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L’Anm parla come il Pd: e non è l’unica. Contro il governo siamo al “campo delirante”

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L’uscita delirante del segretario dell’Anm Rocco Maruotti – che ha paragonato l’assassinio del manifestante anti-Ice a Minneapolis al fantomatico clima di impunità che potrebbe arrivare in Italia se dovesse passare la riforma Nordio – restituisce appieno il profilo che il fronte delle “opposizioni” (perché tale è il sindacato dei magistrati) ha ormai assunto pubblicamente nei confronti del governo Meloni: demagogia di bassa lega, senza più alcun freno inibitorio. Un allineamento molto grave verso il “grado sottozero” della comunicazione politica che coinvolge non più e non solo i movimenti radicali e gli influencer più sguaiati della sinistra ma oramai ha contagiato l’establishment. Quello che una volta veniva chiamato ceto medio riflessivo.

Fare come e peggio di Schlein & co significa che si è aperta una crisi profonda in spezzoni di classe dirigente che hanno sempre vissuto con il cuore sinistra (e spesso col portafogli a destra). La riforma Nordio, a poco meno di due mesi dal referendum, ha fatto letteralmente esplodere il caso e i nervi: dalle fake news in libertà dello storico Alessandro Barbero, alle interviste “immaginarie” a Falcone e Borsellino veicolate da quotidiani, conduttori e procuratori, dalla pubblicità ingannevole propalata dall’Associazione nazionale magistrati all’allarme autoritarismo visibile solo nelle lenti di Maurizio Landini. Stesso discorso vale per la politica estera, per la geopolitica, per la sicurezza: ovunque gli esperti di «fuffologia» (copyright di Pina Picierno nei confronti di Tomaso Montanari: accademico principe di fuffologia, appunto) si scagliano contro l’esecutivo con un approccio militante, sguaiato, apocalittico. Direbbero loro: qualunquista.

E così Landini parla come Conte, Maruotti come Ilaria Salis, Barbero come Scanzi che a sua volta parla come Boccia. E viceversa ovviamente. Dal sindacato al fronte dei magistrati, dall’accademia al mondo dell’arte, le (fuori)uscite dei principali rappresentanti del coté progressista hanno smarrito ormai la tanto invocata – per gli altri – complessità. Decisamente sullo stesso livello, bassissimo, dell’opposizione politica al governo Meloni: trainata da una narrazione così sconclusionata che rappresenta, secondo tutti i sondaggi, la polizza sulla vita per la compagine di governo. La cosiddetta “società civile”, quella che per decenni è stata la cassaforte etica della sinistra benpensante, oggi non è da meno: si dimostra in crisi di linguaggio, di prospettiva, di orientamento. E reagisce nel modo più rozzo, ferino e istintivo: nel nome della più elementare volontà di autoconservazione.

C’è un minimo comun denominatore fra tutte queste “opposizioni”: sentono tutte che gli sta crollando il terreno sociale sotto i piedi. Che esiste una compagine di governo capace di intercettare l’attenzione e il consenso di quei ceti professionali, culturali, sindacali che per ottant’anni sono stati funzionali alla cara, vecchia, leninista “cinghia di trasmissione”. Banalmente perché credevano che da quelle parti vigesse, davvero, una cultura del progresso. Adesso che la maschera è andata giù e la sinistra si è svelata come la cordata a difesa del peggior status quo, più di qualcosa si sta muovendo all’interno dei corpi intermedi.

Non a caso, proprio sul tema giustizia, separazione delle carriere e sorteggio per i due Csm, il meglio della cultura riformista – laica, liberale e socialista – non ha avuto alcun problema ad abbracciare la riforma Nordio disconoscendo proprio le argomentazioni pretestuose dell’Anm e soci. Tesi, atteggiamenti e sparate – come quella di Maruotti – che pongono poi più di un interrogativo (lo ha affermato ieri il Guardasigilli) sulla qualità di certa magistratura: frutto proprio del “sistema (Palamara)” che parte di questa è pronta a difendere con posizioni così demagogiche da far impallidire la propaganda politica. E adesso che questo fronte deve vedersela con una contro-élite, seriamente riformista, che va formandosi in tutti gli ambiti, oltre quello politico, la reazione è a dir poco paranoica. Tanto da restituirci una fotografia d’eccezione: con i progressisti che si affannano per difendere, per dirla con Guicciardini, il loro “particulare”. Mentre chi vi si oppone lotta (davvero) per il bene comune. Valore conservatore per eccellenza.

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