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Federico Pellegrino ai saluti: chiudere con la 50 km in casa il giusto tributo ad un grande campione

Ultima gara olimpica per Federico Pellegrino. Non di queste Olimpiadi Invernali, ma della carriera. A Milano Cortina, infatti, con la 50 km si chiude il percorso a cinque cerchi dell’uomo venuto da Nus, quello che ha tenuto in piedi lo sci di fondo italiano per lunghissimo tempo, visto che nell’ultima decina di anni nessuno è riuscito a fare quello che ha fatto lui con continuità.

Una traiettoria agonistica che, va ricordato, termina con un palmares di tutto rispetto: due volte vincitore della Coppa del Mondo sprint, tre volte secondo e una volta terzo nella stessa, più il terzo posto nella classifica assoluta del 2023 e un 2026 che lo vede tecnicamente ancora in corsa per raggiungere il gradino più basso del podio. Non solo: ci sono 17 vittorie e 47 podi sempre in tappe di Coppa del Mondo individuali, nonché 3 successi in team sprint e uno in staffetta (Dobbiaco 2023), cui si aggiungono 9 podi in team sprint e altri 3 in staffetta.

Per quanto riguarda i Mondiali, per lui oro mondiale sprint nel 2017, poi quattro argenti, due sprint, altrettanti team sprint, e due bronzi, sempre nella team sprint. Infine il fattore Olimpiadi. Quello in cui, nel 2018 e 2022, ha portato a casa la medaglia d’argento sia a tecnica classica che a tecnica libera, mentre quest’anno sono arrivati i due bronzi nelle gare a squadre. Questo per quanto riguarda i soli allori.

La realtà dei fatti è che si parla non soltanto del fondista che sarebbe stato re delle sprint senza l’esistenza di Klaebo (e infatti ne è stato il maggiore rivale), ma anche di un uomo con validissime caratteristiche. Lo si capisce dai tanti piccoli dettagli che si notano del suo atteggiamento, mai sopra le righe, sempre con una parola buona per il mondo attorno a lui. Tranne, chiaramente, quando le cose non gli stanno bene: e in quei casi è intervenuto sonoramente, come ha fatto su un certo tipo di calendari della Coppa del Mondo che proprio non gli andavano giù. E che, in effetti, sono cambiati nel tempo. Fautore di una totale chiarezza di concetti espressi quando ha preso la parola, Pellegrino lascia un’impronta enorme nello sci di fondo. E, forse, lascia anche un’eredità che sta arrivando, da Elia Barp in poi.




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