Ivrea, Fleximan andrà a processo: imputato un 36enne di Sala Biellese
IVREA. L’autovelox abbattuto la notte del 17 febbraio 2024 finisce in tribunale e con lui il presunto “Fleximan”, imputato per danneggiamenti e rimozione di segnali stradali. A finire sotto accusa dopo le indagini della polizia municipale coadiuvata dagli agenti del commissariato di Ivrea e Banchette, coordinati dal pm Ludovico Bosso, è Samuel Sacha Pinna, 36enne di Sala Biellese, difeso dall’avvocata Tea Lunardi del foro di Milano.
Il comune sarà parte civile
Il Comune di Ivrea è parte lesa nella vicenda e la giunta ha già approvato una delibera che le permetterà di costituirsi parte civile. A spiegare le motivazioni è il sindaco Matteo Chiantore: «È una vicenda che ci ha creato un danno erariale non indifferente e dobbiamo sicuramente costituirci parte civile. Anche perché si tratta di un autovelox ben segnalato su un rettilineo che ha un limite a 90 chilometri orari. Lì la gente ci muore e quello per noi è uno strumento di sicurezza stradale».
L’identificazione di Pinna
Il nodo del processo sarà tutto sull’identificazione di Pinna. Da una parte la polizia municipale è convinta della bontà dell’indagine che incrociando testimonianze oculari e immagini video ha portato all’individuazione del 36enne. La seguente perquisizione in casa dell’uomo ha portato all’individuazione dello strumento che sarebbe stato utilizzato per abbattere l’autovelox: un flessibile. Lo strumento, però, non è portatile e secondo gli investigatori sarebbe stato attaccato tramite un generatore al mezzo utilizzato dall’uomo per raggiungere la zona e tranciare via il palo metallico.
«Il mio assistito è solo un writer»
Di parere molto diverso è invece l’avvocata Lunardi: «Tutta accusa si basa su un riconoscimento che non riguarda il mio assistito, né indica la targa del veicolo, ma soltanto il tipo di vettura. Secondo noi le prove sono indiziarie, infatti faremo il processo e non chiederemo riti alternativi. Chiederemo sicuramente di fare una perizia, perché il flessibile del mio assistito non può arrivare fino al palo, non è quello che è stato rinvenuto. La verità è che il mio assistito è un writer e aveva fatto un’opera in cui ritraeva un’autovelox, che può riguardare delle sue opinioni in merito, ma sicuramente non il caso specifico».
Non risulta, infatti, che in precedenza Pinna avesse preso delle multe a Ivrea, ad abbattere il palo, secondo gli investigatori, sarebbe stato spinto da una contrarietà ideologica al sistema di rivelazione della velocità.
I dubbi degli eporediesi
Nell’immediatezza dei fatti, venne calcolato in circa 50mila euro circa il valore del danno fatto alle apparecchiature, ma è possibile che nel frattempo siano state fatte delle stime più attendibili. Come sottolineato a più riprese dai cittadini eporediesi che si sono imbattuti in questa notizia: l’autovelox, sulla statale, era assolutamente visibile e ben segnalato. Dunque, non rappresentava un tentativo di “fare cassa”, ma di moderare la velocità in un tratto pericoloso. Perché abbatterlo? Era la domanda più frequente. «Sinceramente sono sconsolato – si era sfogato allora il comandante della polizia municipale Paolo Molinario –, quando ho visto che queste cose succedevano da altre parti ho pensato che a Ivrea non potessero succedere proprio perché si tratta di un autovelox ben segnalato, che ha avuto il pregio di ridurre anche gli incidenti mortali in quel tratto».
