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WTA Doha: Muchova rimonta Sakkari, terza finale ‘1000’ per Karolina

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[14] K. Muchova b. M. Sakkari 3-6 6-4 6-1
A distanza di un anno e quattro mesi, Karolina Muchova tornerà a riassaporare il gusto di una finale WTA: è infatti la tennista ceca ad imporsi su Maria Sakkari nella seconda semifinale del Qatar TotalEnergies Open di Doha. Lo fa in rimonta per 3-6 6-4 6-1 in 2h15‘ di gioco. Quell’ultima volta in un atto decisivo, che assegna titoli e trofei, per la finalista Slam al Roland Garros del 2023 corrisponde anche all’ultima finale disputata in un WTA 1000. Con quella che si contenderà con Mboko sabato, sono difatti tre in carriera: oltre a Pechino 2024 e Doha 2026, va rammentata la prima in assoluto tre anni fa a Cincinnati (sia in Cina che in Ohio è sempre stata fermata da Gauff). Si tratta in generale della settima finale complessiva in carriera, ogni categoria, nel Tour principale.

Le due ore e mezza impiegate nei quarti per superare Swiatek, con il prolungarsi del match hanno finito per stanare e svuotare sul piano fisico anche un carrarmato come l’ex n°3 al mondo, rivelandosi decisive. Per la quinta volta consecutiva, in sei confronti diretti, Karolina Muchova sconfigge Maria Sakkari. Da lunedì la ceca, come minimo, stando al ranking live sarà 13 del mondo.

Primo Set: la forza atletica di Maria prevale sul tennis qualitativo di Karolina

A metà il parziale, il punteggio momentaneo manifesta uno stato di equilibrio permanente. Dopo un paio di turni servizio ceduti in maniera consecutiva, di fatto rendendo vana la reciproca realizzazione, tra terzo e quarto gioco: la prima a ricostruirsi chances in risposta è Karolina che sul 3-3 si arrampica fino al 15-40. Palle break materializzatesi più per demeriti greci che per effettivi meriti cechi, con Maria che ogni volta si crea perfettamente i presupposti per affondare ma puntualmente di fronte alla resistenza difensiva avversaria, con cui Muchova irrora il suo tennis di alta qualità balistica, trova sulla strada per giungere al vincente un sostanzioso gratuito.

La prima parte del set si rivela tutto sommato nella norma, sotto il profilo del livello mostrato, decisamente di ben altro tenore ciò che ci viene riservato nella successiva. Il settimo game è un manifesto della migliore espressione tennistica possibile nella modernità: attacchi propulsori di spinta aereo-dinamica, difese pirotecniche, sensibilità manuale da un lato in contrapposizione ad una forza atletica semplicemente irreale per il tennis femminile dall’altro. Il tutto racchiuso nella ricerca sempre costante, e quasi ossessiva, di sfondare l’altra tirando potenzialmente più forte ogni esecuzione che si sussegue. Alla fine, quel benedetto turno di battuta con Sakkari in difesa perenne, si risolve soltanto al termine di 16 punti e 4 break point frantumati.

E’ 4-3 a favore della trentenne di Atene, che salvatasi sul ciglio del dirupo può approfittare di un improvviso passaggio a vuoto della ventinovenne di Olomouc, evidentemente figlio delle occasione non concretizzate in precedenza. All’eccezionale stabilità che fin lì aveva conferito carattere alla frazione, segue un filotto di 10 punti in fila per Maria: 6-3 Grecia in 48 minuti, Maria ruggisce e spazza via l’equilibrio.

Secondo Set: avanti di un break, Sakkari si fa recuperare e concede il vantaggio a Muchova. Maria sul finale spaventa la ceca ma non ruggisce abbastanza

Ciò che sbalordisce maggiormente di questa nuova versione di Sakkari, ritrovata ad alti livelli – i cui segnali di avvertenza dell’arrivo di un cambiamento in tal senso erano già mostrati compiutamente in United Cup – è certamente una sostanza continuativa del suo tennis che raramente si era osservata in passato: anche nei suoi anni ruggenti.

La passeggiata negli spogliatoi non pare aver riacceso Muchova, che sembra ancora scossa e stordita da quanto accaduto nello scatto finale del primo set. La confusione si traduce empiricamente in una demi-volée ceca che fermandosi sul nastro regala un altro prezioso 15-40 alla giocatrice greca: alla seconda opportunità, Maria non perdona e strappa nuovamente il servizio a Karolina. Sono quattro giochi consecutivi – la striscia si assesterà a cinque – per l’ateniese: finalmente però la finalista del Roland Garros, almeno in qualche sporadica circostanza, fa valere nello scambio i suoi rovesci affettati.

Questo perché la capacità fisica di Sakkari sta compensando, e di gran lunga superando, il gap nel tasso tecnico in favore di Muchova. Copre troppo bene il campo, arriva troppo presto sulla palla, sbaglia troppo poco perché la ceca possa dominare con le sue variazioni di qualità. Essendo consapevole della sostanziale inferiorità da fondo, l’ex n°8 WTA si auto-spinge a presentarsi più spesso a rete o magari anche rischiare qualche lungolinea che prima non avrebbe osato: ma non sempre va come vorrebbe.

Quando tutto dava l’impressione di essere apparecchiato per un comodo accompagnamento verso l’ultimo atto del torneo, ecco che quando meno te lo aspetti torna la vecchia Sakkari – quella dello scorso anno. Contro-break a 15 con ciliegina del contrappasso personificata dal doppio fallo (2-1). Maria sembra voler ripristinare immediatamente il vantaggio, salendo 15-30 nel successivo turno di risposta, ma Muchova recupera e si porta così 3-2: contro-parziale ceco, tre games consecutivi che presto diventano quattro.

In pratica, è successo quanto accaduto nel set d’apertura ma a ruoli invertiti: di fronte a ghiotte e ripetute occasioni sprecate o vantaggi dilapidati, tipo il break greco nel secondo, lo sprofondo mentale ingabbia a turno entrambe le protagoniste del match. Da un finale già scritto, il copione ci consegna il colpo di scena. Adesso siamo 4-2 per Muchova, il terzo set non è più un’utopia.

I serve&volley boemi efficaci tanto per il punteggio quanto per l’anima votata alla bellezza, diventano sempre più frequenti e così quell’illogico finale ora si trasforma in autentica realtà. Pareggio nel computo dei 6-3? E invece no, Karolina si spegne – ancora una volta – proprio sul più bello: serve per il set ma si fa contro-breakkare a 15. Soprattutto perché dall’altra parte c’è una tignosissima Maria, che prima di andare al terzo vuole bruciare ogni grammo energetico a sua disposizione.

E’ molto probabile però che il serbatoio sia andato in riserva subito dopo l’ottenimento del 5-4, visto che in battuta per prolungare la contesa Sakkari vanifica con l’aggravante, l’inutile reazione emotiva di qualche minuto prima. Altro che esiziale quel sussulto ateniese: il dritto in corridoio, dopo essere già in ritardo 0-40, sul secondo quindici del game conferisce la vidimazione del 6-4 Cechia. Superata l’ora e quaranta da sessanta secondi, si va al terzo.

Terzo Set: Knockout tennistico, Muchova completa la rimonta

Insomma, sinora il match ce l’ha urlato a gran voce: è un continuo saliscendi, fatto di strappi costanti. Adesso controlla Muchova, poi lo scettro passa Sakkari e così andando all’infinito. Nessuna delle due riesce ad azzannare l’altra quando pare sul viale del tramonto.

Tuttavia, l’orientativo con cui si avvia la frazione decisiva parla ancora ceco: seguendo perfettamente quanto ci ha comunicato la parte finale del secondo set. Dal nono game del precedente parziale (il contro-break greco) sono 16 punti a 4 per Muchova ovvero il triplo dei punti di Sakkari. Il tutto si ripercuote in un filotto di 4-0 in favore di Karolina, che significa 3-0 “leggero”.

Se per un set e mezzo, la solidità l’ha fatta da padrone in casa greca: adesso il ritmo d’impatto, di accensione dei colpi è decisamente sceso di giri. Se Muchova ora gioca come se fosse su una nuvola dell’olimpo tennistico, gli angoli e la precisione con cui Maria deliziava gli spalti qatarioti hanno lasciato spazio a sbavature sempre più ricorrenti. Arriva il doppio-break, 4-0 con il game aperto dal doppio fallo ateniese, è il colpo di grazia: Sakkari non riuscirà a risalire da tale disavanzo. Un moto d’orgoglio le fa cancellare il primo match point, evitando il 6-0, ma poco importa in casa ceca. Sarà 6-1 Muchova, per la quinta volta in sei confronti Karolina batte la greca.




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