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Il ‘bazooka’ di Colosimo si abbatte sul caso Striano: ce n’è per tutti o quasi

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Mentre in Italia si consuma la guerra degli spioni a colpi di dossieraggi (veri o presunti), spyware usati illegalmente contro i giornalisti e forse anche contro i magistrati, incombe il “bazooka” della Presidente Colosimo in Antimafia: la relazione sulla vicenda Striano.
La relazione può essere analizzata almeno su due piani distinti: la valutazione dei fatti oggetto dell’inchiesta penale prospettata dagli estensori della bozza e la valutazione dell’inchiesta penale in se stessa, proposta dai medesimi estensori, inchiesta che oggi si trova ancora in una fase embrionale, avendo prodotto “soltanto” l’avviso di conclusione indagini (siamo ancora lontani dal rinvio a giudizio insomma).

Sui “fatti” oggetto dell’inchiesta il giudizio della presidente Colosimo è ovviamente feroce (ma la destra non era “garantista”?): la provvidenziale denuncia fatta dall’amico-ministro Guido Crosetto il 2 novembre (data di per sé evocativa) avrebbe scoperchiato un “verminaio” composto di ladri di informazioni riservate (Striano), complici a far da “palo” perché nessuno disturbasse il furto sistematico e prolungato nel tempo (vedi alla voce: Laudati, magistrato in DNAA di riferimento per Striano; Russo, magistrato in DNAA responsabile sovra ordinato a Laudati; Cafiero De Raho, capo della PNAA negli anni più caldi; i vertici della Guardia di Finanza, Sirico e Zafarana… etc.) e “ricettatori” instancabili ovvero i terribili giornalisti di Domani (Vergine, Tizian, Trocchia) che, con la copertura della direzione del giornale, non si sarebbero limitati a profittare del bottino, ma avrebbero commissionato furti mirati.

Il tutto sarebbe stato orchestrato ad uso di una gigantesca trama di potere innominato: che sia l’eminenza rossa per antonomasia, Carlo De Benedetti, noto avversario del sistema politico-affaristico riconducibile al compianto Silvio Berlusconi? A tanto non arriva la relazione, che però si spinge a stigmatizzare come “predatorio” il cosiddetto “giornalismo d’inchiesta” delle penne di Domani, reo di voler cambiare la storia del Paese a colpi di notizie vere (!) e di interesse generale (!), mentre tanto meglio farebbe se si limitasse a raccontare la politica collezionando i comunicati stampa dei suoi intrepidi protagonisti.

Ma la relazione dà il meglio di sé nel colpire ad alzo zero il modo con il quale l’inchiesta penale è stata fino a qui condotta, forse nella speranza di impressionare al punto da spostare il corso futuro del dibattimento (se mai si aprirà). D’altra parte l’indipendenza della magistratura rispetto al potere politico non pare essere in cima ai valori di questa destra.

Ce n’è per tutti o quasi: la Procura di Roma che ricevendo la denuncia di Crosetto avrebbe operato per neutralizzarne la portata avvertendo i principali protagonisti del “preciso perimetro” dell’indagine e mettendo successivamente lo Striano stesso nelle condizioni di far sparire le prove. La Procura di Perugia che ricevendo da Roma (temporaneamente) il fascicolo avrebbe evitato di “mordere” adeguatamente i colleghi sospettati di aver fatto da “palo” e cioè Laudati, Russo (al quale la relazione dedica decine di pagine per evitare che se ne possa pensare bene anche soltanto per sbaglio) e Cafiero De Raho. Soltanto un magistrato scampa agli strali della Colosimo: l’attuale procuratore nazionale anti mafia ed anti terrorismo Giovanni Melillo, al quale si riconosce di aver chiuso la stalla, appena accortosi della debolezza del recinto.

Il rammarico della presidente Colosimo per questo presunto disastro investigativo quanto meno colposo sembra alludere proprio al mancato colpo mortale alla “trama di potere” innominata, con lo Striano che da “detonatore-designato” sarebbe stato ridotto dalla reazione difensiva del sistema a “capro-espiatorio” spelacchiato.

E così torno alla domanda di partenza: chi è la “gola profonda” che ha incastrato Pasquale Striano? La bozza di relazione stessa infatti non tace quello che definisce un “salto logico” nei primi atti investigativi: il ventaglio di persone sospettabili di essere “ladre” di informazioni comprendeva almeno venti agenti, ma in pochi giorni il nome su cui si concentra l’indagine è quello di Pasquale Striano, che a sua volta conduce a Vergine, Trocchia, Tizian. Fortuna? Oppure qualcuno aveva deciso di rimescolare un’ultima volta le carte nel mazzo del potere italiano: un investigatore invidioso della brillante carriera di Striano o un collega rosicante per il successo delle nuove leve del giornalismo d’inchiesta?

Ci vorrà molta pazienza per venirne a capo, non potendo contare nemmeno sul fascino di Jessica Rabbit.

L'articolo Il ‘bazooka’ di Colosimo si abbatte sul caso Striano: ce n’è per tutti o quasi proviene da Il Fatto Quotidiano.




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