A Ginevra si discute il futuro dell’Ucraina: ecco quali sono i possibili scenari
Il giorno del nuovo round di negoziati tra Stati Uniti, Ucraina e Russia è iniziato con un imponente barrage missilistico russo sulle città ucraine. Colpite la martoriata capitale ucraina, Kiev, e molte altre città, tra cui Kharkhiv, Kryvyi Rih, Poltava e Vinnytsia.
Obiettivi degli attacchi sono stati per l’ennesima volta le infrastrutture energetiche del Paese, già sotto fortissima pressione dopo più di tre mesi di raid aerei russi.
Almeno 25 i feriti, con 16 persone sono rimaste ferite a Kharkiv. Mentre nella città sud-orientale di Zaporizhia sono sette le persone rimaste ferite negli attacchi.
Colloqui a Ginevra
Nelle prossime ore, intanto, all’Hotel Intercontinental di Ginevra si è svolto il nuovo round di negoziati tra le tre delegazioni.
Il capo negoziatore ucraino Rustem Umerov ha incontrato gli inviati statunitense Steve Witkoff e Jared Kushner, in quello che è stato definito un bilaterale preparatorio, come parte dei “preparativi per un incontro trilaterale con la Russia, che riteniamo avrà luogo all’inizio di marzo”, nelle parole di Zelensky.
“Insieme al team economico del governo, lavoreremo a fondo sul pacchetto di prosperità: meccanismi di sostegno economico e di ripresa dell’Ucraina, strumenti per attrarre investimenti e quadri per la cooperazione a lungo termine”, come riferito dal capo negoziatore Umerov.
“Inoltre”, ha concluso Umerov, “discuteremo i preparativi per il prossimo round di negoziati trilaterali con la parte russa: è necessario sincronizzare le posizioni prima di questa fase”
A Ginevra era atteso anche Kirill Dmitriev, rappresentante speciale del Presidente russo per gli investimenti, che che avrebbe dovuto incontrare separatamente Witkoff e Kushner.
Sullo sfondo restano però i nodi irrisolti emersi nelle sessioni precedenti: le richieste russe sui territori occupati, che vedono l’Ucraina rifiutare di ritirarsi dalla piccola porzione di Donbass ancor sotto il suo controllo, la questione della centrale nucleare di Zaporizhia, la più grande d’Europa, occupata da Mosca e sconnessa al sistema energetico di Kiev, e le garanzie di sicurezza per l’Ucraina.
La telefonata tra Trump e Zelensky
Nella notte tra mercoledì e giovedì, Donald Trump e Volodymyr Zelensky si sono sentiti telefonicamente, in quello che è il primo contatto tra i due dal summit di Davos.
La chiamata è arrivata a poche ore dell’astensione americana sulla risoluzione Onu per il cessate il fuoco in Ucraina, e alla vigilia dell’incontro tra il capo negoziatore ucraino Umerov e l’inviato statunitense Witkoff.
Secondo quanto riferito dalla presidenza ucraina, i due leader hanno discusso le questioni che i rispettivi negoziatori affronteranno a Ginevra, ma soprattutto hanno gettato le basi per portare i colloqui dal livello tecnico a quello dei capi di Stato.
Zelensky aveva già dichiarato di aspettarsi che il prossimo incontro trilaterale “offra l’opportunità di portare i colloqui a livello di leader” e che “il presidente Trump sostiene questa sequenza di passi”. Incontro che secondo il leader ucraino è necessario a “risolvere tutte le questioni complesse e delicate e finalmente porre fine alla guerra”.
Mosca frena sull’incontro Putin-Zelensky
La risposta di Mosca, tuttavia, è arrivata puntuale e fredda. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha dichiarato che un incontro tra Russia, Stati Uniti e Ucraina a livello presidenziale è logico solo in una fase conclusiva, per “finalizzare l’accordo”.
In altre parole, i tre presidenti potranno sedersi allo stesso tavolo soltanto per apporre la firma su un’intesa già sostanzialmente negoziata dai rispettivi team. Non prima.
Una fonte vicina al Cremlino ha precisato che “l’unico modo in cui il presidente russo può incontrare un rappresentante della leadership ucraina è firmare un accordo di pace“.
Quanto alla prospettiva di un faccia a faccia bilaterale Putin-Zelensky, Peskov ha espresso scetticismo netto, invitando a ricordare le dichiarazioni pubbliche di Zelensky su ciò che l’Ucraina non accetterà mai (come la cessione del Donbass, voluta invece dal Cremlino) e chiedendo retoricamente come si possa pensare a un vertice in tali condizioni.
Porre fine alla guerra prima delle midterm
Appare chiaro che Donald Trump voglia chiudere la guerra in Ucraina prima delle elezioni di metà mandato, previste per il novembre 2026.
Il presidente americano ha un’agenda in politica estera che intende perseguire entro le elezioni di midterm, Mosca e Kiev, con la loro ostinazione nel mantenere posizioni intransigenti, rappresentano un ostacolo ai piani di The Donald.
Un accordo di pace sarebbe a ragione presentato all’elettorato americano come una vittoria storica, in grado di risollevare l’indice di gradimento del Presidente.
I sondaggi nazionali in vista delle elezioni vedono attualmente i Repubblicani inseguire i Democratici con un distacco di cinque punti per il controllo della Camera dei Rappresentanti.
Trump sa che a novembre rischia di perdere la Camera e che l’effetto primario di tale perdita sarebbe offrirebbe ai dem ghiotte opportunità per mettergli i bastoni tra le ruote.
