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Arbitri e Var, la stagione dei veleni e degli alibi

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Urlano tutti, convinti che urlare serva per farsi rispettare. Sicuri che, urlando, si possa ottenere qualche forma di risarcimento a fronte di errori talvolta veri e molto spesso presunti. Tutti contro tutti. Anzi, tutti contro gli arbitri che stanno in mezzo nella loro stagione più difficile, con i vertici dell’associazione decapitati, pochi o nessun amico tra i club (impegnati a fare la gara a chi trova l’alibi più solido per i propri errori) e avviati verso una riforma che è già scritta ma necessita di tempi ragionevoli per diventare operativa. Ovvero, per essere il futuro a partire dalla prossima estate posto che non sarà sufficiente il professionismo per accelerare il lavoro di formazione di un gruppo giovane, inesperto e con un livello medio non eccelso come quello su cui Gianluca Rocchi perde tempo e fiato da cinque anni.

Anche l’ultimo fine settimana della Serie A ha rispettato la trama originale, già vista e rivista in troppe occasioni. Si sono lamentati Napoli e Milan e mentre i campioni d’Italia lo hanno fatto pubblicamente facendo intervenire il direttore sportivo Manna per esprimere indignazione per quanto accaduto a Bergamo (“Non siamo cog…ni” il succo dello sfogo), a Milano l’arrabbiatura è emersa successivamente le parole distensive del vice di Allegri che era squalificato in tribuna dopo il rosso con il Como. Altro match chiuso tra le proteste e con una annunciata telefonata ai “vertici dell’Aia” della quale poco si sa visto che i vertici non ci sono e il designatore Rocchi non parla con le società perché così impone la norma.

Andando per gradi, il Napoli denuncia una serie di episodi che avrebbero condizionato negativamente la stagione. Manna li ha enumerati davanti alle tv omettendo quelli in cui a protestare sono stati gli altri – nessuna novità in questo – e arrivando alla conclusione che “questo non è più calcio” e che i campioni d’Italia sono stati fin troppo in silenzio senza lamentarsi. Sotto accusa l’arbitro Chiffi per il rigore prima concesso e poi revocato ad Hojlund, decisione considerata corretta dai vertici arbitrali, e per l’annullamento del raddoppio di Gutierrez per una decisione di campo ritenuta non la migliore seppure in una dinamica al limite perché la trattenuta c’è e andava solo valutata.

Nulla che autorizzi a gridare allo scandalo, ma ormai si fa a gara ad urlare senza badare alle sfumature di grigio. E’ successo anche a San Siro con nel mirino il gol partita di Troilo del Parma, prima annullato dall’arbitro Piccinini e poi concesso dopo revisione al Var. Episodio molto più complesso di quanto non lo si sia fatto passare e oggetto di riflessione. Due momenti: il presunto blocco di Valenti sul portiere Maignan, che aveva convinto Piccinini ad annullare tutto, e la scalata di Troilo sulle spalle di Bartesaghi.

Fallo? Entrambi, uno dei due o nessuno? Sul blocco c’è una certezza: è una tattica che ormai usano molte squadre, studiata a tavolino, e che non viene considerata irregolare anche se in futuro potrebbe esserlo perché non sfugge come sia una dinamica veramente al limite. Insomma, il Var non ha del tutto sbagliato a richiamare l’attenzione dell’arbitro che aveva valutato falloso quel blocco. Troilo invece salta sulla sua verticale, con le braccia raccolte, e frana su Bartesaghi solo in un secondo momento quando ricade verso terra. Punibile? Più no che sì è la valutazione che di sicuro non farà felici i vertici e i tifosi del Milan e contribuirà ad alimentare la polemica invece che spegnerla.




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