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Sanremo 2026 | Mi aspettavo la vittoria di Fedez-Masini, Sal da Vinci si riscatta. Certi brani ancora mi urtano

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Venti di guerra sporcano la leggerezza di quella che doveva essere solo una festa, la grande festa della musica italiana e dei gusti degli italiani, di tutte le età e generi. Invece, i conduttori e il direttore artistico devono aggiustare il tiro, cominciando la serata con delle riflessioni affidate a Giorgia Cardinaletti — che per mestiere annuncia il telegiornale — e poi appunto a Carlo Conti e Laura Pausini. Si volta pagina dopo un attimo: show must go on.

Ripercorro le canzoni con aria rilassata e orecchie pronte a cogliere, stasera, le parole di quanto cantano, con più o meno perizia, tutti i concorrenti in gara. E perciò sono pronta ad ascoltare, come mi ha spronato più volte a fare in questi giorni il mio vicino, il testo molto commovente di Stella stellina. Purtroppo, però, ha una melodia che proprio mi urta e che non mi fa apprezzare la profondità dell’ingiustizia e dello strazio raccontate in quelle parole. Devo dire che è quasi un’eccezione, visto che in ogni edizione, man mano che passano i giorni, finisco per trovare gradevoli anche canzoni che normalmente non ascolterei nemmeno sotto tortura.

Durante la diretta, Carlo Conti annuncia chi sarà il prossimo direttore artistico e conduttore dell’edizione 2027 del Festival di Sanremo, passando il testimone a Stefano De Martino, presente tra il pubblico (aveva ragione la signora delle zucchine di cui ho riferito giorni fa, anche se gli aveva storpiato il cognome). Mi rallegro dei due premi, Tim e Sala Stampa “Lucio Dalla”, assegnati a Serena Brancale, che traghetta il suo dolore attraverso la perfezione tecnica della sua esecuzione. Sono felice che il successo di Ditonellapiaga in questa edizione venga consolidato, dopo il primo posto della serata cover, anche dal terzo posto del Festival e dal premio “Giancarlo Bigazzi” per la miglior composizione musicale assegnato dall’orchestra.

Analizzando al volo la classifica, trovo abbastanza equilibrate le posizioni dal quinto al decimo posto, mentre — mi dispiace davvero — Levante e Malika Ayane avrebbero meritato sicuramente di stare più in alto. Per non parlare di Maria Antonietta e Colombre, Dargen D’Amico e Mara Sattei, che trovo troppo in fondo alla classifica. Per quanto riguarda ancora il podio, è un mio limite, ma davvero mi ha sorpreso il secondo posto di Sayf. Forse non mi sono arrivati a sufficienza gli spot sociali di cui è pervaso il suo testo.

E veniamo al primo posto, assegnato a Sal Da Vinci. Devo dire che fino alla fine ho pensato che la vittoria sarebbe stata di Fedez e Masini, che comunque ricevono il premio “Sergio Bardotti” per il miglior testo. Male necessario, intanto, mi convince definitivamente: è una di quelle canzoni che, quando le radio trasmetteranno a palla mentre sono in macchina, non mi costringerà a cambiare stazione. Dicevo, dunque, che il primo premio è di Sal Da Vinci che piange come un bambino, in ginocchio davanti al pubblico, sinceramente grato, vivendo questa vittoria forse come un riscatto, alla faccia dei criticoni rosiconi che nel corso delle serate lo hanno demolito. Ha vinto il messaggio di un amore per sempre, consacrato a Dio. Impossibile non pensare a Raf, che pure ha portato un messaggio analogo con Ora e per sempre, arrivando però solo al diciottesimo posto.

Durante la conferenza stampa della serata finale, a chi gli ha chiesto cosa ci fosse di cristiano in questo Festival, Carlo Conti aveva risposto: “Tutto, spero tutto”. E così è stato.

Prima dell’ultima esibizione di Sal Da Vinci, buio in sala, qualcuno grida: “Sei l’orgoglio di Napoli, Sal!”.
Mi fermo. Abbandono le sensazioni colte a caldo in questi giorni di troppi ascolti, i più svariati, non per forza congeniali ai miei gusti personali, lasciandovi con la domanda che pongo a me stessa, se gli interventi del professore Vincenzo Schettini e di Gino Cecchettin riguardanti rispettivamente le dipendenze giovanili e i femminicidi, date le cronache dei nostri giorni, non avrebbero meritato un orario diverso in scaletta.

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