Preda in Dora, simbolo di libertà al Carnevale di Ivrea
IVREA. «Hoc facimus…Facciamo questo in disprezzo del Marchese di Monferrato e non permetteremo mai che alcun edificio abbia a sorgere ove erano le torri del signor marchese». È la formula che il Podestà, Gianni Girardi, domenica 15, ha pronunciato sul Ponte vecchio, nell’atto di lanciare nelle acque della Dora Baltea la pietra sottratta alle rovine dell’odiato tiranno. Con il pronunciamento di frase si è compiuta la cerimonia della Preda in Dora, gesto simbolico che la gente attendeva e ha applaudito per il sapore e valore attualissimi, per il suo ribadire l’importanza della libertà da tutti gli oppressori. Libertà ritrovata o ancora da conquistare, libertà senza tempo, per celebrare la quale tutta la città, da secoli, si porta ogni anno sulle rive del suo fiume. Anche quest’anno, Girardi si è mostrato a proprio agio nel ruolo del capo supremo del governo comunale in Ivrea, nel cui giuramento (a partire dal 1333), prima di entrare in carica, era contenuta tale clausola ribadita ancora oggi, a Carnevale, sul Ponte Vecchio. Applausi, dunque, al Podestà e applausi alla Mugnaia, Valentina Campesato che, al braccio del Generale, Mario Gusta, ha assistito alla Preda in Dora dal balcone di Villa Luisa, sede di Confindustria, dopo aver fatto visita alla Fagiolata benefica del Castellazzo. Suggestivo, come sempre, anche il giuramento del Podestà in piazza castello. Ad assistervi, gli eporediesi appassionati delle cerimonie più autentiche e quei turisti informati che vogliono scoprirne tutto, anche i segreti. Il Podestà con il suo seguito, i Credendari, Generale, Mugnaia, Sostituto e Stato maggiore con Vivandiere, saliti per via della cattedrale, si erano recati, infatti, all’ombra di castello e cattedrale dove, davanti all’antica sede del Comune, è avvenuto il giuramento di fedeltà agli Statuti. Lì la Mugnaia aveva ricevuto il saluto del vescovo, monsignor Daniele Salera, e aveva poi proseguito alla volta della Fagiolata Benefica del Castellazzo. Il vescovo si era quindi unito al corteo per recarsi a impartire la benedizione in piazza Maretta. Un cenno a parte merita, comunque, monsignor Salera, ovunque applauditissimo dagli eporediesi che hanno molto apprezzato il suo desiderio di conoscere la manifestazione e lo hanno sentito sinceramente vicino nella condivisione della loro festa che, dallo scorso anno, è diventata anche la sua. La sua presenza, la sera prima, nel palazzo municipale, insieme a suor Valentina, responsabile della sua segreteria, sul velo il rosso berretto frigio, e poi nella sfilata ha suscitato in tutti l’effetto della più riuscita delle omelie, confermando la tradizione che a Ivrea vuole la partecipazione diretta del vescovo al Carnevale e alla patronale di San Savino: un rapporto stretto, quello con il loro vescovo, che gli eporediesi tengono in gran conto e rispettano.
