L’8 marzo regaliamo libri, non mimose: titoli per una riflessione non omologata sulla questione femminile
In vista dell’8 marzo, giornata dedicata a tutte le donne, vi suggeriamo di regalare, a quelle a cui tenete, invece di un piuttosto abituale e scontato mazzetto di mimose, un bel libro. In questo articolo vi proponiamo alcuni titoli dedicati all’universo femminile.
“Belle ciao!” per capire come Giorgia Meloni ha mandato in tilt il femminismo
Il primo è Belle ciao! di Barbara Saltamartini (Historica, 2025), un agile e ben scritto volume che si propone, come illustrato nel sottotitolo, di spiegare «come Giorgia Meloni e la destra hanno mandato in tilt il femminismo». Partendo dal fatto che la prima donna a guidare l’Italia è una leader di destra e non si dichiara femminista, l’autrice smonta uno ad uno i dogmi del femminismo progressista, raccontando concretamente il cortocircuito che, con la vittoria di Meloni, ha mandato in tilt un sistema culturale in cui si dava per scontato che a parlare a nome delle donne avrebbero dovuto essere solo figure ad esso omologate.
La leader di Fratelli d’Italia, che – ricorda Saltamartini – «non è un’eccezione: è l’epilogo di una genealogia alternativa, quella delle donne di destra tenute ai margini del racconto dominante», scompagina la narrazione femminista, affermandosi grazie ad una leadership femminile forte, identitaria, conservatrice, radicata e popolare.
Ripercorrendo, nei vari capitoli, fatti e situazioni che dimostrano come l’ascesa di una leader di destra, che ha vinto rivendicando maternità, identità e comunità, non è assolutamente un caso, l’autrice nel suo lavoro mette in discussione un’ideologia, quella femminista, che «ha mercificato la libertà e cancellato la differenza sessuale». Il suo, insomma, vuole essere «un grido libero e provocatorio che racconta la fine di un’epoca e l’inizio di un’altra». Perché, si legge nella quarta di copertina, «quando Giorgia Meloni è arrivata a Palazzo Chigi, il copione è saltato. Non la donna del femminismo, ma la donna del popolo».
“Essere donne in un mondo di femministe” per scoprire la militanza femminile a destra
Dell’ascesa di Giorgia Meloni, prima donna premier della storia d’Italia, parla anche Essere donne in un mondo di femministe. La destra e la parità di genere di Cristina Di Giorgi (Idrovolante, 2023). Un saggio uscito non a caso l’8 marzo, che ripercorre la storia della militanza femminile di destra non senza dettagliati riferimenti all’attualità. «Si tratta – spiega l’autrice – di un libro per raccontare a tutti chi sono le donne di destra e per ricordare il loro lungo percorso di militanza, fatto di merito e di affermazione personale e comunitaria». Un percorso che parte da lontano ed è completamente svincolato da quote rosa ed altri elementi che non sono legati al merito e all’impegno militante. Un percorso legato all’evoluzione, a destra, dell’universo femminile in chiave non ideologica. In politica e non solo.
Alla luce della storia di quante, a partire dalla nascita del Msi, hanno scelto di schierarsi, con convinzione, da quella che in molti allora consideravano (e considerano anche oggi) la “parte sbagliata”, anche e forse soprattutto per le donne, Di Giorgi nel suo libro spiega come invece la destra ha dimostrato di avere le carte in regola per far emergere figure femminili di valore. Non solo: quanto al tema della “parità di genere”, si è dimostrata ben più incisiva rispetto all’ultraprogressismo di sinistra e al femminismo tossico: l’insediamento di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi lo dimostra senza ombra di dubbio.
“L’altro femminismo” per la libertà di essere sé stesse
Esiste un “femminismo di destra” in grado di dire concretamente la sua nella battaglia per l’affermazione dell’universo femminile in ogni settore della vita quotidiana? Se lo sono chiesto un gruppo di donne agguerrite e preparate, riunitesi a Roma per un convegno sul tema. Gli atti di quell’incontro, a cura di Annalisa Terranova e Cristina Di Giorgi, sono diventati un libro: L’altro femminismo. Spunti di riflessione per un nuovo percorso al femminile (Eclettica, 2025).
Dai vari interventi al citato e molto partecipato appuntamento «è emersa la voglia di uscire dagli schemi di un certo tipo di femminismo ideologico per dare vita ad un percorso che coinvolga tutti coloro che intendono, culturalmente e concretamente, contribuire alla conquista, per quante più donne possibile, della libertà di essere sé stesse», si legge nella scheda editoriale.
La prospettiva del progetto e del percorso che le partecipanti intendono portare avanti emerge chiaramente dalle parole che Arianna Meloni scrive nella prefazione: «Oggi quando si parla di parità di genere ci si riferisce alle donne, al loro diritto ad avere pari condizioni di partenza rispetto agli uomini. Il tema a mio avviso va inquadrato nella cornice più generale del concetto di equità: mettere tutti – donne, uomini, ricchi, poveri, disabili e minoranze discriminate – nella stessa identica condizione di esprimere il proprio talento, di avere la possibilità di liberare le proprie energie». Dunque lavorare, tutti, per una società fondata sul merito, che metta chiunque in grado di affermarsi attraverso una competizione sana e rispettosa delle regole. Questo comunque non esclude il tema della politica per le donne, «che deve rivolgersi ai problemi di tutte», scrive ancora Arianna Meloni. Che conclude: «Abbiamo rotto il tetto di cristallo? Sì, ne abbiamo rotti tanti, ma il lavoro non è finito. C’è ancora tanto da fare».
“Quel che resta del femminismo” per resistere all’attacco della cultura woke
L’ultimo titolo di questa nostra breve rassegna dedicata alle donne è Quel che resta del femminismo, curato da Lucetta Scaraffia e Anna Paola Concia (Liberilibri, 2025). Si tratta di un’interessantissima raccolta di saggi, presentati come interventi al convegno “I femminismi di fronte alla cultura woke”, tenutosi a Roma l’8 marzo 2025. Come spiegato nella quarta di copertina, «in questi ultimi anni l’emergere della cultura woke, condivisa soprattutto dalle giovani generazioni, ha creato profonde spaccature nel femminismo italiano e non solo. Di fatto, si sta tentando di cancellare l’esistenza di una identità femminile, quella che è sempre stata alla base delle rivendicazioni dei movimenti femministi, per sostituirla con identità neutre».
Da qui la necessità, per organizzatori e partecipanti al convegno, di affrontare, alla luce delle critiche al femminismo, «un ripensamento teorico sulla profondità del cambiamento in atto e sulle prospettive future». Ripensamento che passa attraverso diverse questioni, trattate nei singoli interventi: tra esse violenza sulle donne, trasformazione del linguaggio, sopravvivenza del patriarcato, maternità surrogata. Temi affrontati «da punti di vista diversi tra loro, ma che concordano nella necessità di difendere e valorizzare le caratteristiche fondative del femminismo e l’esistenza di una specificità femminile legata alla capacità riproduttiva».
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