di considerare sbagliati i dazi e di averlo detto a Trump, ha spiegato di aver avuto la netta impressione che ci fosse stato un fraintendimento e quindi di essere assolutamente convinta della necessità di perseguire con decisione la strada del dialogo, anche perché l’interesse strategico di arginare le ingerenze russe e cinesi sulla Groenlandia accomuna le due sponde dell’Oceano. Meloni ha opposto un fermo altolà a chi le chiedeva di riferire le parole di Trump (“Non rivelo quello che mi dice un mio omologo in una telefonata”, è stata grosso modo la risposta ai cronisti) ma dal tenore delle spiegazioni sulla sua posizione si capiva che la conversazione doveva essere andata in quella direzione.

La stessa impressione si ricava dalle parole di Starmer, che a sua volta ha avuto modo di parlare con il presidente americano. «Sulla Groenlandia l’approccio giusto a una questione così seria è con una calma discussione tra alleati», ha detto, spiegando che anche lui ha detto al presidente americano che «usare i dazi contro gli alleati è completamente sbagliato, non è il modo giusto di affrontare le differenze all’interno di alleanza, né è utile inserire usare gli sforzi per rafforzare la sicurezza della Groenlandia come giustificazione per pressioni economiche».

In Europa la linea del dialogo e della cautela

L’indiscrezione di Sky News, insomma, si connota come una conferma di qualcosa che molti sembrano avere chiaro. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha sottolineato che «vogliamo evitare, per quanto possibile, qualsiasi escalation in questa controversia. Vogliamo semplicemente cercare di risolvere questo problema insieme, e il governo americano sa che potremmo anche reagire. Non voglio farlo, ma se necessario, proteggeremo ovviamente i nostri interessi europei e quelli nazionali tedeschi». L’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, Kaja Kallas, ha ricordato che «la sicurezza dell’Artico è un interesse transatlantico condiviso che possiamo discutere con i nostri alleati. Ma le minacce sulle tariffe non sono il modo di procedere. La sovranità non è oggetto di trattative», ha affermato, sottolineando che «non abbiamo interesse a raccogliere la sfida ma manterremo il punto. L’Europa ha una serie di strumenti per proteggere i suoi interessi».

La Francia continua a soffiare sul fuoco e Trump risponde

Va in direzione opposta invece la Francia, che in un meccanismo di supporto reciproco con la Danimarca spinge per il braccio di ferro e invoca lo strumento di coercizione, il cosiddetto “bazooka” che consente all’Ue di attivare 93 milirdi di dazi. In questo contesto, Trump, intervistato da Nbc News ha continuato a mostrare i muscoli, rispondendo «lo farò, al 100%» alla domanda se andrà avanti con i suoi piani di colpire con i dazi i Paesi europei che hanno mandato militari in Groenlandia, in assenza di un accordo che ceda il controllo dell’isola territorio autonomo danese agli Stati Uniti; invitando l’Ue a interessarsi dell’Ucraina piuttosto che della Groenlandia e opponendo un «no comment» alla domanda se sia disposto anche a ricorrere alla forza per acquisire la Groenlandia. Insomma, per ora, gli sforzi di quanti stanno cercando di spiegare a Trump che i soldati in Groenlandia non erano una provocazione contro gli Usa devono prima di tutto misurarsi con i venti contrari che spirano dall’interno dell’Ue, e da Parigi in particolare, rimandando bufera sull’altra sponda dell’Oceano.

Tajani: «Qualsiasi divisione tra Europa e Usa è un regalo ai nostri competitor»

«Qualsiasi divisione tra Europa e Stati Uniti è un regalo che si fa ai nostri competitor, sul piano industriale, sul piano commerciale, sul piano geostrategico», ha commentato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, rilanciando la posizione dell’Italia e ricordando che «i competitor dell’Occidente sono le grandi autocrazie, che hanno i loro obiettivi, giustamente, e noi dobbiamo avere i nostri e dobbiamo tutelare i nostri interessi e la nostra sicurezza».

L'articolo Groenlandia, «Trump ha ammesso che lo hanno informato male»: il segreto di Pulcinella che la Francia finge di non sapere sembra essere il primo su Secolo d'Italia.




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