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L’Italia dello sci alpino luccica tra Cortina e Bormio. Brignone regina, il futuro è di Franzoni, ma ci sono rimpianti e delusioni

Le Olimpiadi di Milano Cortina 2026 sono state un trionfo per l’Italia. Un’edizione dei Giochi davvero da record per la spedizione azzurra, capace di conquistare ben trenta medaglie, accarezzando fino all’ultimo giorno anche la possibilità di chiudere al terzo posto del medagliere, con il sorpasso dell’Olanda arrivato proprio alla fine, ma che non leva nulla di un’Olimpiade semplicemente stellare per i colori azzurri. Un buona parte del bottino di medaglie è arrivato dallo sci alpino, che ha raccolto due ori, un argento e due bronzi. Cinque medaglie in totale, con la sensazione che potevano anche essere di più visto quello che è successo nelle gare olimpiche tra Bormio e Cortina.

Ovviamente sono state le Olimpiadi di Federica Brignone. La campionessa valdostana ha realizzato qualcosa di semplicemente impensabile anche solo qualche settimana fa. L’infortunio nell’aprile 2025 sembrava aver compromesso tutto, ma da quel momento è cominciata un lungo percorso, fatto di tanti sacrifici e anche tanta sofferenza per Federica, che è riuscita nell’impresa non solo di tornare in tempo per i Giochi, ma addirittura di essere competitiva per la vittoria.

Il decimo posto in discesa libera aveva fatto intravedere qualche possibilità per le gare successive, soprattutto perchè nelle parti più tecniche si erano visti sprazzi della vera Brignone. In superG poi il primo miracolo, in una gara complicatissima per tante, ma non per Federica che ha incantato sulle nevi dell’Olympia delle Tofane. Un primo oro olimpico emozionante, ma non l’unico, visto che in gigante Brignone ha semplicemente dominato, dando una lezione davvero a tutte le avversarie. Una superiorità schiacciante tra prima e seconda manche per una doppietta d’oro che è entrata nella leggenda dello sport italiano.

L’altra medaglia al femminile è stata quella di Sofia Goggia, ma i Giochi della bergamasca sono stati un po’ in chiaroscuro. Il bronzo in discesa libera rimane ed è un bellissimo risultato, visto che per la terza edizione consecutiva l’azzurra sale sul podio olimpico in discesa (oro a PyeongChang e argento a Pechino). Sicuramente in discesa Sofia non è stata fortunata, visto che non è scesa nel miglior momento possibile, complice anche la lunga pausa dovuta al terribile infortunio di Lindsey Vonn.

Dopo la discesa, però, sono arrivate le uscite nella combinata a squadre (si poteva fare medaglia in coppia con Lara Della Mea) e soprattutto in superG, quando sembra lanciatissima addirittura verso la medaglia d’oro, visto il notevole vantaggio su Brignone. La bergamasca ha poi fatto sognare nella prima manche del gigante, conclusa al terzo posto, ma non è poi riuscita a confermarsi nella seconda, terminando in ottava posizione.

Le prime due medaglie dei Giochi per l’Italia sono arrivate proprio dallo sci alpino e grazie a Giovanni Franzoni e Dominik Paris, che hanno concluso rispettivamente al secondo e al terzo posto nella discesa di Bormio. Un argento meraviglioso per Franzoni, che in questa stagione ha visto cambiare completamente la sua carriera e che deve essere il trampolino di lancio per il prossimo quadriennio, dove certamente il nativo di Manerba del Garda dovrà essere uno dei punti di riferimento dell’Italia. Finalmente Paris è riuscito a rompere la maledizione olimpica ed è un bronzo che l’altoatesino meritava per la sua straordinaria carriera e per tutto quello che ha fatto in tutti questi anni. Si sapeva che l’occasione di correre sulla sua Stelvio a Bormio fosse davvero ghiotta e Paris non se le è lasciata sfuggire.
Restano poi i rimpianti per il superG, dove l’attesa comunque era decisamente alta. Franzoni ha commesso qualche errore è ha terminato in sesta posizione, mentre Paris non è arrivato al traguardo, complice anche una sfortunatissima caduta, con uno sci che si è staccato improvvisamente dai piedi dell’azzurro.

Si parlava anche delle medaglie sfumate, dei podi accarezzati e anche delle occasioni mancate. Lara Della Mea è andata veramente vicinissima ad un’impresa in gigante, sfiorando una rimonta incredibile nella seconda, che l’ha portata a concludere al quarto posto a soli cinque centesimi addirittura dall’argento, visto che alle spalle di Federica Brignone avevano chiuso a pari merito la svedese Hector e la norvegese Stjernesund. Dunque l’Italia è andata veramente vicinissima ad una doppietta storica. Questo risultato, però, per Della Mea deve essere visto come una conferma di tutto quello che ha fatto in questa stagione e che nel prossimo quadriennio le soddisfazioni anche importanti possono arrivare, con la nativa di Tarvisio che può davvero lottare con le migliori in gigante e anche in slalom.

Nelle due combinate a squadre l’Italia ha accarezzato il podio. In quella femminile Laura Pirovano e Martina Peterlini ci hanno provato, ma la trentina è uscita in slalom dopo il terzo posto della compagna in discesa. In quella maschile, invece, si è vissuta la delusione più grande, perchè Giovanni Franzoni aveva concluso al primo posto la prova di discesa con margine e sembrava tutto apparecchiato per Alex Vinatzer, almeno per salire sul podio. Invece la tensione ha completamente bloccato l’altoatesino, che in slalom non ha mai trovato il ritmo, terminando davvero lontanissimo. Rimpianti anche per Dominik Paris e Tommaso Sala, visto che la medaglia era veramente vicina e con un po’ più di coraggio in slalom si sarebbe potuta conquistare.

Purtroppo non è stata davvero l’Olimpiade di Alex Vinatzer. C’erano grandi attesa e aspettative sull’altoatesino ed invece non ha davvero funzionato nulla. La prova di slalom della combinata era stata un campanello d’allarme, con Alex completamente bloccato dalla tensione e dalla pressione. Vinatzer ha sofferto il correre in casa e purtroppo ha mancato totalmente l’appuntamento olimpico, visto che poi è uscito in gigante e anche successivamente in slalom.

Sicuramente le discipline tecniche al maschile sono state la nota dolente per l’Italia. Risultati decisamente al di sotto delle aspettative e che hanno portato anche Guido Pini a dimettersi dal ruolo di capo delle discipline tecniche. Una decisione presa dallo stesso allenatore italiano, che si è assunto tutte le responsabilità. Un percorso che sembrava essere cominciato nel miglior modo possibile, portando anche Vinatzer sul podio in gigante, ma il flop olimpico è stato veramente pesante ed ora l’Italia dovrà ripartire ancora una volta da zero tra gigante e slalom e con le certezze che sono sempre meno.




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