Quota 41 nel 2026: requisiti, categorie e come fare domanda, ultime novità
Andare in pensione Quota 41, cioè con 41 anni di contributi, nel 2026 è possibile, ma la normativa attuale limita questa opzione a specifiche categorie e condizioni precise.
Infatti, nonostante l’attenzione della politica sul tema, la misura non è ancora diventata universale, restando ancorata a rigorosi requisiti soggettivi e temporali. Il sistema previdenziale italiano per il 2026 conferma due binari principali per chi raggiunge questa anzianità contributiva: il “ripescaggio” della Quota 103 e la Quota 41 per i lavoratori precoci. Mentre la prima opzione è legata a una cristallizzazione di diritti maturati entro il 2025, la seconda rappresenta un canale strutturale ma riservato esclusivamente a ben precisi profili.
Quota 103: il meccanismo della cristallizzazione del diritto
Chi ha maturato 62 anni di età e 41 di contributi entro il 31 dicembre 2025 può accedere alla pensione anche nel 2026 grazie alla “cristallizzazione” del diritto a sfruttare la modalità di pensionamento anticipato. In pratica, Quota 103 non è più attiva ma si consentirà comunque il pre-pensionamento a chi aveva già soddisfatto i parametri prima della scadenza della norma. Tuttavia, optare per Quota 103 comporterà limitazioni significative, come il calcolo dell’assegno interamente contributivo e un tetto massimo all’importo mensile erogato dall’INPS.
Inoltre, chi opta per questo canale subisce il divieto di cumulo con redditi da lavoro, eccetto per prestazioni autonome occasionali entro i 5.000 euro annui. L’assegno finale non può superare di quattro volte il trattamento minimo, rendendo la misura spesso meno vantaggiosa rispetto ad altre forme di uscita.
Requisiti per i lavoratori precoci e modalità di domanda
La Quota 41 per i precoci è la via più favorevole nel 2026, rivolta a chi ha versato 12 mesi di contributi prima dei 19 anni. Questa misura non prevede limiti di età e mantiene il calcolo misto dell’assegno, senza tetti massimi all’importo percepito. L’accesso è però limitato a disoccupati senza NASpI, caregiver da almeno sei mesi, invalidi civili almeno al 74% e addetti a mansioni gravose o usuranti.
Per ottenerla, l’iter prevede due fasi: prima la richiesta di riconoscimento delle condizioni all’INPS e poi la domanda di pensione vera e propria. Le istanze vanno presentate entro il 1° marzo per avere priorità, o al massimo entro il 30 novembre (si allungano i tempi di esame della richiesta), tramite il portale dell’ente, Contact Center o patronati. Bisogna inoltre considerare la “finestra mobile” di tre mesi per i privati e sei per i pubblici, periodo che intercorre tra la maturazione dei requisiti e la decorrenza dell’assegno.
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