Conti correnti sotto controllo, arriva la stretta
L’Agenzia delle Entrate introduce controlli più rigorosi sui movimenti bancari, sfruttando nuove tecnologie
Nel quadro delle nuove strategie per contrastare l’evasione fiscale, l’Agenzia delle Entrate ha annunciato un inasprimento dei controlli sui conti correnti dei contribuenti, come previsto dal Piano integrato di attività e organizzazione per il triennio 2026-2028.
L’obiettivo è rafforzare l’analisi dei flussi finanziari, tramite un incrocio dati sempre più sofisticato, per individuare redditi non dichiarati e movimenti sospetti con maggiore efficacia.
La stretta sui conti correnti: come funziona il controllo
L’Agenzia delle Entrate basa i controlli sul principio della presunzione legale, che attribuisce al contribuente l’onere di dimostrare la legittimità di ogni accredito sul conto corrente. In pratica, ogni somma ricevuta può essere considerata reddito imponibile a meno che non venga giustificata con prove certe che ne attestino la natura non imponibile, come nel caso di prestiti, donazioni, rimborsi spese o vendite tra privati.
La Corte di Cassazione ha ribadito che non sono sufficienti dichiarazioni generiche o riferimenti vaghi. Per esempio, un bonifico di 8.000 euro non può essere considerato semplicemente un prestito senza un regolare contratto o una scrittura privata che ne certifichi l’origine e la destinazione. In assenza di tali documenti, la somma verrà trattata come reddito non dichiarato, con conseguente recupero d’imposta, sanzioni e interessi.
I controlli fiscali non si basano su un’analisi in tempo reale di ogni singola operazione. L’attività dell’Agenzia è invece innescata da tre principali canali:
- Analisi del rischio e incrocio dati: l’Anagrafe dei rapporti finanziari comunica periodicamente all’Agenzia i saldi e le movimentazioni bancarie. Vengono utilizzati software avanzati, come l’evasometro, che rilevano discrepanze tra il reddito dichiarato, lo stile di vita e le spese effettivamente sostenute.
- Segnalazioni per operazioni sospette: gli istituti bancari sono obbligati a comunicare all’Unità di informazione finanziaria (UIF) movimenti anomali o frequenti, soprattutto quelli che sfiorano la soglia di monitoraggio, come versamenti in contanti ripetuti appena sotto la soglia rilevante.
- Punteggio basso negli Indicatori Sintetici di Affidabilità (ISA): un punteggio ISA insufficiente, associato a incongruenze tra ricavi dichiarati e capacità di spesa, rappresenta un campanello d’allarme. Ad esempio, un imprenditore con un reddito dichiarato ridotto ma con flussi bancari elevati sarà considerato un profilo a rischio.
Ricevere una richiesta di chiarimenti o un invito al contraddittorio in seguito a indagini sui conti correnti non deve essere sottovalutato. È essenziale, sin dalle fasi iniziali, analizzare con attenzione ogni movimento contestato e fornire una documentazione precisa e con data certa. Contratti, scritture private, ricevute e documenti bancari devono essere conservati ordinatamente per evitare che la presunzione fiscale diventi definitiva.
L’ordinata conservazione di tali prove rappresenta infatti la difesa più efficace contro il recupero d’imposta e le sanzioni. Ogni giustificazione deve essere dettagliata e riferita alle singole operazioni contestate.
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