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Australian Open 2026, Alcaraz: “Non ho giocato così bene. Il mio team mi ha aiutato a vederci meglio”.

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Sono felice del fatto che sto migliorando ogni giorno, partita dopo partita. Spero quindi di essere ancora migliore nel prossimo turno”. Sensazioni in crescendo per Carlos Alcaraz. Il numero 1 del mondo ha staccato il pass per il terzo round dell’Australian Open 2026 superando in tre set Yannick Hanfmann 7-6(4) 6-3 6-2. Corentin Moutet sarà il prossimo avversario a incrociare la strada del murciano, lanciatissimo nella sua corsa verso la conquista del Career Grand Slam.

LA PARTITA CON HANFMANN

Nella conferenza stampa rilasciata a fine partita, Carlitos si è esposto sulla performance offerta contro il tedesco: “Ovviamente non mi sono visto giocare così bene. Però, parlando con il mio team, mi sono reso conto di aver giocato meglio di quanto pensassi, e questo è positivo. Ma chiaramente mi sto ancora abituando alle condizioni, cercando di giocare sempre meglio. Davanti a me oggi c’era comunque un grande giocatore”.

L’analisi arrivata al termine del match da parte del suo team ha aiutato lo spagnolo ad avere una visione più chiara del tennis mostrato in campo: “Quando sei in gioco, a volte non riesci a vedere le cose nel modo giusto. Rimani bloccato nei pensieri negativi o negli aspetti negativi e non riesci a vedere il quadro generale. Quando guardi la partita dall’esterno, tutto è più chiaro. Ho avuto la sensazione di non sentirmi così bene, ma ciò è dipeso anche da Yannick, ovviamente, che ha giocato grandi colpi e non mi ha permesso di sentirmi a mio agio. I commenti del mio team dopo la partita mi aiutano molto a vedere le cose in modo più chiaro nel turno successivo”.

IL CAMBIO NEL SERVIZIO

Dall’evidente cambio nel servizio, che ora ricorda quello di Novak Djokovic per sua stessa ammissione, ai vari micro-aggiustamenti, è lampante quanto Alcaraz stia lavorando sulla tecnica, sui colpi, ma soprattutto su se stesso: Il servizio è il colpo su cui ho fatto più cambiamenti nell’ultimo anno. Sugli altri colpi non ho modificato molto, ne ho dedicato la stessa attenzione. Al di fuori dei colpi in sé, però, ho lavorato molto su come mi comporto, su come parlo a me stesso, su come affronto ogni partita e ogni torneo, soprattutto nei momenti difficili del match e su come li gestisco. Questi sono gli aggiustamenti su cui mi sono concentrato di più nell’ultimo anno”.

LA RESPONSABILITÀ DI ESSERE IL NUMERO 1

All’Happy Slam australiano il sei volte campione Major potrebbe scrivere un’altra pagina di storia del tennis e della sua già straordinaria carriera, diventando il più giovane di sempre a completare il Career Grand Slam. La pressione è sempre stata parte del percorso del murciano, che oggi però non si sente ancora vicino al ruolo di ambasciatore, ricoperto negli ultimi anni dai Big Three: “Non penso a essere un ambasciatore del tennis. Allo stesso tempo, però, il modo in cui gioco è anche un tentativo di intrattenere le persone e di invogliarle a guardare più tennis. Ma non scendo in campo pensando di dover essere il miglior ambasciatore possibile. Scendo in campo facendo ciò che amo: giocare a tennis. Credo che questo sia il modo migliore per essere un buon ambasciatore: amare quello che fai e goderti ogni singolo secondo in campo. Questo è tutto quello che ho in testa”.

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