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Se il governo fa, perché il Colle disfa?

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Il collega chic è indignato. «Non è possibile che il governo si muova sempre a seguito dei casi di cronaca», dice. Quando va in tv, il collega chic, recita devoto la litania anti meloniana dei provvedimenti da sbeffeggiare. Comincia con il decreto sui rave party, arrivato dopo la morte di un giovane al rave party; poi prosegue con il decreto Caivano, arrivato dopo lo stupro di due ragazzine a Caivano; e continua con il decreto che limita l’uso dei coltelli, arrivato dopo l’uccisione di un giovane a scuola con un coltello, che poi ha compreso anche norme per prevenire gli scontri di piazza, siccome è arrivato dopo gli scontri di piazza a Torino. Il collega chic ridacchia dicendo che il governo non deve andare dietro a ciò che succede nel Paese. Al che io, non essendo chic e arrivando invece dalla campagna, comincio ad avere qualche dubbio: ma se il governo non deve andare dietro a ciò che succede nel Paese, a che diavolo deve andare dietro? A ciò che succede su Saturno? Su Plutone? Sulla galassia nana dell’Orsa maggiore?

Sono anni che ci lamentiamo che chi sta nel Palazzo non è attento a ciò che pensano e provano gli italiani. Quando poi c’è qualcuno che nel Palazzo si muove tenendo conto di ciò che pensano e provano gli italiani, viene subito attaccato. «Signora mia, come si fa… È demagogia. È populismo Non si cavalca l’onda emotiva del popolo». Dicono così. E poi: «Il governo interviene con la Svizzera che sta facendo male le indagini di Crans Montana solo perché gli italiani sono indignati. Il governo interviene dopo lo stupro di Caivano solo perché gli italiani sono indignati. Il governo interviene dopo gli scontri di Torino solo perché gli italiani sono indignati». E concludono sprezzanti: «Ma vi pare?». Sì, ci pare. A noi pare. Pare proprio. Ma insomma: su cosa dovrebbe intervenire il governo se non su ciò che indigna gli italiani? E cavalcare l’onda emotiva del popolo, sarà pure terribile. Ma non è meglio che cavalcare l’onda del nulla? O, peggio, l’onda delle terrazze tartine&champagne?

Pensateci: i fatti che sconvolgono la massa sono anche quelli che segnalano problemi evidenti. Carenze legislative, mancanze istituzionali, debolezze strutturali. Lo stupro di Caivano ha sollevato il drammatico problema delle periferie abbandonate, il ragazzo accoltellato a scuola ha sollevato il drammatico problema dei giovani violenti, gli scontri di Torino hanno sollevato il drammatico problema degli antagonisti fuori controllo. Sono emergenze reali, incistate e dimenticate nella carne del Paese. E sarebbe sbagliato non provare a rimuoverle quando vengono alla luce. Quindi, con buona pace dei colleghi chic, è chiaro che è giusto intervenire a seguito dei casi di cronaca. Il problema, piuttosto, è come si interviene.

Qui, purtroppo, cominciano i guai. Quelli veri. Di fronte alla montagna della cronaca, infatti, il Palazzo normalmente partorisce il topolino. Un decretino-ino-ino. Un interventino-ino-ino. Un piccolo cerotto su una ferita che gronda sangue. Quel che basta per fare una conferenza stampa, un annuncio in tv, un post sui social. Nulla più. Nulla che incida realmente in ciò che si dovrebbe risolvere. È successo anche con l’ultimo decreto. Basta con i coltelli, basta con gli antagonisti, basta con questo, basta con l’altro, si è detto. Ma poi sono arrivati i moderatori. Gli aggiustatori. L’immancabile mediazione del Quirinale che “riscrive i decreti”. E così ne è uscito un brodino tiepido che non serve a niente e a nessuno.

Per altro mi piacerebbe capire in quale Costituzione sta scritto che il presidente della Repubblica può scrivere e riscrivere leggi e decreti legge. Mi pare che la nostra dica altro. Ma ormai al Colle non abbiamo più un presidente, abbiamo un “re” della Repubblica che gioca un ruolo politico di primo piano: lima, corregge, smussa, depotenzia, annacqua qualsiasi provvedimento del governo. Così, alla fine, gli interventi risolutivi non risolvono un bel niente, e gli italiani s’infuriano ancor di più. Lo dico ai miei colleghi chic che se la prendono perché il governo interviene dopo un fatto grave di cronaca. Ecco: il problema non è il fatto di cronaca che accade prima dell’intervento del governo. Il problema è il fatto di cronaca che accade puntualmente dopo. Uguale a quello di prima. Perché, purtroppo, non è cambiato nulla.




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