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Nel caso Epstein spunta adesso un ex premier britannico (e un rapporto a tre)

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Dopo avere creato problemi a Buckingham Palace e messo in serie difficoltà il premier Keir Starmer – attaccato ai Comuni per aver promosso “persone legate a pedofili” – lo scandalo Jeffrey Epstein fa adesso tremare l’intero establishment britannico. Mentre la ministra della Giustizia americana Pam Bondi viene mesa sotto torchio in Congresso (dove i democratici l’accusano di aver insabbiato i documenti di Epstein per proteggere Donald Trump e l’amministrazione) in Gran Bretagna prende piede il sospetto di un fantomatico rapporto sessuale a tre che avrebbe coinvolto Epstein, la sua complice Ghislaine Maxwell e un ex (o futuro) primo ministro britannico di cui non si fa il nome.

L’indiscrezione esplosiva sarebbe contenuta nei documenti sul pedofilo non ancora resi pubblici o pienamente svelati e accreditata da Andrew Lownie, già autore di una biografia non autorizzata sull’ex principe Andrea. Sull’identità del presunto ex primo ministro coinvolto regna per ora il buio. “Non è Winston Churchill“, ha detto sarcasticamente l’autore. Nelle carte su Epstein sono citati a più riprese, seppure senza evidenze note di illeciti, vari ex capi di governo del Regno come il laburista Tony Blair o il conservatore David Cameron. È poi risaputo che Ghislaine Maxwell frequentò l’università di Oxford negli anni in cui vi studiavano sia Cameron sia Boris Johnson.

Sui nomi contenuti nelle carte non si placa la polemica neanche in Francia e negli Stati Uniti. Il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot si è dichiarato infatti “sconvolto” e “personalmente indignato” per le rivelazioni in merito al coinvolgimento del diplomatico francese Fabrice Aidan. Negli States, la ministra Bondi in Congresso ha difeso a spada tratta il suo operato e Trump. Ma le sue parole sono cadute nel vuoto, limitando solo a causare scintille con i democratici della commissione giustizia della Camera davanti alle vittime del pedofilo, indignate per come il Dipartimento di Giustizia ha gestito la pubblicazione dei file, ovvero – hanno più volte denunciato – “proteggendo i potenti e esponendo i loro nomi”.

“Sono profondamente dispiaciuta per quello che le vittime, tutte le vittime, hanno dovuto affrontare a causa del mostro” di Epstein, ha detto Bondi rifiutandosi però di guardare negli occhi le vittime e scusarsi con loro per come i file sono stati gestiti. Sotto un fuoco di fila incrociato di accuse, la ministra della Giustizia ha cercato di difendersi con parole che sono apparse, secondo gli osservatori, più rivolte alla Casa Bianca che alle vittime. Trump e il suo staff sono infatti irritati da come il Dipartimento di Giustizia e Bondi hanno affrontato il caso Epstein, esponendo la ministra a critiche e mettendo in bilico il suo posto. Consapevole dei rischi di essere silurata, Bondi si è presentata alla Camera con un piglio combattivo. Trump “è il presidente più trasparente della storia. Non ci sono prove che abbia commesso alcun crimine”, ha ribadito a più riprese respingendo gli attacchi della deputata democratica Pramila Jayapal.

L'articolo Nel caso Epstein spunta adesso un ex premier britannico (e un rapporto a tre) proviene da Il Fatto Quotidiano.




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